Jazz

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Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Diario del 22 giugno 2007

ImageE’ conosciuta come Sindrome della Completezza Esasperata e colpisce critici, studiosi e anche semplici appassionati; si manifesta con il desiderio di possedere tutto quanto inciso da un singolo musicista, anche la registrazione del trombettista ubriaco nel retro del bar prima del famoso concerto. Per curarne i sintomi (e anche per incoraggiare le esauste vendite) l’industria discografica ha inventato il cofanetto, raccolta di svariati cd in cui racchiudere l’opera, omnia o frazionata, dell’artista prescelto. Ma “Freelance Years”, box che comprende tutto quanto pubblicato da Sonny Rollins per le etichette Riverside e Contemporary fra il dicembre ‘56 e l’ottobre ’58, benché soddisfi i requisiti (i brani ci sono proprio tutti, dalla seduta newyorchese con Thelonious Monk di “Brilliant Corners” a quella di Los Angeles di “And The Contemporary Leaders”, passando per quattro long-playing registrati a suo nome e due partecipazioni ai dischi del trombettista Kenny Dorham e della cantante Abbey Lincoln) è anche un vero monumento all’arte del tenorsassofonista nato a Harlem il 9 settembre del 1930.

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ImageCosa ci faccia Michael Bublé in un omaggio alla signora del jazz per eccellenza, resta un mistero inspiegabile; archiviato il disdicevole episodio diamo atto al produttore Phil Ramone, di aver allestito un cast più che meritorio: Natalie Cole (rispettosa in "A-Tisket, A-Tasket"), Queen Latifah (“The Lady Is a Tramp”), Chaka Khan ("Lullaby of Birdland"), Linda Ronstadt (sorprendente in “Miss Otis Regrets”), Dianne Reeves (“Oh Lady Be Good!”). La soporifera “Dream a Little Dream Of Me” di Diana Krall e l’irrilevante “Airmail Special” di Nikki Yanofsky non inficiano la riuscita dell’operazione. La sorpresa è un inedito in cui Ella si diverte insieme a Stevie Wonder nella sua “You Are the Sunshine Of My Life”: l’errore nell’attacco della seconda strofa è il preludio ad una risata e ad un’esecuzione magistrale. (Danilo Di Termini)

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ImageSono passati più di vent’anni da “Cloud About Mercury”, il precedente disco del chitarrista newyorchese inciso per Ecm e non sono trascorsi invano: oggi insieme a Tim Berne al sax alto, Craig Taborn alle tastiere (e felicemente all’Hammond) e Tom Rainey o Matt Chamberlain alla batteria, dopo un iniziale omaggio al Davis di “Bitches brew”, Torn si inoltra nei territori dell’avanguardia tra rumorismo, impennate free ed elettronica ambient. Omaggio alla manipolazione “Prezens” è stato registrato nel marzo 2005: una dozzina di ore di improvvisazione collettiva (il gruppo ha maturato anni di frequentazione musicale in giro per il mondo) remixati, risuonati, rimaneggiati dallo stesso Torn in studio. Risultato affascinante, a tratti immediato, in altri momenti impegnativo: ma mai superficiale. (Danilo Di Termini)

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Image Paul Motian alla batteria, Chris Potter al sax tenore, Larry Grenadier al contrabbasso, più Greg Osby al sax alto e Masabumi Kikuchi al pianoforte:una formazione che comprende alcuni fra i migliori jazzisti al mondo.
Superati i 75 anni, Paul Motian può vantare una carriera irripetibile che lo ha visto al fianco di tutti i grandi del jazz: oltre a Miles Davis, anche Bill Evans, John Coltrane, Keith Jarrett, Bill Frisell, Joe Lovano e molti altri. Con questo nuovo album, uno dei nomi più prestigiosi dell’etichetta di Stefan Winter regala musica di grande qualità per il pubblico del jazz .
CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 29/06 al prezzo di € 19,90.
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Image Nel 1979 il concetto di trio di grande potenza sonora era ben vivo e vegeto nel rock (Police, Jam, Rush, ZZ Top...), ma non lo era nel campo più etereo e sfumato del jazz-rock, con un’unica eccezione e una sola volta: Trio of Doom. Nacquero e si sciolsero in una settimana, il tempo di un concerto memorabile all’Avana, Cuba, il 3 marzo 1979 e di una manciata di sessioni di registrazione in studio, l’8 marzo seguente a New York.
I quasi 5000 posti del teatro Karl Marx all’Avana furono il punto focale di 3 giorni e 3 notti (dal 2 al 4 marzo 1979) di un “summit” musicale preparato dalla Columbia per quasi un anno e durante il quale l’etichetta mise sotto contratto Irakere, il gruppo in cui collaboravano quelli che sarebbero dicevute star mondiali: Paquito D’Rivera al sax, Arturo Sandoval alla tromba e il pianista Chucho Valdes. Irakere oltre alle qualità strettamente musicali divenne un simbolo: una via di accordo dove la diplomazia politica non riusciva a generare altro che fallimenti.
Un massiccio numero di artisti Columbia (e manager, produttori, tecnici e accompagnatori) raggiunsero cuba per quei 3 lunghi giorni di immersione totale nella musica: Billy Joel, Stephen Stills, Kris Kristofferson, Rita Coolidge, Bonnie Bramlett e Mike Finnegan per la parte pop; Stan Getz, Jimmy Heath, Dexter Gordon, Hubert Laws, Arthur Blythe, Woody Shaw, Cedar Walton, Bobby Hutcherson, Richard Tee Rodney Franklin, Eric Gale e Percy Heath per il jazz. A chiudere l’enorme cerchio Tony Williams, John McLaughlin e i Weather Report, nella formazione con Jaco Pastorius, Joe Zawinul, Wayne Shorter e Peter Erskine. Da parte cubana parteciparono, oltre a Irakere, Ray Barreto, Larry Harlow, i Fania All-Stars, l’ Orquesta Aragon, Elena Burke, l’ Orquesta de Santiago de Cuba e molti altri. Columbia nominò l’evento “Havana Jam” e pubblicò due LP omonimi alla fine del 1979.
CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 29/06 al prezzo di € 12,90.
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ImageE’ l’ultima incisione di Michael Brecker, scomparso nello scorso gennaio, ma non suona come un testamento. Nonostante fosse debilitato dalla lunga malattia, circondato da musicisti amici (Herbie Hancock e Brad Mehldau al piano, Pat Metheny alla chitarra, John Patitucci al basso e Jack DeJohnette alla batteria) Brecker mantiene l’usuale forza ed energia al sassofono tenore (alternato all’EWI, un sax soprano elettronico che permette di utilizzare suoni campionati), così caratteristico per il fraseggio conciso e i soli impeccabilmente strutturati (eredità della lunga frequentazione con il mondo del pop-rock). Una vitalità che trova il suo apice negli empatici unisoni con Metheny. Nove temi originali e palma del migliore a “Tumbleweed” con echi felici di Steps Ahead. So long, Michael. (Danilo Di Termini)

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