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Rock Recensioni ANGE HARDY - The Lament Of The Black Sheep
 

ANGE HARDY - The Lament Of The Black Sheep ANGE HARDY - The Lament Of The Black Sheep Hot

hardyAnge Hardy è una giovane folk singer britannica (classe 1983) di spirito e personalità, nel senso che la sua musica è capace di trasmettere intelligenza, umanità e vitalità. A leggere di lei, o anche qualche sua dichiarazione, si capisce che la sua vicenda personale, per quanto ricca, non dev'essere stata delle più semplici, fuggita addirittura di casa in giovanissima età. Oggi però le cose sembrano andarle decisamente meglio e "The Lament of The Black Sheep" è il suo terzo pregevole album solista, il secondo in chiave prettamente folk, dopo l'ottimo e apprezzato "Bare Foot Folk" (Story Records, 2013). La passione di Ange per la musica popolare, per il racconto in musica, maturata nel tempo, attraverso quella che sembra una progressiva e profonda presa di coscienza, è decisamente contagiante. Il passato (sarà una banalità, ma mai abbastanza), secondo quanto lei stessa sostiene, è un patrimonio da non disperdere, per meglio guardare al futuro, e le canzoni non sono altro che storie con una melodia (Ange si considera più una cantastorie che una musicista, pur non separandosi mai dalla sua chitarra, buona per ogni occasione). Una melodia che accompagna un canto, quello di Ange, ispirato e delicato, però non stucchevole, come a volte può capitare nelle "incantate terre" d'Albione, ma anzi schietto, franco, sincero. Un canto che è il risultato delle composizioni di Ange Hardy, tutte originali e scritte, secondo le sue intenzioni, come se fossero sempre esistite. Perchè in effetti Ange riesce a scrivere con efficacia nuova musica popolare, immettendosi, quasi mimetizzandosi nel solco della formulaicità e della tradizione, ma al contempo affrancandosene, grazie ad uno stile personale, a una sorta di imprevedibile veracità autodidatta, e all'utilizzo (per esempio) di qualche intrigante armonia vocale, con l'aiuto di un semplice pedal loop. Per la verità in quest'ultimo album la accompagnano diversi ospiti conosciuti lungo il cammino, che rendono il lavoro molto più corale del precedente, e tra i quali segnaliamo il talentuoso James Findlay, una specie di moderno Martin Carthy (il paragone non sembri irriverente, si ascolti il suo indicativo e notevole "Another Day Another Story" di un paio d'anni fa). Una storia da conoscere. (Marco Maiocco)

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