Jazz

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ImagePreannunciato dal brano “Whiteworld” nel bel disco live del 2004 inciso con lo stesso gruppo (Neal Alger alla chitarra, Michael Arnopol al basso, Eric Montzka alla batteria), arriva il progetto della cantante e pianista Patricia Barber dedicato alle “Metamorfosi” di Ovidio. I quindici libri dell’opera sono diventati l’ispirazione per undici canzoni dedicate ad altrettanti personaggi che popolano il poema delle trasformazioni: “Morpheus”, uno dei tre brani in cui si aggiunge il sax di Jim Gailloreto, “Pygmalion”, dalla classica struttura a 32 battute, l’accorata “Icarus”, dedicata a Nina Simone (una delle fonti d’ispirazione della Barber, insieme a Sheila Jordan), la tristissima “Orpheus”, l’arrogante “Phaethon” fino alla corale “The Hours”, a chiudere un disco davvero eccellente. (Danilo Di Termini)

 

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ImageContinua la fruttuosa collaborazione tra Enrico Pieranunzi e Camjazz e soprattutto continua quella del pianista romano con il contrabbassista Marc Johnson e il batterista Joey Baron. Dopo i due dischi dedicati alla musica di Ennio Morricone e “Current conditions”, la raccolta di composizioni originali del 2003, è ora la volta di un cd che fin dal titolo non lascia dubbi. Anche qui brani di Pieranunzi e Baron con l’aggiunta di alcuni standard (“These foolish things”, “A flower is a lovesome thing” di Billy Strayhorn), più “When all was Chet” della pianista Stefania Tallini, giovane promessa del jazz italiano e, ad aprire, “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco.

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ImageTre anni fa avevamo entusiasticamente recensito il doppio dal vivo di questo quintetto che il contrabbassista inglese abitualmente alterna alla big band: Chris Potter al sax, Robin Eubanks al trombone, Steve Nelson al vibrafono e la novità Nate Smith alla batteria. L’innesto non modifica il sound di una formazione che ha nella coesione uno dei punti di forza, nel rispetto dell’idea di “working band” cara a Holland, con un linguaggio originale e comune, in cui anche le singole improvvisazioni fanno parte di un affresco riconosciuto e assecondato da tutti. Difficile scegliere un brano – forse la splendida “Easy did it”, dedicata a New Orleans, con l’ispiratissimo Eubanks o l’arabeggiante “Secret garden” con un Potter magistrale – tra i nove titoli di questo grande, grandissimo disco. (Danilo Di Termini)

 

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ImageSono passati tre anni dal precedente disco solo del pianista fiorentino: nel frattempo ha formato un nuovo quintetto, ha calcato i palcoscenici teatrali, è stato ospite in tv da Renzo Arbore, ha pubblicato un libro di racconti. A chiudere questo periodo, almeno simbolicamente, arriva un disco per ECM, un progetto partito dall’idea di un omaggio a Prokofiev (unico legame con la precedente opera solista), via via trasformatosi in un recital pianistico eclettico nelle scelte (dal tango di “Media luz” al ragtime di "Maple leaf rag”, dalla creazione estemporanea dei tre “Impro” alla tradizione riletta di "Do yo know what it means to miss New Orleans” fino a “Don’t talk”, una vecchia canzone dei Beach Boys), ma assolutamente rigoroso nello sviluppo. E il risultato è all’altezza delle aspettative. (Danilo Di Termini)

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ImageDopo il lungo periodo di silenzio dovuto ad una malattia nervosa, Keith Jarrett è tornato a esibirsi in piano solo ed ecco arrivare puntuali le registrazioni dei concerti tenuti in giro per il mondo: dopo Osaka e Tokyo, è ora la volta di un recital dello scorso ottobre a New York riproposto in doppio cd (uno dura 33 minuti, l'altro un'ora e 16: mah!).

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ImageA voler riassumere questo disco, si potrebbe considerare che come il nome di Metheny precede quello di Meldhau in copertina, analogamente è sempre il chitarrista a introdurre i temi e a indicarne le linee di sviluppo; il pianoforte è sullo sfondo, misurato e puntuale anche negli assoli, ma senza elevarsi mai allo stesso livello.

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