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Jazz Recensioni ARTISTI VARI - Billy Strayhorn: Lush Life (Blue Note 2007)
 

ARTISTI VARI - Billy Strayhorn: Lush Life (Blue Note 2007) Hot

ImageColonna sonora di un film-documentario di 90 minuti che molto probabilmente in Italia non vedremo mai, “Billy Strayhorn: Lush Life” è un’ottima occasione per accendere i riflettori su uno dei più misconosciuti geni del jazz. Nato a Dayton, Ohio, nel 1915, a soli ventiquattro anni si unisce all’orchestra di Duke Ellington per restarvi, autentico alter-ego musicale del ‘Duca’, fino alla sua morte per cancro nel 1967. Difficile capire dove finiva il lavoro di uno e dove iniziava quello dell’altro, anche se la gloria e la fama, almeno per i non addetti ai lavori, furono sempre tutti per Ellington che pure ne riconobbe sempre l’importanza e la grandezza. Il suo nome appare in alcune tra le più belle composizioni ("Chelsea Bridge" "Day Dream" "Johnny Come Lately" "Rain-check” e "Clementine", "Take the A Train", "Lotus Blossom") e praticamente in tutte le più importanti suite di Ellington ("Such Sweet Thunder", "Nutcracker Suite", "Peer Gynt Suite") comprese la "Queen's Suite" in onore della regina Elizabeth e in "Jump for Joy" e "My People", scritte rispettivamente nel 1950 e nel 1963 per celebrare le lotte del popolo nero. Per la realizzazione del commento musicale al film la Blue Note ha messo a disposizione alcuni ‘gioielli’ della sua scuderia: il pianista Bill Charlap che apre con una scintillante esecuzione di “Fantastic Rhythm” ed esegue anche la classicheggiante “Valse”; il sassofonista Joe Lovano che insieme a Hank Jones al pianoforte, George Mraz al basso e Paul Motian alla batteria si cimenta in “Rain Check”, “Johnny Come Lately”, Chelsea Bridge” e “Lotus Blossom”. La cantante Dianne Reeves che esegue “Lush Life”, in duo con il chitarrista Russell Malone e “Something to Live For”, “Day Dream”, “My Little Brown Book”, “The Flowers Die of Love” e “So This Is Love” in quartetto. Una citazione a parte meritano il piano-solo di Hank Jones in “Satin Doll” e soprattutto la rilettura di Elvis Costello dell’ultima composizione di Strayhorn, “Blood Count”, composta in ospedale poco prima della sua scomparsa; Costello vi ha aggiunto un testo e ha re-intitolato il brano “My Flame Burns Blue”. Il disco scorre piacevole, ma una certa propensione alla ‘didascalia’ (e trattandosi di una colonna sonora forse non poteva essere diversamente) non permette alla musica eseguita di andare al di là di una corretta rilettura. In alternativa vi consigliamo due dischi che confermeranno la grandezza di Strayorhn: il commosso omaggio di Ellington e della sua orchestra in "And His Mother Called Him Bill", pubblicato subito dopo la scomparsa dell’amico (incisione Fantasy di facile reperibilità) e il bellissimo tributo del 1991 di Joe Henderson, “Lush life” insieme a Wynton Marsalis, Stephen Scott, Christian McBride e Gregory Hutchinson. (Danilo Di Termini)
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