Artisti italiani
Argento. Ma sarebbe meglio dire oro puro. Con un livello di altezza poetica e comunicazione musicale che sbalza direttamente il disco ai vertici delle (poche) cose musicali che resteranno, in questo inizio di secolo italiano così convulso e senza coordinate riconoscibili. Riccardo Tesi festeggia il quarto di secolo della sua Banditaliana, la creatura sonora che mette assieme con un sorriso energia rock, sapienza folk radicata nei secoli, intuizioni jazz, canzone d'autore in cui ogni parola è pensata e sciolta in canto per davvero, non per riempire qualche battuta. Festa grande, allora, e affollata: perché Banditaliana ha chiamato un nugolo di amici a dare ognuno una scheggia di poesia in musica che, tutti assieme, riassumono molto del meglio delle note italiane di sostanza. Quindi troverete Mauro Pagani, Paolo Fresu con la sua tromba fatata, le voci di Elena Ledda, Ginevra di Marco, Luisa Cottifogli, Lucilla Galeazzi. Ci sarebbe stato anche Gianmaria Testa, se non avesse ricevuto una chiamata troppo importante da sopra il cielo: ecco allora l'omaggio al Capostazione delle Nuvole con Miniera, un brano che Gianmaria amava riproporre, e Polvere di gesso, da brividi con la voce di Maurizio Geri. E poi omaggi alla tammoriata e al saltarello, ballate che mozzano il fiato, ritmi dispari, ricordi di terre basche, profumi mediterranei, e quant'altro ci vorrete trovare: c'è, è solo nascosto e sciolto nella poesia sonora debordante della magnifica Banditaliana. (Guido Festinese)
Tomaso Chiarella è uno che con le parole ci sa fare parecchio. E tra rime irresistibili e per nulla scontate, allitterazioni e slang declinato in poesia metropolitana con "E ora che" - che segue di cinque anni l'ottimo esordio di "Trasparente" - ci regala un album articolato, ma al tempo stesso semplice e divertente come dovrebbero essere tutti i dischi di classic rock italiano, con qualche venatura cantautorale. Anche perché Tomaso, che suona con una passione smisurata e autentica, non ha alcun distintivo da alternativo da dover esibire – parafrasando uno dei suoi versi più ficcanti – ma solo tanta voglia di cantare e di raccontare il proprio mondo, in bilico fra melodie scanzonate e ballate dolcissime. Brani rock e mid-tempo come "Mascherata scientifica" e la title-track "E ora che" suonano freschi come un gin tonic sulla spiaggia di Puntavagno alle cinque del pomeriggio, mentre "Benedetti maledetti" è una filastrocca sofistica dai toni pop agrodolci che ti si appiccica subito alla testa, come un chewing gum al mirtillo. Tra i brani più intimi e ipnotici spiccano senza dubbio "Dopo il temporale" (con un testo da dieci e lode fatto di incastri perfetti e rime da competizione tipo "Anche stavolta dopo il temporale ci guarderemo un sacco di film/Il Bisbetico domato, Superfantozzi oppure Jules e Jim"), "Paola" e il gran finale di "Il tuo accento spezzino", che inizia con un tono dolente per poi terminare in un crescendo epico quasi western, come se si trattasse di una canzone divisa in due atti. Insomma "E ora che" è uno disco eterogeneo, ma con un filo conduttore ben preciso: la voce inconfondibile di Chiarella, che come un rocker della porta accanto riesce a portarti con estrema nonchalance sul proprio terreno, anche se solitamente frequenti altri lidi musicali. Il paragone con il primo e compianto Vasco Rossi, quello, spontaneo, scorretto e senza menate di "Lunedì" e "Non l'hai mica capito" è fin troppo facile. Ma Tomaso, che probabilmente ha ascolto fino alla nausea quei dischi, è talmente genuino nel suo approccio alla musica che accostarlo a qualunque altro artista sarebbe profondamente ingiusto. A coronare questo bel disco della maturità – anche se di solito è una formula che si usa per il terzo album – ci sono anche degli ottimi arrangiamenti e una qualità sonora inconfondibile, che ci consente di citare un'altra eccellenza genovese: il Greenfog Studio. (Diego Curcio)
p.s. Il 9 giugno Tomaso Chiarella presenterà il suo nuovo album proprio qui da Disco Club. Non mancate.
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