Strano un disco così poco mosso da parte di un gruppo in rapido movimento verso la notorietà come gli Elbow. Forse però si tratta di staticità solo apparente visto che pezzi come The Birds oppure Open Arms crescono a poco a poco con cadenze (e supporto vocale) da inno. Inno da piccola chiesa piuttosto che da stadio e questa è una scelta coraggiosa per il quintetto di Manchester che si appresta a suonare dal vivo in spazi piuttosto ampi. E’ comunque probabile si tratti di una scelta vincente: con le sue canzoni lente ma ben strutturate, gli arrangiamenti gentili costruiti sul pianoforte più che sulle chitarre e i testi carichi di nostalgia Build A Rocket, Boys! dovrebbe piacere parecchio ai fan di Radiohead e Coldplay e a molto pubblico ‘adulto’, oltre ovviamente a chi ha sempre apprezzato la voce amichevole e suadente di Guy Garvey. Però un pezzo appena appena svelto… (Antonio Vivaldi)
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