Certamente non hanno il physique du rôle, ma i National, dal provinciale Ohio, sono in questo momento i ragazzi-copertina del rock indipendente americano. Hanno fatto la giusta dose di gavetta (l’esordio sta compiendo 10 anni), hanno amicizie e ammiratori di primo piano (la cosiddetta scena di Brooklyn, da una parte, Springsteen, REM e persino Obama, dall’altra), e, soprattutto, incidono dischi con la giusta dose di rimandi e la giusta razione di personalità. Insomma, dischi sicuramente loro, che ricordano, nei punti giusti, altri e blasonati precedenti. High Violet, nello specifico, pare un ponte transatlantico tra certa Inghilterra dopo punk (Joy Division e Smiths) e certa America di ieri (i vocalist degli anni 50) e oggi (la ricerca dei nuovi pionieri rock). Un album buono, a tratti luminoso, all’incrocio esatto tra ricerca e melodia. (Marco Sideri)
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