Sonorità indies, un amore mai sopito la musica delle radici e, dato quanto mai significativo, un capacità quasi sbalorditiva di cogliere ogni suggestione musicale e di tradurla in qualcosa di personale e interessante. Gli elementi che convergono, con armoniosa efficacia, nella musica degli Avett Brothers, sono svariati. Il sesto album della band del North Carolina, prodotto da Rick Rubin, si apre su vasti orizzonti sonori, dai quali è possibile scorgere I Jayhawks, Ron Sexton, Waylon Jennings e, ad osservare con attenzione, perfino l’inquieta figura di Townes Van Zandt. Il tutto si riflette con chiarezza in ballate come February Seven e Written in My Heart, tra le più toccanti e suggestive dell’album. Il banjio riporta alla luce le sonorità folk care alla band (Live and Die e Life) e non mancano rapide e schiette incursioni in territori pop (Pretty Girl from Michigan). The Carpenter è un lavoro intrigante e ricco di appeal, in grado di catturare l’attenzione di chi è legato al passato ma ha sempre uno sguardo attento sul futuro. (Ida Tiberio)






