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Rock Recensioni DAVE ALVIN & PHIL ALVIN - Common Ground - Play And Sings The Songs Of Big Bill Broonzy
 

DAVE ALVIN & PHIL ALVIN - Common Ground - Play And Sings The Songs Of Big Bill Broonzy DAVE ALVIN & PHIL ALVIN - Common Ground - Play And Sings The Songs Of Big Bill Broonzy Hot

alvinBluesman poliedrico e raffinato, dall'interminabile carriera, se paragonata a tanti altri bluesman del periodo (prolungatasi dai tardi anni '20 ai tardi anni '50 del '900: diciamo in soldoni dalle otto battute in rubato che si potevano intonare nei campi al ballabile e codificato rhythm and blues di fine anni '40, e oltre ovviamente), tra i musicisti più significativi dell'intera vicenda della popular music americana, Big Bill Broonzy è stata una delle figure fondamentali nel passaggio dal blues rurale a quello cosiddetto elettrico di Chicago. Città nella quale Broonzy si trasferisce fin dai primi anni '20 del '900, per scampare all'estrema miseria del profondo sud statunitense (Broonzy nasce sul finire dell'800 a Scott, Mississippi), e trovare lavoro in una delle molte fabbriche del nord (Broonzy, a Chicago, prima di salvarsi definitivamente o quasi la vita grazie alla musica, lavora per qualche tempo in diverse acciaierie). Qui, come dicevamo, insieme a personaggi del valore di Tampa Red, e anche ascoltando i vari Leroy Carr, T. Bone Walker e Lonnie Johnson, contribuisce a traghettare il blues da una dimensione puramente folklorica e campagnola ad una rinnovata e più moderna dimensione popolare (nel senso di ampiamente diffusa, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione) e urbana, diventando vero e proprio punto di riferimento per la "blasonata" generazione successiva, quella dei Muddy Waters, Elmore James, Little Walter, Willie Dixon e molti altri. In Italia sarà il grande e sempre compianto etnomusicologo Roberto Leydi a fargli incidere un disco per la Ricordi, pur non conoscendone approfonditamente la vicenda artistica e personale. Dave Alvin e il fratello Phil, chitarristi, cantanti, song writers, grandi interpreti della cosiddetta musica americana, e cresciuti ascoltando (tra gli altri) musicisti afroamericani come T. Bone Walker e Big Joe Turner, ne omaggiano con sentimento e rispetto, dalla loro California, la storia e le canzoni. È lo stesso Dave Alvin a raccontare nelle sincere note di copertina di come lui e il fratello maggiore, tra i 13 e i 15 anni, nella seconda metà degli anni '60, abbiano improvvisamente scoperto la musica di Broonzy, rimanendone letteralmente folgorati, pur essendo già avvezzi, grazie agli amici e parenti (soprattutto) che li attorniavano (Alvin fa riferimento alla cugina Donna Dixon, e ad altri due cugini Mike Keller e Joe Alvin Jr's), al ricco e articolato american sound (dal rhythm and blues al rock and roll e al soul, passando per il doo-wop, il folk e il country). I due avevano evidentemente ed immediatamente capito quale figura di snodo fosse stato Big Bill Broonzy (determinante nell'influenzare molti degli stili successivi), passando quindi molti degli anni a seguire a cercare di rintracciarne tutte le incisioni disponibili. Alvin racconta proprio di come la musica di Broonzy sia sempre stata per i due fratelli, anche nei momenti di maggiore difficoltà e allontanamento, un terreno comune, a partire dal quale ritrovarsi, un common ground (appunto). E così in una registrazione rilassata, divertente e autorevole, tra l'acustico e l'elettrico, il blues e il roots, ma non nel senso in cui lo avrebbe inteso Charles Mingus, il dialogo a due e l'esprimersi di un piccolo combo, esattamente come avveniva a Chicago nella prima metà degli anni '30 del secolo scorso (anche se qui mancano i fiati), passano in rassegna alcuni dei brani più noti (e non) di Big Bill Broonzy, tra i quali anche due capolavori del blues più onirico come "Key To The Highway", l'immaginare la via per la fuga definitiva e liberatoria, e "Just A Dream", nella quale il nero americano Broonzy sognava addirittura di parlare con il presidente in persona, da buoni amici. Lodevole. (Marco Maiocco)

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