RESISTENZE MUSICALI
Giancarlo Balduzzi non è soltanto il gestore di un negozio di dischi ancora abbastanza artigianale e “amico”, nonostante diktat economici e rincari inevitabili: “rischia”- forte di una buona e forte esposizione massmediatica - di diventare un segnale forte di resistenza alle grandi catene di distribuzione libraria, musicale e audiovisiva (e non solo: pensate a quella alimentare o a quella legata all’intrattenimento in genere…) che hanno oramai appiattito il mercato della cultura in questo mondo. Il suo Disco Club si trova nel centro di Genova, vicinissimo alla stazione ferroviaria di Brignole, e vanta una storia piuttosto tenace: quella di un appassionato che tenta di coniugare il suo amore per il rock con il vile commercio e riesce a resistere all’ecatombe delle vendite, alla morte del vinile e all’avvento degli ipermercati del disco, mentre intorno a lui altri punti di ritrovo storici chiudono e i loro ammiratori si ritrovano a fare da commessi nel megastore di turno. La visita- entusiastica- di Nick Hornby a Disco Club è stata davvero un momento confortante per chi apprezza un certo tipo di attitudine musicale.
Qual è la storia del tuo negozio?
Disco Club è nato il 3 dicembre del 1965. Inizialmente ero un semplice cliente, poi ho cominciato ad aiutare il proprietario originario, a curare una rivistina che si chiamava Pop Records: da semplice bollettino che doveva essere, dal ’73 al ’75 è diventata una realtà scritta importante, distribuita nelle edicole della città e con contributi di personaggi come Enrico Ghezzi o Flavio Brighenti.
Da questo sei passato alla gestione vera e propria del negozio.
Pensa che qui ho pure incontrato mia moglie. Che ci lavorava…Nel ’76 mi sono sposato e per un po’ sono rimasto “lontano”. Nell’83 mi hanno proposto di rilevare tutto e ho preso la decisione, diciamo così, della mia vita. Mi sono licenziato dal mio lavoro in banca e si può dire che ho cambiato, nel bene e nel male, vita.
Una vita in cui la precarietà, oramai, è di rigore
L’avvento del cd è stata la prima pugnalata. Dopo il 1987, dopo anni in cui i clienti erano ancora numerosi e “motivati”, sono cominciati i primi problemi con il magazzino, con i vinili che rimanevano invenduti da un giorno all’altro. Cose economicamente disastrose: 300 milioni di archivio che non si riuscivano più a vendere, improvvisamente. Moltissimi altro nomi storici della “Genova dei dischi” hanno cominciato a soffrire allora e poi sono, quasi tutti, scomparsi. La concorrenza delle prime catene ha fatto il resto.
C’è pure stato un progressivo spostamento di interesse, fra i giovani, verso cose diverse dalla musica.
Il nuovo supporto è meno bello dell’LP, non c’è nulla da fare, è meno collezionabile. È diventato meno intrigante il rito dell’acquisto, si sono aggiunte mille cose distraesti: sono cambiati i modi di vita, ci sono tanti altri oggetti, dal telefonino in avanti, che hanno frastornato e spento la passione di un tempo.
Come sei riuscito a sopravvivere fino a ora, nonostante una crisi ce sembra inarrestabile?
Mi hanno aiutato diversi amici, nei momenti più bui, gli stessi acquirenti più fedeli sono stati preziosi. Poi, piuttosto che pretendere di fare concorrenza alle catene di cui si diceva, cosa impossibile, stiamo battendo un altro territorio: quello delle produzioni specializzate, unica via alla sopravvivenza. Dopo la batosta dell’arrivo di Fnac a Genova, stiamo rivedendo la luce. Per il futuro speriamo anche in investimenti più sensati da parte delle grandi case discografiche. (Jacopo Barozzi)





