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Rock Recensioni JOHN HIATT - Terms Of My Surrender
 

JOHN HIATT - Terms Of My Surrender JOHN HIATT - Terms Of My Surrender Hot

JohnHiattTermsOfMySurrender-1024x1024E poi ogni paio d'anni o giù di lì esce un disco di John Hiatt (niente di male si intende), la cui buona musica scandisce il nostro tempo da almeno la fine degli anni '70. Ogni tanto coglie nel segno (è senz'altro questo il caso), ogni tanto no oppure meno, ma certo non lo si può accusare di insincerità o di non sapere il fatto suo. In questo ultimo e convincente "Term of My Surrender", prodotto da Doug Lancio (determinante alle corde: banjo, chitarra e mandolino), il talentuoso e viscerale cantautore nativo di Indianapolis torna a muoversi su sentieri più acustici e intrisi di blues, anche se non manca la consueta vena da consumato rocker (si ascolti "Baby's Gonna Kick"). I ricordi vanno immediatamente a Dylan, magari quello di "Blood On The Tracks" (si faccia attenzione a "Face of God" o "Here To Stay"), oppure quello più recente di "Modern Times", ma non solo ovviamente. 

La voce di Hiatt in questo senso aiuta, sembrando più "rotonda", meno stridula del solito (meglio registrata insomma), o semplicemente più dylaniana; e poi (sarà per la copertina "roots" in bianco e nero o per quel paio di più torbidi e strascicati blues) vengono subito in mente (mutate le cose da mutare) anche certi lavori di T Bone Burnett o Ramblin' Jack Elliott. Ma in "Wind No Have To Hurry" (per esempio) è addirittura il Mark Lanegan più ispirato che sembra di ascoltare. Di tutt'altro tenore, invece, rispetto a tutto il resto, anche armonicamente, la lenta e coinvolgente ballad, che funge da title track dell'intero lavoro. Insomma, è soprattutto lo stile intenso e profondamente americano di Hiatt (bravo anche all'armonica) a trovare lustro, ad essere in evidenza, visto e considerato che tutte le undici tracce di questa pregevole raccolta sono da lui firmate. Contrariamente a quanto potrebbe suggerire il titolo, non siamo proprio di fronte ad una resa incondizionata. In ottima salute. (Marco Maiocco)

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