| 02 Maggio 2020
Jazz Tracks di Danilo Di Termini
Ciao a tutti. Visto che il mio collega e sodale Dario ve lo ha anticipato nella sua puntata di odierna, vi confermiamo che dalla prossima settimana ci saranno grosse novità nella programmazione di Radio Discoclub65. Stiamo per entrare nella Fase 2 e niente sarà più come prima. Intanto dopo due mesi di programmazione questa trasmissione cambia il suo nome; non più Free Fall che pure salutiamo con affetto, bensì JazzTracks. Io sono Danilo Di Termini e questa è l'ultima puntata della settimana; la troverete tra un'ora circa, insieme a tutte le altre sul sito di Discoclub; se invece preferite solo l'audio e non i video alla fine arriverà anche il link alla playlist su Spotify.
Normalmente iniziamo con una novità ma oggi ci sembra inevitabile – purtroppo sta diventando un'abitudine – celebrare la scomparsa di un grande musicista, e cioè di Tony Allen, morto a Parigi all'età di 79 anni. Lo avevamo ascoltato qualche settimana fa con il suo ultimo disco appena uscito insieme a Hugh Masekela.
Oggi cominciamo col ricordarlo con un'esibizione registrata negli studi di Babylon, un locale nel cuore di Istanbul nato nel 1999, trasferitosi poi nel 2015 in un nuovo centro di esibizione dal vivo polivalente dove vengono registrati contenuti in esclusiva come questo fantastico solo di Tony Allen
Tony Allen è stato senza dubbio insieme all'amico e connazionale Fela Kuti uno dei padri dell'afrobeat. Tony Oladipo Allen aveva imparato le percussioni e la batteria da autodidatta, ispirato dai ritmi tradizionali yoruba e dal jazz americano, da Dizzy Gillespie, Max Roach e Art Blakey. Nel 1964 si unisce al gruppo di Fela per poi diventare direttore artistico degli Africa '70. Durante un viaggio negli Stati Uniti, i due scoprirono i movimenti di protesta afro-americani e il funk di James Brown. Al loro ritorno a Lagos, sviluppano un nuovo genere, l'afrobeat, musica ipnotica e ripetitiva che mescola lo stile highlife, la poliritmia yoruba, il jazz, il funk e che diventa una delle correnti fondamentali della musica africana del 20° secolo.
Dopo 36 album e 26 anni di collaborazione i due si separano; Allen si trasferisce a Londra, poi a Parigi. Guardiamolo proprio in un concerto del 2017 a Parigi, al Festival Sons d'Hiver in un progetto dedicato a Art Blakey con Jowee Omicil al sax, Jean-Philippe Dary al piano, Matthias Allamane al contrabbasso e capirete la sua grandezza in questa reintepretazione di un celeberrimo brano di di Bobby Timmons, Moanin
"Senza di lui non ci sarebbe stato Afrobeat" aveva detto Fela Kuti e Brian Eno lo ha descritto come "il miglior batterista che sia mai vissuto". Negli anni '90 con l'album Black Voices prodotto dal Doctor L sull'etichetta discografica Comet aveva rilanciato la sua carriera suonando con Jimi Tenor (bellissimo il primo disco insieme), il trio brasiliano Méta Méta, la cantante maliana Oumou Sangaré. Ma sicuramente uno dei personaggi che più ha valorizzato Tony Allen in ambito extra-jazz è Damon Albarn in The Good, the Bad and the Queen. Sentiamoli insieme in questo disco del 2014, Film Of Life, da cui traiamo Go Back
Proseguiamo la puntata con una novità, il nuovo disco di Henri Texier. Il contrabbassista francese è una delle figure più importanti del jazz europeo, leader di gruppi sempre interessanti (il nostro preferito il trio con Aldo Romano e Louis Sclavis). Il suo nuovo lavoro lo vede a capo di un pianoless quintet con Sébastien Texier al sax alto, Vincent Lê Quang al sax tenore, Gautier Garrigue alla batteria e Manu Codjia alla chitarra.
Abbiamo scelto un brano che si intitola Laniakea
Texier fu al fianco di Martial Solal e Lee Konitz in due dischi molto belli incisi in Italia alla fine degli anni 60 per la Campi records. Prendiamo spunto per riascoltare Lee Konitz, purtroppo anche lui recentemente scomparso, in una performance registrata nel settembre del 1981 al Woodstock Jazz Festival, New York. Insieme a lui Chick Corea e il brano è la celeberrima Stella by Starlight
Rimaniamo con Lee Konitz con un video che ci ha molto sorpreso visto che si tratta di un'esibizione al Concerto dell'Epifania del 2009 ripreso addirittura da Rai 1. Insieme a
Konitz la cantante italiana Susanna Stivali accompagnata da Marco di Gennaro al pianoforte, Mauro Battisti al contrabbasso e Carlo Battisti alla batteria. Gli ultimi tre – oltre ad essere stati protagonisti di uno spettacolo teatrale dedicato all'opera di Charles Bukowski con Alessandro Haber e prodotto dall'indimenticabile Teatro dell'Archivolto di Genova - avevano anche inciso un bellissimo disco nel 2002, Listen...Silence, uscito per la Dodicilune. Ascoltiamo All the joys, scritto su un poema di Emily Dickinson dalla stessa Susanna Stivali.
Finiamo in allegria con un brano che canta la gioia della primavera con un gruppo che farà storcere il naso a molti puristi del jazz, i Manhattan Transfer. Nel 1985 il gruppo incide Vocalese: il riferimento è a quel genere che sostituisce gli assoli degli strumenti con le singole voci. I primi a farlo furono il trio Lambert, Hendricks & Ross. Ne parleremo in una delle prossime puntate. Intanto, da Vocalese per salutarci scegliamo Sing Joy Spring, brano di Clifford Brown a cui per l'occasione Jon Hendricks scrisse un testo ad hoc.
Allora spazio a Janis Siegel, Tim Hauser, Cheryl Bentyne e Alan Paul. A martedì da Jazz Tracks e Danilo Di Termini. Tra poco la puntata sul sito di Disco club; se invece preferite solo l'audio la trovate su Spotify (segue link). Ciao
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