Terzo disco, momento della resa dei conti, solitamente. Al terzo disco ci si aspetta la maturazione e consolidazione in termini musicali ed espressivi. E’ così anche per M.I.A.? L’esuberante cantante cingalese forse si fa prendere un po’ troppo la mano dall’entusiasmo e nell’intento di sfondare o per lo meno di conquistare uno spazio nella scena mainstream. L’essersi circondata di una pletora di produttori dal tocco fatato (i soliti Diplo e Switch, oltre a Blaqstarr, Rusko e John Hill) non produce il risultato sperato. La sostanza c’è, la rabbia contro un sistema da abbattere con più violenza possibile ribolle in tutto il disco, ma la volontà di cercare il mix perfetto tra bhangra, l’hip-hop, l’electro e il pop non è certo un’impresa semplice (ritroviamo pure i Sucide in Born Free). M.I.A. è senza compromessi, prendere o lasciare. (Giovanni Besio)
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