Difficile non intravedere un sentito omaggio all'epocale "Blue" di Joni Mitchell nella copertina di questo splendido quarto album solista di Meg Baird, il primo da quando si è trasferita a San Francisco da Philadelphia e la sua scena musicale, da lei già abbondantemente animata. Un album che però non possiamo pienamente inscrivere nell'odierno panorama del nuovo folk californiano: su Meg Baird è singolarmente troppa l'influenza del modello inglese, nella sua musica la vena psichedelica vi trova davvero poco spazio (avrà tempo per farsi contagiare). Eppure i canadesi Joni Mitchell e Neil Young, entrambi californiani d'adozione, sembrano davvero aleggiare un po' dappertutto (si ascolti solo l'esordio "Counterfeiters", che sembra provenire direttamente dalla "Down By The River" del grande rocker e cantautore o per la Mitchell la luminosa e avvolgente "Mosquito Hawks"). Ma nello stile della Baird, musicalmente parlando ovviamente, sono forse ancora più evidenti gli intarsi armonici e le raffinate dinamiche tipiche di un gruppo storico del folk inglese come i Pentangle, e la sua voce non è poi così lontana da quella di Jacqui McShee (si sentano "Past Houses" o "Stars Unwinding"), anche se più ipnotica, rallentata, meno vitale. E dire che la Baird discende da una famiglia importante per il folk e la musica popolare americana, perché bis bis nipote di Isaac Garfield "I.G." Greer, storico folk singer (classe 1881) della zona appalachiana, la cui musica pare sia stata inclusa in uno dei primi album pubblicati dal meritevole Archivio della Cultura Popolare della leggendaria Libreria del Congresso. Meg si è avvicinata alla folk music proprio per questo motivo, ed ha imparato a suonare la chitarra (e non solo), anche quella a dodici corde, ascoltando i documentali dischi della Smithsonian Folkways. Un album fuori dal tempo questo suo "Don't Weigh Down The Light", da ascoltare con calma e attenzione, sprofondato nella classicità del folk e della canzone d'autore anglosassone, intessuto di riposanti armonici, sgranate chitarre acustiche, pochi suggestivi accordi, e una leggera lucente elettricità. Un'opera talmente autorevole e piacevole, infine, che non riusciamo nemmeno ad addebitarle la "colpa" d'essere un po' troppo derivativa. Da non perdere. (Marco Maiocco)
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MEG BAIRD - Don’t Weigh Down The Light
MEG BAIRD - Don’t Weigh Down The Light
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