Evidentemente la casa discografica crede molto in questa italiana 'emigrata' negli States, se sui maggiori quotidiani nazionali questo terzo disco è pubblicizzato in pompa magna. Peccato che a tale sforzo comunicativo non corrisponda un adeguato contenuto, né in senso prettamente jazz o ‘brasil’ (una fusione da cui la Civello era effettivamente partita con il suo riuscito esordio, “Last quarter moon”, ribadita dal nuovo titolo, la distanza in linea d'aria che congiunge New York e Rio), né in direzione più pop commerciale (dove, a quanto pare, vorrebbe andare). Nonostante i musicisti coinvolti - Marc Ribot, Anat Cohen, Jaques Morelenbaum - le canzoni non destano alcun interesse, con una doverosa segnalazione negativa per l’apertura di “8 storie” che indispone all’ascolto. Peccato. (Danilo Di Termini)
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