Jazz

Valutazione Autore
 
95
Valutazione Utenti
 
0 (0)
CARLA BLEY, ANDY SHEPPARD, STEVE SWALLOW - Trios

A lungo sia con Carla Bley (dai tempi di “Fleur Carnivore”) che con Steve Swallow (nel 1987 il bassista ha prodotto il suo primo album), il sassofonista britannico Andy Sheppard ha raggiunto la piena maturità artistica (bello il suo Trio Libero del 2012 sempre  ECM). Avrete capito che in questo album, tutte composizioni di Carla Bley, il vero 'primus inter pares' è proprio lui, capace di rileggere al soprano un vecchio brano come "Vashkar" (lo incise Paul Bley in “Footloose”) o di cesellare al tenore alla Stan Getz, le tre solari parti di “Wildlife” (scritta per ottetto nel1985 in “Night-Glo”). Ma il trio suona davvero all'unisono ed è difficile capire dove finiscano i meriti di uno e inizino quelli degli altri due: musica in purezza, ma con passione. Non capita spesso, meglio approfittarne. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
96
Valutazione Utenti
 
0 (0)
STEFANO BOLLANI/HAMILTON DE HOLANDA - O que será

Sorprenderà non poche persone trovare nel prestigioso catalogo ECM un disco live (Anversa, agosto 2012) di un virtuoso del bandolim (un mandolino a dieci corde) e di un pianista che durante una ipercinetica cover di “Guarda che Luna” comincia a cantare come Paolo Conte nella “Topolino Amaranto”. Qualcuno storcendo il naso esclamerà 'o tempora o mores'; gli altri, più banalmente, si predisporranno ad un straordinario viaggio nella musica del Sud America - Jobim, Piazzolla, Chico Buarque, Baden Powell – in compagnia di due talentuosi capaci di trasmettere gioia pura, mentre percuotono, accarezzano, titillano corde e tasti dei loro strumenti (”Canto de Ossanna”) e di commuovere con la magia di un tango (“Oblivion”). Cinque stelle, con buona pace di chi deve soffrire per gridare al capolavoro. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
82
Valutazione Utenti
 
0 (0)
TERRI LYNE CARRINGTON - Money Jungle: Provocative in Blue

Approfittiamo della recente esibizione genovese della batterista per recuperare questo disco pubblicato a marzo scorso e meritevole di attenzione. Intanto perché coraggiosamente si confronta con uno dei capolavori della storia del jazz, quel “Money Jungle” che oltre a fugare i dubbi sulle capacità di pianistiche di Duke Ellington, riuniva nel 1962 per la Blue Note il contrabbasso di Charles Mingus e la batteria di Max Roach. E poi perché la sfida è intelligentemente allargata dal trio (qui interpretato da Gerald Clayton e Christian McBride) a differenti combinazioni con la partecipazione di, tra gli altri, Lizz Wright (e anche Herbie Hancock!) alla voce, il trombone di Robin Eubanks, il flauto di Antonio Hart, la tromba del novantenne Clark Terry. Per un risultato davvero eccellente. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
55
Valutazione Utenti
 
0 (0)
GEORGE BENSON - Inspiration: A Tribute to Nat King Cole

Al primo brano di questo appassionato tributo il compito di fugare ogni dubbio: “Mona Lisa”, uno dei più celebri successi di Nat King Cole, cantata da un Benson bambino, incisa come premio a un concorso di giovani promesse e conservata per oltre cinquantanni dalla mamma a insaputa dello stesso figlio. Che dopo una carriera fulminante come chitarrista prodigio in ambito jazz, ha seguito le orme del suo mentore iniziando a cantare e vendendo milioni di dischi. Ma oggi la voce comincia a sentire il peso degli anni (anche se quando raddoppia gli assoli di chitarra è sempre un piacere) e benché l'orchestra suoni impeccabilmente una sfilza di evergreen con ospiti, da Wynton Marsalis a Til Bronner, che fanno egregiamente il loro dovere, non si va oltre l'ottimo sottofondo per rilassate sere d'estate. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
72
Valutazione Utenti
 
0 (0)
TERENCE BLANCHARD - Magnetic

A quattro anni dal suo ultimo disco, il trombettista di New Orleans riunisce un quintetto con il sassofonista Brice Winston, il pianista Fabian Almazan, il bassista Joshua Crumbly, e il batterista Kendrick Scott (e special guest il contrabbasso di Ron Carter, il sassofonista Ravi Coltrane e il chitarrista Lionel Loueke). Alla scrittura dei dieci brani originali contribuisce tutto il gruppo, a conferma di quanto dichiara Blanchard: “È un misto di idee musicali che hanno preso corpo grazie al contributo dei ragazzi della band”. Si va dal post-bop di “Don’t Run” a una delicata ballad come “Jacob’s Ladder”, dagli oltre otto minuti in crescendo dell'astratta “Hallucinations” alla granitica “Another Step”. Manca forse un nucleo originale, ma ce n'è abbastanza per disporsi volentieri al riascolto. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
91
Valutazione Utenti
 
0 (0)
SEXMOB -  Plays Fellini: The Music of Nino Rota

In “C'eravamo tanto amati” di Ettore Scola, a circa metà film, Nino Manfredi passa per Fontana di Trevi mentre Fellini gira la celebre scena della “Dolce Vita”. Alla vista delle due controfigure in acqua nello spettatore scatta una certa delusione; poi la sequenza continua, i veri Fellini e Mastroianni parlano tra loro e una sorta di “making of” a posteriori svela retroscena inediti e nuovi aspetti imprevisti. Con il disco di Sexmob, il quartetto del trombettista Steven Bernstein (con Briggan Krauss al sax, Kenny Wollesen alla batteria e Tony Scherr al basso) capita un po' lo stesso: alle prime note di “Amarcord” sembra di aver già capito dove si andrà a parare; e invece brano dopo brano la musica di Nino Rota assume nuovi inediti riflessi, nuance inaspettate e un'energia vitale davvero pregevole. (Danilo Di Termini)

Login