| 21 Aprile 2020
Blue Morning di Dario Gaggero
Buongiorno a tutti e bentornati a Blue Morning, la rubrica che esplora la musica nera in tutte le sue sfumature (o quasi).
Siete pronti?
Oggi cominciamo con un classico dei doppi sensi: lo scatenato Bull Moose Jackson con la sua 'Big Ten Inch'.
A cosa avrà voluto alludere?
Beh, a un disco, ovviamente.
O no?
Big John Wrencher è stato un personaggio decisamente singolare: perso un braccio in un incidente automobilistico di gioventù continuò ad esibirsi a Chicago in Maxwell Street per tutti gli anni '60, con uno stile rurale e graffiante adattato al nuovo 'verbo' elettrico.
Questa 'Moonshine Blues' è tratto dal suo unico album ('Maxwell Street Alley Blues') del 1969.
Italiani e mandolini sono un'accoppiata abbastanza comune: ma oggi parliamo di mandolino blues! Già membro degli storici Blue Stuff (prossimamente su queste pagine) Lino Muoio ha dedicato buona parte della sua più che ventennale carriera artistica al progetto 'Mandolin Blues', approfondendo anche l'uso di altri strumenti 'desueti' della tradizione afroamericana (ukulele, lap steel, banjo...). Scettici?
Sentite qui:
Ensemble vocale con una carriera che comincia alla metà degli anni '40, gli Swan Silvertones riuscirono progressivamente a innovare con sfumature e arrangiamenti moderni la tradizione gospel. Le incisioni Specialty e Vee-Jay sono forse quelle dove la stilizzazione degli arrangiamenti e i contrasti vocali giungono ad una piena maturazione, oltre a regalare al gruppo diverse soddisfazioni commerciali.
Questa è la loro celebre versione di 'Oh, Mary don't you weep':
Chick Willis ha iniziato il suo percorso artistico negli anni '50 come chitarrista di...Chuck Willis (lo so, non ci posso fare niente) mettendo in mostra uno stile influenzato da Guitar Slim.
Alla morte di Chuck ha inciso diversi singoli a suo nome per tutti gli anni '60, sino a che non ha imbroccato il suo grande (e unico) successo, l'esplicita 'Stoop Down Baby' nel 1972.
Ha continuato a incidere dischi e a suonare dal vivo sino alla morte nel 2013, sviluppando un tocco più morbido e spesso debitore di B.B. King.
Qui lo vediamo esibirsi nel suo grande classico in un concerto dal vivo a Monterey (CA) nel 2010:
Il danese Mike Andersen ha portato avanti con grande coerenza la sua fusione tra blues e soul innestata su un impianto tradizionale con risultanti a volte eccellenti. Dalla sua discografia, ormai parecchio nutrita, ho scelto per voi il video dell'acustica 'Over You' (2011)
Nativa della Louisiana ma affermatasi inizialmente in Texas (come cantante country!) l'ormai veterana Marcia Ball unisce alla perfezione l'irruenza Texana e il seducente tocco pianistico di New Orleans.
La sentiamo in una bella versione live di 'That's Enough of that Stuff':
Abbiamo parlato di Freddie, abbiamo parlato di Albert...ma nella nostra giornata c'è sempre spazio per B.B. King.
Eccolo dal vivo nel 1979 con la sua classica 'I've got a mind to give up living':
E' il momento del rock'n'roll!
Con un occhio ai ritmi ondeggianti della nativa Louisiana e l'altro al solito Little Richard, Larry Williams ci regala la scoppiettante 'Hocus Pocus'!
Tra i bluesman 'classici' del Delta del Mississippi Son House rimane decisamente il mio preferito: la sua voce sembra un urlo che proviene da un passato oscuro e misterioso, fatto di polvere e sangue, peccato e redenzione. Quando è stato 'riscoperto' alla metà degli anni '60 aveva forse perso un po' di smalto dal punto di vista esecutivo ma la voce aveva mantenuto la stessa inquietante espressività.
Eccovi una toccante versione di 'Death Letter':
Pochi i brani incisi per la Blue Cat (etichetta fondata dai compositori Leiber & Stoller) ma gli Ad Libs, guidati dalla cantante Mary Ann Thomas, non sbagliavano veramente un colpo.
Questa è 'He ain't no angel':
Anche per oggi abbiamo finito. Vi saluto con una bellissima 'Diving Duck Blues' della 'strana coppia' Taj Mahal e Keb'Mo, segnalatami da Stefano Espinoza.
Alla prossima,
Dario.
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