Dopo un paio di deludenti album disarticolati degli ultimi anni, The High Country è un definitivo ritorno alla forma. Le canzoni raccontano la storia di due giovani amanti che cercano di sfuggire al mondo claustrofobico della piccola città in cui abitano. Quasi cinematografico, con frammenti semi radiofonici di "parlato"... Questi i Richmond Fontaine, austeri e vulnerabili, con un paio di canzoni - Lost in the Trees, The Escape - ad alzare il volume e rispecchiare una urgenza narrativa. La storia centrale è effettivamente dipinta in una trilogia iniziale di canzoni (in particolare - Let Me Dream of the High Country) Il meccanico si innamora della ragazza e della vita del meccanico, dandoci una visione reale nella vita e sentimenti dei personaggi. La cantante Deborah Kelly offre un contrasto femminile alla voce strascicata e gutturale di Vlautin, e le chitarre acustiche fragili, con innesti occasionali di slide guitar e violino alimentano lo sfondo giusto del suono. Forse, a criticarlo, mancano un paio di pezzi killer a innalzare il disco. Ma Il livello è buonissimo. Richmond Fontaine, una "Americana Superiore". Una certezza. (Andrea Ansevini)
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