È utile, per farsi notare, lanciare occhiate a uno stile definito. Quello che tutti i musicisti sulla carta temono (essere “inscatolati”) torna spesso comodo per essere scelti/ricordati quando, esordienti, ci si affaccia sul mercato della musica. Zach Condon (ossia Beirut) lo sa. I dischi precedenti avevano coordinate precise accanto a un evidente talento per la scrittura: la musica dei Balcani per l’esordio, quella della Vecchia Europa per il seguito, il Messico e il pop elettronico per due EP.. Con The Rip Tide, Zach toglie la sicura. E semplicemente scrive canoni pop. Bellissime, concise, arrangiate con sapienza e fantasia (fiati, archi, pianoforte). Questo è un disco compatto, gioioso e malinconico insieme come sa essere la canzone intesa in senso tradizionale. A qualcuno andrà di traverso, questa nuova morbidezza. Ma è il suono di Zach che diventa grande. (Marco Sideri)








