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Sanremo 2026 Sanremo 2026

festival-di-sanremo-2026-coverSanremo 2026 – Prima Serata

E rieccoci qui, dopo aver saltato un anno per ricaricare le batterie.
(Tra parentesi: l'unico anno che non ho commentato Sanremo ne sono usciti due artisti che abbiamo PERSINO venduto in negozio: Olly e – soprattutto – Lucio Corsi. Sarà un segno che devo astenermi?)
Saltiamo a piè pari le consuete polemiche presanremesi (Pucci sì, Pucci no, Pucci boh, TonyPitony - che scandalo, signora mia – Morgan che fa Morgan...) ed andiamo dritti alla fredda cronaca.
La conduzione: Carlo Conti e la Pausini filano lisci e senza intoppi. La Pausini non l'ho mai digerita, ma – al netto delle simpatie personali – mi è sembrata funzionale e tanto basta. Can Yaman pure. Momenti comici della serata (imitazione della Pausini) pochi e da dimenticare.
Gli ospiti: Tanti, ma non esagerati. Si parte con Olly, venuto a bullarsi dei suoi 1600000 dischi di platino virtuali e a passare idealmente il testimone al prossimo campione, e si continua con Can Yaman, ovverosia il 'nuovo' Sandokan. Tra l'altro è venuto fuori che si pronuncia Gian, probabile tributo al Balduzzi patron di Disco Club (che da oggi ritroverete in negozio, occhio alle espulsioni). A un certo punto è comparso anche Kabir Bedi, ma chi sperava in un duello a colpi di sciabola è rimasto deluso. Altri ospiti musicali: Tiziano Ferro, che mi è apparso decisamente fuori forma (vocalmente e no), una Gaia sommersa dall'autotune e un abominevole Max Pezzali in playback con sullo sfondo due di picche di gommapiuma e un'atmosfera a metà tra il villaggio vacanze e il vecchio Drive-In. E ce lo beccheremo tutte le sere, se non ho capito male.
E finalmente
I Cantanti in Gara:


1. Ditonellapiaga con Che fastidio! si presenta con un pezzo dance ritmatissimo, anche vocalmente. Ovvio che non si capisca un tubo del testo. Lei ha un abito con minigonna a sbuffo con strascico portata SOPRA una maglietta bianca con scritto 'Che fastidio!'. Dietro un corpo di ballo femminile in giacca e cravatta. Può funzionare, ma non a Sanremo.
2. Michele Bravi con Prima o poi. Porta una canzone d'amore alla Michele Bravi, vestito in gessato a quadroni doppiopetto e un non so che di Santandrea (quello della Fenice). Ha una linea melodica più mossa del solito e la affronta con il suo caratteristico stile vocale, rasentando a tratti l'autoparodia. Piacerà ai fan di Michele Bravi (e a non molti altri).
3. Sayf con Tu mi piaci tanto. Da Genova, con dread e doppiopetto gessato marrone (stile che evidentemente va un casino quest'anno). Il pezzo, dal testo non disprezzabile, sembra un po' una roba che poteva fare Silvestri e frana un po' nel ritornello semplice-semplice autotunnato. Che forse potrebbe essere la sua forza, vai a vedere.
4. Mara Sattei con Le cose che non sai di me. Abito nero da sera vellutoso con gonna larga e faccia da cosplayer di Chiara Ferragni. Volevate una canzone da Sanremo classica? Eccola qui, compresa di azzardi vocali che nemmeno lei riesce a fare del tutto. Un delirio da cantare, il che non implica che sia un bel pezzo. Anzi. A un certo punto partono anche gli archi di Strawberry Fields, se non ho sentito male.
5. Dargen D'Amico con AI AI. Chi si aspettava una feroce critica all'uso smodato dell'intelligenza artificiale nell'arte resterà deluso. Dargen, vestito con una fantasia di mattoni che sembra una di quelle cose che ordino per errore su Temu e occhiali da mosca, porta invece una boutade disco rap che poteva fare Er Piotta vent'anni fa. Delusi?
6. Arisa con Magica favola. Vestita con una roba lunga e bianca con pendenti da lampadario (non scherzo) canta una canzone tutta trilli che sale continuamente e che sembra un mischione tra una canzone delle Principesse Disney e Puccini. Il testo invece è autobiografico, forse troppo.
7. Luchè con Labirinto. Abbronzato come Carlo Conti, pettinato come l'Eminem dei tempi d'oro. Fa il suo nelle parti rappate (e ci mancherebbe pure) è abbastanza abominevole in quelle cantate (nel ritornello è vistosamente doppiato dal coro, e non ne esce bene manco lì). Mah.
8. Tommaso Paradiso con I romantici. L'ex TheGiornalista (che fine avranno fatto gli altri due TheGiornalisti?), giacca con spalline e braghe a vita alta, si presenta nel solito trionfo di autocompiacimento artistico. Vocalmente è discutibile (ed è fuori tempo spesso) ma il pezzo mi ha fatto meno cagare del previsto. Segno che mi sto lentamente rimbecillendo (secondo alcuni non lentamente).
9. Elettra Lamborghini con Voilà. L'Elettra nazionale si conferma regina del kitsch, presentandosi con un pezzo talmente trash che non ci si crede. Al grido di 'Viva viva viva la Carrà' si circonda di ballerini ambosessi con piume e ansima rime come pois, chic, hard. Inno al disimpegno o puttanata senza redenzione? Ai posteri l'ardua sentenza.
10. Patty Pravo con Opera. E' talmente tirata in volto che a tratti sembra strabica (edit: la mia è solo maldicenza, visto che Patty Pravo nega ogni intervento di chirurgia estetica) ma vocalmente fa ancora la sua figura, a patto di non fare paragoni con le performance di mezzo secolo fa. Una ventata di classicismo, per accontentare gli spettatori più tradizionalisti.
11. Samurai Jay con Ossessione. Uno dei (non molti) cantanti che non avevo mai sentito nominare prima del proclama dei big di Sanremo. Se la balla con sorriso smargiasso e treccine, con tanto di due tipi vestiti da apache francesi e quattro ragazze in canotta ad accompagnarlo. Sembra un pezzo che potrebbe fare Mahmood se gli prendesse la sbornia latina, ed è la dimostrazione che l'autotune non basta a cantare intonati.
12. Raf con Ora e per sempre – ha gli occhi rossi, e in generale non una bella cera. Canta un pezzo tipo Sanremo anni '80, con un testo che sembra un cut-up Burroughsiano di altre canzoni d'amore random. E' vero che ha quasi 70 anni, ma comunque non benissimo.
13. J-Ax con Italia Starter Pack. Dopo la svolta punk J-Ax tenta la svolta country: mise da cowboy di Las Vegas, banjo, violino e ragazze pon pon (non molto Nashville) sul palco. Non pervenuta invece l'intonazione. Bella la citazione di Samarcanda, temo non voluta.
14. Fulminacci con Stupida sfortuna. Anche lui in doppiopetto, ma grigio. Non fa il pezzo che mi aspettavo, ma una roba più piaciona e sanremese, con iterazione delle parole del titolo (Stupida, stupida, stupida sfortuuuna...). Decisamente più ruffiana di Santa Marinella, probabilmente non a caso. Piacerà.
15. Levante con Sei tu. Tornata ad un aspetto più convenzionale (dopo il look alieno dello scorso Sanremo) canta bene un suo pezzo abbastanza ostico. Lei ha personalità, ma il brano è spinoso. Da risentire.
16. Fedez & Marco Masini con Male necessario. Entrambi funerei in nero, si esibiscono con l'occhio di Sauron alle spalle. Fedez risulta stranamente convincente nelle parti cantate (un mezzo miracolo, viste le precedenti esperienze Sanremesi), Masini fa Masini (quindi mi fa cagare, ma ovviamente fa il suo). Applausi a scena aperta, probabile pezzo da podio.
17. Ermal Meta con Stella stellina. Un pezzo dal sapore mediorentale e dalla melodia un po' anni '60 che parla di una bimba morta a Gaza. Lui canta bene, in vestaglia color Big Babol. Il brano, messaggio a parte, non sembra irresistibile.
18. Serena Brancale con Qui con me. Si torna al Sanremo più classico, quello dei lentoni strappalacrime. Questo è dedicato alla madre scomparsa e mi è sembrato di una bruttezza rara, tutto vocalizzi a caso e pathos debordante. La preferivo quando faceva quella roba da sagra tipo l'anno scorso. Al pubblico ovviamente è piaciuta a stecca. Ah, tra gli autori figura anche il mitico FIAT 131, che non so chi sia ma che è chiaramente un idolo.
19. Nayt con Prima che. Pallido e con baffi da tredicenne, Nayt si esibisce nell'unica canzone (sinora) rappata dall'inzio alla fine, con scarse concessioni alla melodia. E' un bene? Boh.
20. Malika Ayane con Animali notturni. Confesso un debole difficilmente spiegabile per Malika Ayane. Invece della ballata che tutti si aspettavano si presenta con un pezzo più movimentato, con un arrangiamento che sa di pop disco anni '70. Non mi piace.
21. Eddie Brock con Avvoltoi. Non sapevo cosa aspettarmi da Eddie Brock (speravo venisse travestito da Venom, come il nome imponeva). E' venuto fuori che è un buzzurro col pelo di fuori che urla sguaiatamente tutto il tempo. O è stonato lui o la chitarra solista. Decidete voi.
22. Sal Da Vinci con Per sempre sì. Ed è arrivato il turno della risposta del 2026 a Julio Iglesias, ovverosia Sal Da Vinci. Tremendo quanto temevo, e neanche così impeccabile.
23. Enrico Nigiotti con Ogni volta che non so volare. Un altro di quelli che compaiono a Sanremo ogni tot anni e che non inquadro mai bene. Ha la faccia da surfer impenitente che ora invece è maturato e fa una cosa tutta parlata con grande esplosione dinamica sul finale. Sullo sfondo orologi. Non so.
24. Tredici Pietro con Uomo che cade. Figlio d'arte (suo padre è Gianni Morandi, che si è sparato un festival ancora pochi anni fa) con il doppiopetto ormai di rigore. Funestato da un errore tecnico, quando riesce finalmente a cantare mette i brividi, ma non per la ragione giusta. E il pezzo mi sembra proprio bruttino.
25. Chiello con Ti penso sempre. Era quello che aspettavo con più ansia, e ovviamente non mi ha deluso. Saltella impavido giù per le scale, cazzeggia sciallo col microfono. Ha i capelli da gatto di un cartone animato, la casacca dei Cyborg 009 ma in nero, le scarpe col tacco del batterista di James Brown (quello del negozio, ovviamente) e fa dell'afonia perniciosa una forma d'arte. Morgan, non sai cosa ti sei perso. Non credo potrà arrivare molto in alto, ma lasciatemi sognare.
26. Bambole di Pezza con Resta con me. 'La prima rock band al femminile a esibirsi sul palco del Festival di Sanremo'. Tutti si aspettavano una roba punketta, come da tradizione. Invece si sono presentate con un pezzo che sembra uno scarto di Renga o simili. 'Il rock è donna!'. Può essere, ma non ne farei una questione di quote rosa... Bocciate.
27. Maria Antonietta & Colombre con La felicità e basta – E' l'una passata e comincio ad essere parecchio bollito. Di Maria Antonietta ho addirittura un paio di dischi, Colombre non so chi sia. Il pezzo è una cosa buffa dal sapore retro, cantato quasi tutto all'unisono. Simpatico, ma probabilmente non molto di più.
28. Leo Gassmann con Naturale. Si torna ai figli (e pure nipoti, in questo caso) d'arte. Leo Gassman mi è sempre sembrato una sòla e stasera si dimostra imbarazzante come al solito. Sussurra roco come al solito e quando non parla è stonato come pochi. Piace alle donne, beato lui.
29. Francesco Renga con Il meglio di me. Renga, un po' imbolsito ma ragionevolmente in forma rispetto a quanto visto nel recente passato, fa ESATTAMENTE il pezzo che vi aspettate. Proprio quello. Se vi basta, accomodatevi.
30. LDA & Aka7even con Poesie clandestine. La gara finisce con l'ultimo figlio d'arte della kermesse, in questo caso LDA (che è nientemeno che il figlio di Gigi D'Alessio) in coppia con AKA7even. Tornano i ballerini, tornano i ritmi latini, torna la Napoli che si canta spesso a Sanremo. Sarà che è tardissimo, ma il brano mi è sembrato veramente anonimo.

Stasera votava solo la Sala Stampa e alla fine ci hanno detto i 5 più votati, in nessun ordine particolare.
Sono: Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga e la coppia Fedez-Masini.
Sorpresi? A me un paio di nomi non tornano, ma mica ero in sala stampa, io.
Alcune considerazioni finali: so che si dice tutti gli anni, ma quest'anno in particolare i pezzi mi sono sembrati particolarmente mediocri. Magari a risentirli cambio idea, ma non sono molto speranzoso. E i vestiti? Me li studio sempre (in onore di mia madre, buonanima) ma erano veramente loffi. Speriamo nel domani (vale sempre, non solo per Sanremo).
Ci vediamo in negozio,
Dario

 

 

 

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