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Rock Recensioni DEEP PURPLE - The Official Deep Purple (Overseas) Live Series: Graz 1975
 

DEEP PURPLE - The Official Deep Purple (Overseas) Live Series: Graz 1975 DEEP PURPLE - The Official Deep Purple (Overseas) Live Series: Graz 1975 Hot

Deep-Purple Graz-1975 coverLe cronache riportano che nella primavera del 1975, nel corso del tour europeo di "Stormbringer", e prima dei tre concerti conclusivi, Richie Blackmore, il leggendario chitarrista dei Deep Purple, annunci (più o meno a sorpresa) al gruppo e al management di voler lasciare la formazione, insoddisfatto delle ultime due incisioni ("Burn" e appunto "Stormbringer"), a suo dire troppo tendenti al soul e al rhythm and blues (si fa per dire, commentiamo noi), complice la sensibilità più "americana" dei nuovi arrivati Coverdale e Hughes. Un (lieve) cambiamento poco accettabile da parte di un freddo "cecchino" della sei corde come lui, più affezionato ad implacabili cromatismi, a iperboliche e avventurose progressioni barocche, ad anche rabbiosi e ossessivi passaggi, e a certe sferzate più art e sperimentali, che al mero "dinoccolato" rock blues, di cui pure era certamente intriso. Siamo alle battute finali del cosiddetto Mark III, la terza mitica configurazione della celebre rock band britannica, che prevedeva, oltre ai fondatori Lord, Blackmore e Paice, il cantante David Coverdale (appunto), sostituto di Ian Gillian, e il bassista Glenn Hughes, che invece aveva rilevato Roger Glover. Di lì a poco Richie Blackmore, insieme al vocalist Ronnie James Dio, fonderà i meno blasonati ma sempre apprezzabili Rainbow, ai quali poi si aggiungerà anche lo stesso Roger Glover, e con i quali Blackmore inciderà ben sette album (dal 1975 al 1983), prima di "tornare alla base" a metà degli anni '80, quando l'eccezionale Mark II (Gillian, Blackmore, Glover, Lord e Paice), dopo lo scioglimento ufficiale dei Deep Purple del 1977, deciderà di riunirsi attorno ad un nuovo progetto, con l'intento di produrre altro materiale (ovviamente) inedito e così ricominciare, almeno fino al 1991 con Blackmore tra i ranghi. Ma tornando a quella storica tournée del 1975 (comunque esplosiva e pirotecnica), e all'importanza aggiuntiva che ha finito per rivestire, vista la cesura che nel corso del suo svolgimento si è verificata, ricordiamo che i suoi tre concerti finali (Graz, Saarbrücken e Parigi), gli ultimi di Blackmore con i Deep Puprle (diciamo) classici, vennero immediatamente registrati a futura memoria e documentazione, grazie all'aiuto del Rolling Stones Mobile Recording Studio, tempestivamente "reclutato" in fretta e furia per l'occasione. Raccontano sempre le cronache che il programma di quei concerti, a quel punto fissati su un opportuno supporto, e com'è intuibile oggetto di questa nuova pubblicazione della recente ed elegante serie DPO Live Series della tedesca Edel, sia già stato edito in diverse occasioni, anche se un po' disordinatamente: nel "Made in Europe" del 1976, con la maggior parte del materiale estratto dal concerto di Saarbrücken; nel "MK III The Final Concerts" del 1996, con buona parte del concerto di Parigi e alcune tracce (cinque per l'esattezza) provenienti da quello di Graz; e nel "Live In Paris 1975" del 2001 e poi (sempre per la DPO Series) del 2012, con l'intera pubblicazione del live parigino. Siamo quindi alle prese con un po' di ripetitività e sovrabbondanza (forse troppa), nelle quali può davvero essere complicato orientarsi. In quest'ultimo e ulteriore documento dal vivo, il terzo capitolo di questa nuova serie live dopo "Copenhagen '72" e "Parigi '75" (appunto), in attesa (poi) di "Stockholm '70" (che non ci pare sia stato pubblicato, ma potremmo sbagliarci), viene presentato interamente il concerto di Graz, con l'aggiunta dei tre brani che mancavano all'appello ("The Gypsy", "Lady Double Dealer" and "Smoke On The Water"). Mettendo da parte le precisazioni storiche e discografiche, nelle quali ci siamo un po' persi, e nonostante l'eccessiva ridondanza, con la quale, attraverso più pubblicazioni nel tempo, si è sostanzialmente reso noto il medesimo materiale (ma nel campo della retrospettiva storica capita spesso), segnaliamo che siamo (comunque) di fronte ad un'operazione di valore, capace di mettere maggior ordine, e custode di una ripresa del suono davvero notevole. Un documento sonoro che fotografa la band (neanche a dirlo) in un ottimo stato di forma, e in qualche modo già nostalgica (questa l'impressione) per la partenza di Blackmore, come sempre sontuoso in ogni suo intervento. (Marco Maiocco)

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