Tra i super-gruppi della musica afro-americana vi è senz’altro questo, che vedeva insieme salire sul palco, oltre al gigantesco Muddy Waters, i chitarristi Johnny Winter e Bob Margolin, l’armonicista James Cotton, il pianista Pinetop Perkins, il batterista Willie “Big Eyes” Smith e il bassista Charles Calmese: probabilmente quanto di meglio il blues elettrico abbia mai offerto; un ensemble dall’aura mitologica, un punto di riferimento per tutti gli appassionati di blues e per le successive generazioni di musicisti. Il disco in questione fotografa il gruppo nell’epocale tour del ’77, quello che segue e promuove l’incisione del celebre Hard Again, il lavoro della resurrezione per Muddy Waters che gli valse il Grammy Award e che segnò il suo passaggio dalla Chess Records alla Blues Sky dell’amico Johnny Winter. Proprio il brillante chitarrista texano albino figura come produttore di Hard Again e sarà lui, grazie ad una spiccata vena hard-rock oltre che blues, che di lì in poi aggiungerà demiurgicamente nuova linfa alla fangosa, ma forse a quel punto troppo impantanata, musica del grande bluesman del Mississippi.
Il live documenta, e per la prima volta, l’eccezionale stato di forma della band, il raro affiatamento tra i musicisti, la solidale distribuzione dei compiti. Muddy Waters guida ed è guidato, il gruppo lo coccola e lo sostiene e a turno ciascuno è perfettamente in grado di prendere in mano le redini della scena. Il repertorio è di quelli classici, da Can’t Be Satisfied, a Caledonia, da Got My Mojo Workin’ a Mama Talk To Your Daughter del trascurato J.B. Lenoir fino a Love Her With A Feeling, vecchio brano del chitarrista Lowell Fulson, altro grande della storia del blues finito un po’ nel dimenticatoio. Che questa uscita discografica sia, quindi, ennesimo argine a quel colpevole oblio che troppo spesso ci fa dimenticare la lezione viva dei maestri. (Marco Maiocco)
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