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Rock Recensioni ALASDAIR ROBERTS - Alasdair Roberts
 

ALASDAIR ROBERTS - Alasdair Roberts ALASDAIR ROBERTS - Alasdair Roberts Hot

ALASDAIRQuel che probabilmente colpisce di più quando si ascolta la musica di Alasdair Roberts, straordinario folk singer scozzese delle lowlands (forse il più talentuoso oggi in circolazione, e non solo in Scozia), perfettamente inserito all'interno di un movimento più vasto legato a una nuova rinascita del folk "britannico", e qui di ritorno alla composizione personale (nelle forme della tradizione, ma da questa svincolata), sono l'estrema cura e attenzione del suo operare. Ogni suo gesto, ogni suo tocco alla chitarra, ogni suo canto, ogni suo verso, sembrano il frutto di una profonda e ponderata riflessione, infine maturata a definitiva ed essenziale soluzione (oppure no, la tradizione, Roberts lo insegna, non deve scolpirsi, cristallizzarsi, ma semmai cercare d'essere resiliente), quasi fosse sempre una questione (diciamo) di vita o di morte. E non per l'incapacità di coltivare un sentimento autoironico o per eccessiva seriosità, ma per il profondo senso di rispetto, responsabilità e (diremmo) amore nei confronti della propria storia e della propria cultura (almeno questa è la nostra sensazione, conoscendo un po' il repertorio di questo abile chitarrista, instancabile trovatore e cantastorie, dalle vedute anche ampie, non certo rinserrato nel suo ristretto campicello, tutt'altro). Un approccio dalla rara profondità e sensibilità (espressione di una seria e consapevole ricerca), anche in ambito folk, dove spesso possono prevalere (com'è legittimo) divertimento scanzonato e fuggevolezza (non quella mediatica, si intende), pur nel continuo e sentito "ruminare" di storie, antichi racconti, vicende collettive e individuali. Dieci ballate, nelle quali vi consigliamo di immergervi, impreziosite dalla presenza di qualche fiato meno "convenzionale" (il clarinetto e il clarinetto basso di Alex South, per esempio, a richiamare alla memoria qualche passaggio del renbourniano e di non molto tempo fa "Palermo Snow"), da un paio di sortite alla chitarra elettrica (che sembra quella di Wizz Jones nello storico "Right Now"), e dalla voce di quella meravigliosa "mattacchiona" di Lavinia Blackwall, la vocalist dei Trembling Bells, a guidare qualche intrigante e al contempo divertita armonia vocale (nel suo caso sì che sembra sempre emergere un'anima burlona da trickster), dal carattere decisamente vintage, come del resto un po' tutta la musica di Roberts (il pregio e il difetto della sua illuminata arte). L'impressione, comunque, è che in quest'ambito (lo abbiamo già detto altre volte) non si ascolti musica così piacevole e compiuta dai tempi d'oro di Martin Carthy, Davy Graham, John Renbourn, e compagnia bella (si ascolti solo che la "saltellante" "The Final Diviner"). (Marco Maiocco)

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