Nato scozzese, ma di origini irlandesi, Tony McManus è da tempo riconosciuto come uno dei chitarristi più valenti della nuova scena popular britannica, da molti considerato (e non a torto) come il vero successore del grande John Renbourn, l'erede (forse più dal punto di vista tecnico stilistico che spirituale e culturale) della sua straordinaria ricerca e della sua preziosa lezione. Una lezione che è stata capace di custodire ancestrali reminescenze sonore, di reinventare la circolarità "druidica" della musica di tradizione britannica, e al contempo di aprirsi al mondo, alla sperimentazione, alla contaminazione con altre culture musicali; e che era stata messa in moto, misteriosamente oppure no (perché tutto deriva dall'Africa), dall'illuminante ascolto del blues rurale, il blues del sud e del sud-est in particolare, importato dagli Stati Uniti in Inghilterra, a partire dalla metà degli anni '50 del secolo scorso. McManus, in realtà, raggiunge livelli di controllo, padronanza tecnica e raffinatezza, addirittura superiori a quelli di Renbourn, spesso dimostrando, anche inconsciamente, d'essere vero trait d'union tra una colta musica britannica d'epoca rinascimentale e barocca e il british folk revival di XX e XXI secolo, il cui legame con una musica più matura e antica, che da radici più profonde non si era ancora allontanata (come in qualche modo avverrà in epoca classica e romantica sul territorio continentale), intrisa com'era di danze e balli popolari trasfigurati, è sempre rimasto carsicamente sotto traccia. A dimostrazione di quanto i confini tra i due mondi siano sfumati, in quest'ultimo lavoro (intitolato, appunto, "Mysterious Boundaries") McManus si cimenta, a suo dire in modo poco ortodosso (ma non credetegli), con un repertorio sostanzialmente barocco e bachiano, con in primo piano straordinarie composizioni come l'allemanda dalla "Partita n.2 per violino solo in Re minore", l'aria e la prima variazione dalle celeberrime "Variazioni Goldberg", e soprattutto la "monumentale" ciaccona ancora appartenente alla "Partita n.2 per violino solo in Re minore", il vero cuore di questo (a tratti) strabiliante lavoro, assoluta prova di coraggio, virtuosismo e abilità. Ad aprire e chiudere il discorso musicale un delicato e divertito "intervallo" di François Couperin dal titolo indicativo, di nuovo quasi programmatico rispetto alle considerazioni fin qui effettuate, "Les Barricades Mystérieuses", che Couperin scelse forse per descrivere lo sguardo fascinoso e discreto di una donna amata, oppure per rappresentare le particolari sospensioni armoniche che caratterizzano questo brano, in seconda battuta ripreso alla tiorba, il liuto barocco. Il tocco di McManus si conferma impeccabile, eccezionale la precisione e la pulizia dei suoi passaggi, interessante il suo uso degli armonici, anche tenendo più linee contemporaneamente, in un mirabolante finger picking contrappuntistico, che spesso sembra riprodurre lo staccato e il pizzicato del clavicembalo. Convincenti, come al solito, le sue interpretazioni, sempre contraddistinte da un alto coefficiente di difficoltà, ma mai disgiunte da un'autentica e sentita ispirazione, che riunisce nelle sue corde una profonda vena "popolare" ed una sofisticata ed elegante sensibilità di estrazione più accademica. Ineccepibile. (Marco Maiocco)
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TONY MCMANUS - Mysterious Boundaries
TONY MCMANUS - Mysterious Boundaries
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