Ci sono musicisti, nel frastagliato contorno della Penisola del jazz italiano, che sembrano quasi lavorare nell'ombra. I colleghi li adorano e son sempre disponibili a mettersi a loro servizio, i critici non li notano, concentrati come sono sui soliti dieci noti, il pubblico men che meno. A meno qualcuno, a forza, te li faccia notare. Qui si narrano le splendide gesta musicali di Francesco Maccianti, un signore grande come una montagna, che quando appoggia le dita sui tasti del pianoforte fa scaturire scintille e petali profumati assieme. E' attivo da quasi un trentennio: tanto studio e composizione, pochi dischi meditati. Scrive temi memorabili che sembrano racchiudere la danzante assertività di un Abdullah Ibrahim e le piccole malinconie raviane, non va a mestare nel solito hard bop travestito e rivisto. Imposta gli accordi con un voicing lirico e potente al contempo, sa scegliersi compagni d'eccellenza. Qui trovate un colossale Pietro Tonolo ai sassofoni, la batteria perfetta di Eliot Zigmund, il basso infinitamente risonante di Ares Tavolazzi. Non lasciate che tanta bellezza passi inosservata. (Guido Festinese)
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FRANCESCO MACCIANTI QUARTET - Passo a due
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