Blue Monday di Dario Gaggero

Buonasera a tout le monde!
Siete tornati a casa sani a salvi dal primo 'Liberi Tutti (o quasi)'?
Io, complici i POTENZIATISSIMI mezzi pubblici sono arrivato a casa solo pochi minuti fa.
Del resto non vedevo l'ora di essere con voi qui a 'Blue Monday' per la seconda parte del 'Little Richard Special'!
Usiamo come sigla un altro classico del periodo Specialty che avevamo trascurato lunedì scorso (sono troppi):

little1Ci eravamo lasciati sull'immagine (poco) rassicurante di un Little Richard ormai dedito alla carriera religiosa. Ma come forse avrete immaginato una conversione così radicale non poteva che avere vita breve: contattato alla fine del 1962 per un tour europeo da Don Arden (il famigerato 'Al Capone del Rock') già dalla seconda data il nostro cede alle lusinghe dello show business e torna repentinamente al suo vecchio repertorio - con grande successo.
In alcuni di questi show la sua strada si incrocia con quella di una band che farà decisamente parlare di sè: per alcune date inglesi e per una serie di spettacoli al famigerato Star Club di Amburgo si aggiungono come opening act i Beatles...

 Volendo mantenere il pubblico statunitense all'oscuro della sua 'scappatella' europea Richard firma un contratto sotto pseudonimo ('World Famous Upsetters') per l'etichetta 'Little Star' e incide di soppiatto alcuni brani. Questa 'doppia vita', come vedremo, durerà poco...

 In seguito ad un altro tour europeo (stavolta con i Rolling Stones in apertura!) e al conseguente successo di pubblico la Granada Television gli dedica addirittura uno special - 'It's Little Richard' filmato nel novembre del 1963 - che lo fotografa nel pieno della forma. Eccovi un'estratto dalla trasmissione in questione, che lo vede impegnato in un brano più comunemente associato
al 'rivale' Jerry Lee Lewis.

 Gettata alle ortiche la carriera gospel Richard torna brevemente alla Specialty prima di firmare con la Vee-Jay.
Oltre a cominciare la perenne riproposizione di vecchi successi in nuove registrazioni (pratica usuale e comprensibile ma fonte di notevole confusione e irritazione per l'ascoltatore 'moderno') i suoi anni con l'etichetta di Chicago ci regalano un album e una manciata di singoli il cui valore è quasi paragonabile ai classici che hanno lanciato la sua carriera.
Tratta dall'album 'Little Richard is Back!' (1964) eccovi 'Groovy Little Susy':

little2E' più o meno in questo periodo che un giovane Jimi Hendrix comincia a suonare la chitarra negli Upsetters di Little Richard. Anche se il rapporto lavorativo fra i due non è stato idilliaco (pare che Hendrix fosse un sidemen particolarmente svogliato e/o ribelle e Richard fosse un bandleader bizzoso e impossibile. Non fatico
a credere a nessuna delle due affermazioni)...

...ha consegnato ai posteri una serie di brani degni di nota (e non solo a livello archivistico). L'esempio più celebre è forse 'I don't know what you've got but it's got me' (1965), che vede anche la presenza di Billy Preston all'organo.

Purtroppo la British Invasion rese (momentaneamente?) obsoleto il rock'n'roll e i suoi protagonisti agli occhi di un pubblico pronto a seguire avidamente ogni mossa di Beatles e Rolling Stones e di qualsiasi band fosse (o sembrasse) inglese.
Con qualche sporadica eccezione i dischi incisi in questi anni non vendettero molto e Richard cominciò a cambiare etichetta discografica con frequenza rapida e regolare, alla ricerca di un 'rilancio' che purtroppo lo eluderà sempre.
Alla fine del 1965 si accasa con la Modern, ad esempio - un'esperienza abbastanza deludente dal punto di vista artistico e commerciale ma che ha lasciato ai posteri qualche gemma come il singolo 'Do you feel it', che vi metto ora.

Di etichetta in etichetta: il 1966 lo vede passare alla Okeh dove - grazie anche alla produzione di una vecchia conoscenza come Larry Williams - incide uno degli album più convincenti della sua carriera post Specialty.
Sto parlando di 'The Explosive Little Richard' che lo vede convertirsi senza mezze misure al verbo soul che aveva già sfiorato nei dischi Modern.
Eccovene un estratto:

little3Nella seconda metà degli anni '60 la fama di Little Richard negli States sfiora i minimi storici e il nostro è costretto a sbarcare il lunario suonando nel chitlin' circuit, come agli inizi.
Anni dopo Richard parlerà di improbabili boicottaggi del circuito gospel e delle radio a esso associate o delle minacce ricevute da un pubblico nero sempre più radicalizzato per la sua ostinazione nel voler suonare per un pubblico 'misto'.
Sia quel che sia in patria le soddisfazioni rimangono poche: ad esempio lo special televisivo dei Monkees (33 1/3 revolutions per Monkee) che lo vede affiancato ad altre due leggende del rock'n'roll come Jerry Lee Lewis e Fats Domino.

Larry Williams (diventato alla fine suo manager) prova a lanciarlo con alcuni show a Las Vegas dove Richard ha modo di radicalizzare ancora di più il suo look, ora decisamente androgino.
Il successo di questi spettacoli (e la partecipazione a festival rock come l'Atlanta Pop Festival' e il 'Toronto Rock and Roll Revival', chiuso da uno scassato supergruppo guidato da John Lennon ed Eric Clapton ) riescono a rialzare i suo profilo pubblico.
La sua verve anticonformista viene (ri)scoperta anche dalla televisione e Richard è ospite di show molto seguiti come quelli di Dick Cavett e Johnny Carson.
Eccolo duettare invece con Tom Jones in 'This is Tom Jones' del 1969.

Nuova decade, nuovo tentativo di rilancio. La Reprise vuole probabilmente replicare il successo dell' Elvis 'adulto' e fa firmare a Little Richard un contratto per tre album. Nonostante gli sforzi profusi gli LP in questione (tutti validi, anche se dal taglio decisamente rock) non ottengono il successo sperato.
Vi consiglio di recuperarli, comunque.
Tratto da 'The Rill Thing' del 1971 eccovi l'intenso swamp rock di 'Greenwood Mississippi'

 E' a questo punto che la sua carriera ricomincia a prendere una china decisamente discendente: l'abuso di alcool e droga ed un utilizzo sregolato della voce che dura ormai da più di vent'anni fanno sì che i suoi spettacoli non siano più perfettamente a fuoco (celebre la fischiatissima esibizione al 'London Rock and Roll Show' del 1972). Prima di sprofondare negli abissi del revival più trito riesce a partecipare ad album di artisti popolari (Canned Heat, Delaney & Bonnie...) e a pubblicare un raro album d'ispirazione funky per la United nel 1973.

Colpito da una serie di lutti personali e minato nella voce e nello spirito dall'abuso di cocaina Little Richard abbandona le scene per dedicarsi nuovamente alla predicazione religiosa, proprio come vent'anni prima.
Stavolta però abbandonerà quasi del tutto anche la musica pubblicando un solo album gospel, 'God's beautiful city' (1978)

Nel 1984 tornerà alla ribalta con una causa multimilionaria contro la Specialty Records e la sua società di edizione per royalties non ricevute (pare che all'epoca della conversione religiosa avesse 'regalato' i diritti alla casa discograficanella sua furiosa rinuncia ai beni terreni) e cercherà il modo di conciliare le sue 'anime' - quella rock e quella religiosa.
Anche se la sua figura rimarrà ben in vista per tutti gli anni '80 e '90 (con numerose partecipazioni a talk show televisivi e dichiarazioni shock contro l'omosessualità) la sua carriera artistica era definitivamente tramontata con gli anni '70.
Rimangono alcune curiosità degne di nota come la partecipazione al film 'Mother Goose Rock and Rhyme' di Disney Channel...

...o il suo bizzarro rap nella polemica 'Elvis is Dead' dei Living Colour

 Non volendo intristirvi con esibizioni revival risalenti agli ultimi anni o con mesti racconti di malattia e morte chiudo questa carrellata
con uno degli ultimi pezzi Specialty, risalente al suo 'ritorno sulle scene' del 1964.
Long Live Little Richard, the True Queen of Rock 'n' Roll!!!!

Buona serata a tutti. Ci vediamo in negozio!
Dario.

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