| 17 Aprile 2020
La (mezz)ora dell'ignoranza di Diego Curcio
Chi l'ha detto che il punk è una roba da bianchi? Certo, questa controcultura è esplosa soprattutto tra i cosiddetti "white trash", i proletari caucasici americani, e i giovani sbandati - sempre di pelle bianca - dei bassifondi londinesi. Però poi si è estesa a macchia d'olio in tutto il mondo, arrivando anche in Sudamerica e in Africa. Inoltre essendo il punk una musica fatta da emarginati, molte minoranze (compresa quella afroamericana e in California, come abbiamo visto nella puntata precedente, quella di origine messicana) hanno abbracciato questo "movimento" facendone parte attivamente. Magari portando in dote anche qualche suono più black (con il post punk, poi, l'intreccio fra musica nera e rock bianco è aumentato sempre di più). Ma bando alle ciance, in quest'Ora dell'ignoranza ho deciso di parlare delle punk e hc band nere. Gruppi incredibili, che hanno fatto la storia di questa controcultura. Partiamo dai Death, addirittura una band proto-punk di Detroit. Per anni sono rimasti un culto per pochi, ma da qualche tempo, grazie a una serie di ristampe, sono tornati a prendersi il posto che si meritano nella storia del rock. Questa è "Keep on knocking" del 1975.
Altra band incredibile, coetanea dei Death, è quella dei Pure Hell (sempre nomi tranquilli, he). Loro erano di Philadelphia, ma si sono presto trasferiti a New York dove hanno suonato con tutte le teste di serie del primo punk della Grande Mela. Erano di casa al Cbgb's e al Max's, ma non avendo mai inciso un vero e proprio album (come i Death) sono scomparsi nel calderone delle meteore. Eppure avevano un suono pazzesco, furioso, ma al tempo stesso tecnico, con molte influenze hendrixiane. Il loro batterista era soprannominato spider (ragno) perché sembrava avesse otto braccia. Questa è "I feel bad".
Non si può parlare di "black punk" (o hc) senza menzionare i più grandi di tutti (in senso amplissimo, mica solo per questa sottocategoria): i Bad Brains. Chi non li conosce vada subito a ripassare. Venivano da Washington e hanno pesantemente influenzato la scena della Capitale poi riunita attorno alla Dischord. Sul più bello però si sono trasferiti a New York facendo altri sfracelli. Suonavano velocissimi e alternavano pezzi di hc furioso e brani reggae. Un gruppo immenso, che soprattutto nei primi 3 album ha davvero scritto la storia della musica. Questa è l'epica "Pay to cum".
Poly Styrene, cantante degli ottimi X-Ray Sex - siamo sul fronte inglese del primo punk - era di origini somale (per parte paterna). Morta purtroppo 9 anni fa è stata un personaggio cardine della scena londinese, grazie alla sua voce penetrante e alla sua fisicità davvero unica (macchinetta per i denti e travolgente tenuta del palco). Invece di mettere il classico "Oh bondage! Up yours!" ho deciso di optare per la semi ballata "Germ free adolescents" che dà il titolo al primo album degli X-Ray Spex: un disco capolavoro.
Questa volta facciamo un salto in avanti e arriviamo ai giorni nostri. Tra le punk-hc band più genuine e politiche in circolazione ci sono i miei amatissimi Downtown Boys di Providence. Il gruppo è guidato dalla cantante latinoamericana Victoria Ruiz, che in alcuni brani usa anche lo spagnolo, insieme all'inglese. Dal vivo sono una forza (li ho visti con l'amico Luca Calcagno e mio fratello) e, per certi versi, ricordano gli X-Ray Spex (forse per l'uso incredibile del sax, uno strumento apparentemente poco punk). Questa è "A wall", da "Coast of living" del 2017, che parla del muro di Trump e non solo.
I National Wake sono una seminale band sudafricana che, a fine Settanta, ha abbracciato il punk e ha lottato contro l'apartheid. Un gruppo multiculturale che mescolava rock'n'roll e musica nera, con testi impegati e un tiro micidiale. Sono durati pochi anni, fino al 1982, ma hanno lasciato un segno indelebile. Recuperate la raccolta con la loro discografia intitolata "Walk in Africa". Il pezzo che è ho scelto è "International news".
I Los Illegals avrebbero potuto trovare posto nella puntata precedente su Los Angeles. E invece eccoli qui come rappresentanti del punk non bianco, versante latinoamericano. Ruvidi e taglienti, questi quattro ragazzini dei sobborghi malfamati della Città degli angeli erano guidati dall'artista murale Willie Herron, che cantava, qualche volta anche in spagnolo. In bilico tra la prima e la seconda ondata punk californiana i Los Illegals furono pure protagonisti di un servizio della Rai italiana sulla musica della Los Angeles anni Ottanta, cercatelo su Yuotube... Questa intanto è "El-Lay" del 1981.
Anche loro chicani di Lo Angeles, ma pionieri del crossover tra punk e metal (e un pizzico di rap) i Suicidal Tendecies sono guidati da Mike Muir. Un bilico tra gang di strada e gruppo punk-hc, nel 1983 hanno esordito con un disco omonimo memoriabile pubblicato da Frontier. Suoni sgraziati e pestoni, melodie sporche e tanto furore. Solo qualche mese prima i lettori di Flipside li avevano votati come peggiore band e peggiori stronzi. Poi si sono dovuti ricredere. Questa è "I saw your mommy"
Non si può parlare di "black punk" (o hc) senza menzionare i più grandi di tutti (in senso amplissimo, mica solo per questa sottocategoria): i Bad Brains. Chi non li conosce vada subito a ripassare. Venivano da Washington e hanno pesantemente influenzato la scena della Capitale poi riunita attorno alla Dischord. Sul più bello però si sono trasferiti a New York facendo altri sfracelli. Suonavano velocissimi e alternavano pezzi di hc furioso e brani reggae. Un gruppo immenso, che soprattutto nei primi 3 album ha davvero scritto la storia della musica. Questa è l'epica "Pay to cum".
Tornando all'attualità, l'anno scorso è uscito il disco di debutto dei 1865 - data del Proclama di emancipazione - band "all black" dal tiro punk e non solo. Alla voce c'è Honeychild Coleman, un'altra donna che porta avanti la tradizione del punk nero al femminile. L'album di cui vi parlavo poco fa si intitola "Don't tread of we!" e questa è "Runaway bride".
Chiudo questa puntata dell'Ora dell'ignoranza con un gruppo parecchio ignorante ma divertente: i Manic Hispanic, una band che reintepreta - cambiando testo e titolo - grandi classici del punk in versione "messicana". E così "Sheena is a punk rocker" diventa "Creepers is a lowrider" dall'album "Mojo goes to jr. College". Nella band militano alcune "stelle" del punk americano di origine messicana, compreso il compianto Steve Soto degli Adolescents. A martedì!
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