Il Diario di Disco Club

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Diario del 9 settembre
Primattore oggi è Billy: quello degli strumenti a fiato (vedi puntata del Mondo Visto da Disco Club del 3 agosto 2011). Quando lui entra sto facendo ascoltare l'ultimo live dei Crippled Black Phoenix a Maurizio T; la musica lo colpisce subito "Cos'è?", "Questo" e gli passo il libretto, già sapendo che si getterà alla ricerca nei crediti di qualche strumento a fiato; le note non sono molto esaustive, ma la musica gli piace veramente, "Ecco senti, in questo momento ci starebbe perfettamente un sax", ma il sax non parte, cerca la complicità di Maurizio "Non ti sembra che questo pezzo sarebbe stupendo con un assolo di sax o tromba?", ma non lo convince "No, ci sta meglio la chitarra"; faccio una veloce carrellata dell'intero album, niente strumenti a fiato "Porca miseria, sarebbe stato il mio disco dell'anno se ci fosse stato almeno un pezzetto di sax", ovviamente non lo compra, ma quando vede che Maurizio lo prende gli dice "Sentilo bene a casa e sappimi dire se almeno un inciso con uno strumento a fiato c'è, sax è meglio, ma anche tromba e persino clarinetto, flauto no". Maurizio già lo conosce, ma rimane lo stesso sorpreso "Scusa, ma se ti piace tanto perché non lo compri?", "Vedi, io, da ragazzino negli anni settanta, sono rimasto folgorato da Mark-Almond, loro usano in maniera soave gli strumenti a fiato, da allora mi sono posto una soglia d'acquisto: almeno qualche secondo di fiati in un disco ci deve essere", e così dicendo supera, triste per il mancato acquisto, un'altra soglia, quella del negozio. Rientra dopo poco, "Ho visto in vetrina due cd che potrebbero interessarmi, "Trip" dei Caronte e "Girls in Hawaii" degli Everest, me li fai ...", "Billy, cicciollo, hai invertito titolo e autore di entrambi, vattene che non ti sopporto più" e lo sospingo verso l'uscita.

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Diario del 2 settembre
Ecco un altro regalo di Feltrinelli: un cliente, mio coetaneo, che alla ricerca di un cd di Eddie Calvert è stato gentilmente indirizzato da Disco Club. Mi applico nella ricerca e gli trovo un best di suo gradimento, ma non è finita, tocca a Caterina Valente, ci sono decine di dischi nel database, ma nessuno con la canzone che lui cerca. Finito? No, eccolo con una richiesta, "Scusi, ancora una cosa, c'è una diatriba con i miei amici, la canzone Popcorn è dei Pink Floyd, vero?". Per poco svengo e questa non gliela lascio passare, "Si sarebbero vergognati a morte di fare una cosa del genere!". Il mio sdegno non lo convince, "Eppure io sono sicuro che era dei Pink Floyd". Potrebbe beccarsi l'espulsione più rapida della storia del negozio, ma mi trattengo, anche perché viene in mio aiuto l'amico Luciano, postino in pensione, "Ma cosa dice, non è roba da Pink Floyd". Cede alla maggioranza, ma s'inventa un'altra richiesta, "Ho sentito alla radio September Morn, la cantava un cantante francese, ma non era Gilbert Becaud, aveva una voce più profonda; chi può essere di altro francese?", "Ma scusi, era in francese", "No, in inglese", "E allora perché dovrebbe essere un francese a cantarla?", questa volta (al contrario del caso Pink Floyd) gli faccio cadere una certezza, "Così ... mi sembrava ... non so", gli vengo in aiuto "La versione originale è di Neil Diamond", gliela faccio sentire, "No, non è questa". Andiamo avanti ancora una mezzora tra Peppino Di Capri, Mina, Bocelli e concludiamo con un suo intervento: quando una signora mi chiede una raccolta dei Beach Boys, lui s'intromette con "Ho qualcosa anch'io, ma hanno fatto dolo due canzoni". Finalmente se ne va, "Io andavo sempre da Feltrinelli, ma adesso ... senta possiamo darci del tu ... come ti chiami? ... dicevo, Gian, da adesso verrò sempre da voi". Ancora grazie ragazzi di Feltrinelli!

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Diario del 26 agosto
Non ci sono più i .... di una volta! Al posto dei puntini potete mettere quello che volete. Oggi io ci metto "barboni". Barboni? Sì, barboni, proprio nel senso di senzatetto. I barboni di una volta, quando passavano la notte sotto i portici davanti alla mia vetrina, se ne andavano al mattino presto, prima che io arrivassi ad aprire il negozio, o, se li trovavo ancora lì, si affrettavano a portare via il loro cartoni ed a pulire, chiedendomi scusa.
Questa mattina già da lontano ho visto qualcosa di strano, il pavimento dei portici, la mia vetrina e il vaso della pianta del bar Verdi erano tutti sporchi di rosso. Un fatto di sangue notturno? Avvicinandomi cauto ho visto a cos'era dovuto tutto quello scempio: ai pomodori. La notte scorsa i barboni dei dintorni, prima di addormentarsi esausti (e ubriachi) davanti alle vetrine dei negozi, si sono affrontati tipo spaghetti western a suon di pomodori (un'intera cassetta di San Marzano). Non solo, hanno dormito fino all'arrivo del barista, che è stato costretto a "disturbarli" con dei calcetti nei fianchi per poter entrare nel suo locale. Io sono arrivato alle otto e per due ore e mezzo mi è toccato pulire la vetrina e la soglia "insanguinate" (togliere i semini spiccicati nel vetro non è stato facile). Ma mi chiedo: perché invece di usarli come proiettili, i pomodori non se li sono mangiati?

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Diario - Dal 19  al 24 agosto

Diario del 19 agosto
Sono stato assente dal negozio per cinque giorni e mezzo, al ritorno mi attende una cosa ormai insolita: una cartolina.
Ecco il testo: "Com'è purtroppo è così - puo solo peggiorare con - la madonna del Rosario - Tutti daccordo per coprire - stragi e politici ma - i genitori sono - indiscutibili - Ho dei 45 e 33 giri - cassette registrate tutte -rovinate Saluti - sinceri gradita - risposta a presto - se potesse e lo so!" (vedi sotto foto della cartolina).
Uno scherzo o una triste realtà?"

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Diario del 5 agosto
Era ormai più di un mese che aveva da parte l'ultimo cd di Gianna Nannini, pensavo si fosse offeso perché avevo parlato di lui sul Diario: mi riferisco a Marino, l'uomo arancione. Eccolo invece spuntare, "Ciao Gian, è un po' che non passo, mi hanno trasferito a Recco", e, accorgendosi del mio sguardo sorpreso, prosegue, "Lo so perché mi guardi così, non sono più arancione. Sono sempre chiuso in officina, mi sembrava inutile vestirmi in quella maniera e allora ho cambiato colore". Ecco la mia sorpresa: al posto dei calzoni e del giubbotto arancio, ecco calzoni e giubbotto grigi, orologio arancio, ora grigio, braccialetti arancioni, ora grigi. Tirando fuori il portafoglio per pagare, me lo mostra "Solo questo non è cambiato"; effettivamente non è grigio, ma nemmeno più molto arancione, forse a causa di un tentativo di cambio di colore non ben riuscito. Mi ricordo di avergli regalato due penne arancioni, dono di un rappresentante, quello stesso rappresentante questa volta me le ha portate grigie: segno del destino? Ovviamente gliele regalo.

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Diario - Dal 29 luglio al 3 agosto

Diario del 29 luglio

Ormai è un ritornello quotidiano: "Quando chiudi?". Ovviamente i clienti non si riferiscono alla chiusura "totale" (almeno spero), ma a quella d'agosto. Allora ribadisco: non chiudiamo per ferie dal 1973. Per sicurezza ho messo questo cartello in vetrina. Domani qualcuno me lo chiederà ancora?

Diario del 30 luglio
L'età è simile, poco meno di settantanni il primo, poco più di sessanta il secondo, l'aspetto è opposto, elegante nel suo abito di lino color panna, camicia in pendant, non un capello fuori posto il primo, molto casual con calzoni alla zuava, grosso zaino sulle spalle e lunghi capelli arricciati dai lati alla Sor Pampurio, il secondo. Lo scontro è quasi inevitabile. L'elegantone entra e tira fuori il mobile contenente i vinili di classica e jazz usati, bloccando quasi completamente l'ingresso; al woodstockiano non interessano quei generi e vorrebbe passare oltre, ma non riesce a infilarsi nel piccolo spazio lasciato libero dal carrello estratto dall'altro; dopo una trentina di secondi di attesa, visto che quello non sembra accorgersi della sua presenza, biascica un "Vorrei passare", l'altro non apre bocca, ma sdegnosamente con la mano gli fa segno che gli ha lasciato lo spazio (non più di dieci centimetri), "Non ci passo" dice l'hippie, ma l'altro non lo considera, allora con molta fatica e uno sguardo d'odio, s'infila (zaino compreso) nello stretto pertugio e si avvia verso la casella dei Clannad; cerca il primo, ma non ce l'ho, allora se ne va, questa volta senza fatica, perché il mobile è rientrato al suo posto ed anche il gagà abbandona il campo con un gelido "Buongiorno".

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