Provateci voi, a seguire Howe Gelb. Lui fugge senza sosta: rimbalza tra generi (dal rock, al country, ai dischi di pianoforte solista), nomi (il suo, tutti i Giant Sand passati e futuri, la Band di Blacky Ranchette e non solo), posti (Tucson, la Danimarca, i deserti, le città), formati (dischi, ristampe, edizioni limitate, registrazioni casalinghe). Insomma, è irrequieto, Howe. Tucson lo trova in folta compagnia (12 musicisti, che giustificano presumibilmente il raddoppio di Giant) e in umore nostalgico. Il lungo disco (una country rock opera secondo il sottotitolo) torna a bazzicare il confine (sonoro) tra California e Messico da cui è partito il viaggio di Howe tanti anni fa. Ballate country, fiati mariachi, sbuffi rock, la voce loureediana del padrone di casa a marchiare le strofe. I seguaci non possono lamentarsi. E gli altri, francamente, neppure. (Marco Sideri)






