Stampa
PDF
 
Rock Recensioni JAKE XERXES FUSSELL - Jake Xerxes Fussell
 

JAKE XERXES FUSSELL - Jake Xerxes Fussell JAKE XERXES FUSSELL - Jake Xerxes Fussell Hot

fussellLa storia di Jake Xerxes Fussell, nuovo talentuoso folk singer e chitarrista, dalla sorprendente autorevolezza (altra notevole scoperta della specializzata etichetta del North Carolina Paradise Of Bachelors), e qui al primo lavoro a proprio nome, può essere interessante. Jake, potremmo dire quintessenza del cosiddetto piedmont style in una sua rinnovata versione (lo stile "arpeggiato" e campagnolo di un bluesman come Blind Boy Fuller, per esempio, tipico del profondo sudest statunitense, affacciato sulle montagne appalachiane), interpretato con una forza (si ascoltino solo che l'avvincente singolo "Raggy Levy" o la work song "Man At The Mill"), una modernità e una capacità di sintesi tra la componente (diciamo) bianca o country/folk e quella neroamericana o blues (ma non solo) davvero mirabili, è cresciuto a Columbus in Georgia (pur oggi risiedendo a Durham nel North Carolina), nei pressi del fiume Chattahoochee (ancora custode dell'ancestrale cultura degli indiani Choctaw), centro urbano proprio sul confine con l'Alabama (che è lo stesso antico fiume a tracciare), e non lontano dalla malfamata, destabilizzante e appena oltre la "frontiera" (appunto) Phenix City.

Columbus, dicevamo, città "musicale" da tempo nell'immaginario americano, perché città natale di Ma Raney (per esempio), la madre del blues, ma anche di "oscuri" musicisti hillibilly come il duo Tom Darby/Jimmie Tarlton (con i quali Fussell ha avuto modo di suonare), che nel 1927 con il loro hit "Columbus Stockade Blues" furono i primi a immortalarla e inscriverla nella variegata cultura popolare statunitense. Il padre di Fussell è stato, è (supponiamo che lo sia ancora) un fotografo, dalla spiccata sensibilità etnografica, conosciuto con il nome di Fred C. Fussell (che da Phenix City proveniva), con il quale Jake è andato spesso in giro (fin da bambino) a cercare di documentare la tradizionale e vernacolare cultura del sudest. Ed è proprio in queste peregrinazioni che Jake ha potuto incontrare vecchi, sconosciuti e radicati musicisti folk e ricercatori, come George Mitchell e Art Rosenbaum, che lo hanno instradato verso la musica e la scoperta del ricco repertorio popolare di queste regioni, qui rivisto e reinterpretato, attraverso l'accurata selezione di una decina di splendidi brani, sospesi, proprio come su un confine (neanche troppo immaginario in questo caso), tra folk e blues. Ma la vicenda formativa, anche avventurosa, di Jake Fussell non finisce qui, perchè dopo aver imparato le tecniche del piedmont style da personaggi orbitanti la valle del Chattahoochie, come (per esempio) la compianta Precious Bryant (scomparsa giusto un paio d'anni fa), è volato a Berkley in California, dove ha avuto modo di incontrare (e da loro imparare) musicisti della Bay Area del valore di Will Scarlett (già collaboratore di Jefferson Airplane, Hot Tuna e Brownie McGhee) e soprattutto strumentisti di culto del fingerpicking sulla sei corde come Steve Mann, grazie al quale ha potuto perfezionare la sua già brillante tecnica chitarristica. Oggi, invece, per finire di delineare questo quadro così composito, dopo aver suonato e "gironzolato" per qualche tempo in Mississippi al seguito del Rev. John Wilkins ed essersi ancora più "impratichito" di cultura sudista, Fussell ha registrato questo suo primo riuscito album a Nashville, la capitale del country, con una serie di veterani di questa musica, tra i quali il virtuoso delle corde Chris Scruggs (alla steel guitar, al basso e al fiddle con musicisti come Bonnie "Prince" Billy e Marty Stuart, e soprattutto discendente del grande banjoista Earl Scruggs), grazie all'attiva produzione del chitarrista e compositore William Tyler, altra promessa della musica di Nashville, classe 1979, sul quale andrebbe scritto un capitolo a parte (si ascolti comunque solo che il suo sperimentale e intenso "The World Set Free" del 2013). Un album da non perdere, esemplare, (come detto) autorevole e divertente testimonianza dell'articolata profondità della musica popolare americana, e soprattutto rilevante espressione dell'incontro (contrastato e fruttuoso) tra cultura anglosassone e cultura afroamericana. Già da oggi uno dei migliori dischi del 2015. (Marco Maiocco)

Recensione Utenti

Nessuna opinione inserita ancora. Scrivi tu la prima!

Voti (il piu' alto e' il migliore)
Giudizio complessivo*
Commenti
    Per favore inserisci il codice di sicurezza.
 
 
Powered by JReviews

Login