| 16 Aprile 2020
Free Fall di Danilo Di Termini
Ciao a tutti, benvenuti a Radio DiscoClub 65. Siete all'ascolto (più o meno) di Free Fall – Jazz in caduta libera con le scelte di Danilo Di Termini che in questa puntata si avvalgono della partecipazione di Jeremy Cunningham, GoGo Penguin, Esbjörn Svensson Trio, Moses Sumney, Django Reinhardt & Stéphane Grappelli, Wes Montgomery, Santana & Gato Barbieri.
Forse avrete saputo della scomparsa di Lee Konitz. Personalmente lo considero uno dei giganti del suo strumento, il sax alto, ma anche una delle figure chiave della storia della musica jazz. Per ricordarlo come merita sabato dedicheremo una puntata speciale tutta per lui (credo, non so, sto scrivendo appena letta la notizia). Invece oggi proviamo a fare come se niente fosse e partiamo dal batterista di Chicago Jeremy Cunningham che nel 2020 ha pubblicato The Weather Up There per l'etichetta Northern Spy. Si tratta di un disco molto interessante in cui appaiono molti musicisti dell'odierna scena di Chicago tra cui Jeff Parker, Tomeka Reid, Jamie Branch e Makaya McCraven. Lo spunto del disco è un episodio purtroppo tragico: nel 2008, quando ancora viveva a Cincinnati, suo fratello minore viene ucciso per errore da due sconosciuti. Cunningham in seguito all'episodio decide di trasferirsi a Chicago dove entra in contatto con la scena jazz locale: il risultato è questo album di cui cominciamo ascoltando un brano che si intitola 1985
Il jazz di Cunnigham spazia senza confini nel passato e nel presente di questa musica, al servizio dell'elaborazione di un lutto che è evidentemente una ferita profonda, ma anche una metafora tagica della condizione umana, oltre che un duro atto d'accusa sulla facilità di procurarsi armi negli Stati Uniti. Nel disco si ascoltano le voci della famiglia e degli amici di casa, che raccontano l'omicidio del fratello. Nella straziante Elegy ad esempio sua sorella, la sua ex fidanzata, la migliore amica di suo fratello parlano tra loro di Andrew, come un coro sostenuto dalla batteria di Cunnigham. Ascoltiamo il brano che dà il titolo all'album, con uno splendido Jeff Parker in primo piano.
Eppur si muove! La celebre frase che sarebbe stata pronunciata da Galileo ben riassume il momento che sta vivendo l'industria discografica. Nonostante tutto infatti i dischi continuano ad uscire e sembra che prossimamente arriveranno anche nei negozi di dischi (facciamo tutti gli scongiuri del caso). È il caso del nuovo album dei GoGo Penguin, che vi ricorderei di ordinare da Disco Club che conta di riaprire per voi e per accogliervi con la consueta cordialità e simpatia e il suo ormai celebre sconto Covid19. Fine dello spot (Giancarlo ci obbliga) e torniamo al gruppo di Manchester attivo dal 2012 di cui sta per arrivare il settimo album. Non avendo ancora tracce disponibili ripieghiamo intanto su uno del 2014, da V2.0. Loro sono Chris Illingworth al pianoforte, Nick Blacka al basso e Rob Turner alle percussioni, il brano è Hopopono.
Il trio piano basso batteria è uno dei più classici della storia del jazz; tra coloro che hanno contribuito a rinnovarlo ci sono sicuramente gli e.s.t., cioè l'Esbjörn Svensson Trio, formatosi nel 1993 e composto da Esbjörn Svensson (pianoforte), Dan Berglund (contrabbasso) e da Magnus Öström (batteria e percussioni). Caratterizzati da una sonorità molto decisa, con un'impronta ritmica molto marcata spesso più vicina a sonorità post-rock, il trio ha avuto un enorme successo negli anni '90 e nei primi anni del 2000. Poi la morte di Svensson nel 2008 ha interrotto tragicamente la loro storia. Uno dei loro brani più famoso ci porta invece verso l'altra loro grande influenza e cioè la tradizione del jazz nordico. Ascoltiamoli in From Gagarin's Point Of View
Il bello della musica è che viaggia senza confini e senza limitazioni. Al di là della world music, le influenze e gli scambi sono sempre avvenuti. Non deve sorprendere così ritrovare le note di From Gagarin's Point Of View del trio svedese e.s.t. nel nuovo disco di Moses Sumney da Asheville, North Carolina. Sumney ha da poco pubblicato la prima parte di un progetto intitolato græ. La seconda è attesa per maggio di quest'anno. In questo primo album, molto interessante, itroviamo Gagarin: I wish I could dedicate my life / My life to something bigger / Something bigger than me.
Sentiamo un altro brano da questo disco, la delicatissima Polly, li cui testo sostenuto da un arpeggio di chitarra di Polly prova a dirimere la questione della poligamia.
Lasciamo il 2020 e tuffiamoci nel passato, grazie ad un'altra chiatarra, quella di uno dei più grandi virtuosi di tutti i tempi oltre che autentico inventore di un genere, quello che oggi chiamiamo jazz-manouche. Ma Django Reinhardt è stato comunque un grandissimo jazzista, strumentista e compositore sopraffino. Ascoltiamolo in questo frammento del 1939 insieme al suo sodale Stephane Grappelli: Jattendrai Swing
Fermiamoci sulla chitarra allora e facciamo un balzo in avanti così come lo ha fatto fare allo strumento Wes Montgomery, raccogliendo proprio l'eredità di Django e Charlie Christian. Qui siamo nel 1965 (morirà tre anni dopo a soli 45 anni), in uno speciale registrato a Londra insieme a Stan Tracey (piano) Rick Laird (contrabbasso) Jackie Dougan (batteria). Wes Montgomery, Here's That Rainy Day
Nel 1960 Montgomery pubblica un album fondamentale, si intitola The Incredible Jazz Guitar of Wes Montgomery. Tra i brani c'è Four on Six, una sua composizione, su cui si sono formati generazioni di chitarristi. Sentiamo la versione
Negli ultimi anni della sua carriera, con il passaggio dalla Verve e poi alla A&M Wes Montgomery abbraccerà un tipo di jazz che oggi si definirebbe Lounge e che allora veniva considerato semplicemente commerciale. Senza discutere troppo della questione vi presentiamo un brano trattto da A Day in the Life in cui il chitarrista reinterpretava grandi successi pop. Tra questi c'era Windy
A proposito di commerciale qui saranno in molti a storcere il naso: Europa, e l'album che lo conteneva Amigos del 1976, è considerato infatti uno dei punti più bassi artisticamente raggiunti da Carlos Santana. Ma noi siamo affezionati al vecchio Devadip e gli riconosciamo un'onestà di fondo che nobilita ogni sua nota. Qui è con un altro gigante troppo spesso dimenticato, Gato Barbieri.
Prima dell'ultimo ascolto vi ricordo che ritrovate tutta la puntata sul sito di Disco Club immediatamente dopo la fine della trasmissione.
In questo Free Fall odierno con Danilo Di Termini siamo stati con Jeremy Cunningham, GoGo Penguin, Esbjörn Svensson Trio, Moses Sumney, Django Reinhardt & Stéphane Grappelli, Wes Montgomery, Santana & Gato Barbieri.
A sabato prossimo con la puntata dedicata al grande Lee Konitz. Ciao
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