A proposito di questo doppio album live, che fotografa la singolare (nel senso di sorprendente, ma mica poi tanto) collaborazione tra Gov't Mule e John Scofield (un altro degli amici chiamati negli anni sul palco a collaborare, per meglio corroborare e assecondare il vecchio canto di Ringo Starr in Sgt. Pepper's), pare che Warren Haynes (leader e chitarrista della più solida jammin' band dell'odierno southern rock) abbia dichiarato: "...quando abbiamo cominciato a suonare insieme, è affiorato automaticamente il mio lato più jazz, mentre lui ha iniziato a suonare in modo più rock e blues... in un certo senso è stata una sfida per entrambi cambiare il nostro approccio, ma per me è stato di grande ispirazione...". E in effetti, in quel 1999, epoca alla quale risalgono queste registrazioni dal vivo (che oggi precedono e annunciano un imminente tour), la chitarra di Scofield, musicista completo e versatile, si è davvero avvicinata maggiormente all'istintiva visceralità di un certo rock blues, allontanandosi (invece) da più calcolate e fredde cadenze fusion, mentre è stato Haynes a svincolarsi dalla sua consueta formulaicità, per meglio abbracciare (con la sua sei corde) una più compiuta idea di improvvisazione. Un live torrenziale e spassoso (potremmo d'altri tempi), testimonianza di due febbrili e al contempo controllate serate consecutive ad Atlanta (Georgia), con protagonista il primo superbo power trio dei Gov't Mule, emanazione diretta degli (allora) ricostituiti Allman Brothers di Gregg Allman e Dickey Betts, formato (oltre che da Haynes) dal talentuoso Allen Woody al basso elettrico (poco dopo prematuramente e tragicamente scomparso), e Matt Abts alla batteria, ad interagire con la cromatica sensibilità jazzistica di John Scofield e Dan Matrazzo alle tastiere. Musica splendidamente sospesa tra rock, jazz, blues e psichedelia, con spesso in fantasmatico sottofondo (a prescindere dalle superiori capacità tecniche e formali qui in gioco) proprio il "Live Dead" dei Grateful Dead, e più in generale il loro modo di concepire il concerto, per progressivi e sinergici aggiustamenti armonici collettivi, in precario avvincente equilibrio sciamanico su una sfuggente onda sonora (si ascoltino solo che gli oltre ventitre minuti di una meravigliosa "Afro Blue", che John Coltrane avrebbe di certo apprezzato). Un'altra chiusura del cerchio (alla quale i Gov't Mule, che da tempo o fin da subito hanno smesso d'essere semplicemente una band di genere, ci hanno oramai abituati), di quell'ideale "ring shout", sferico e risonante spazio sonoro, al cui interno custodire i variegati linguaggi della popular music americana, scaturiti tutti assieme da una complessa congerie di elementi. (Marco Maiocco)
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GOV’T MULE - Sco-Mule
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