Rock

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ImageLeggende  del circuito alternativo anni ’90 nonché  perfetto esempio di nome “di culto”, gli australiani Dirty Three sono un trio strumentale che utilizza batteria, chitarra, violino e talora pianoforte. Chi già li apprezza sarà felice di sapere che “She Has No Strings Apollo” si mantiene sull’eccellente livello dei lavori precedenti con l’unica piccola novità rappresentata dai toni insolitamente briosi dell’iniziale “Alice Wading” (quasi alla Penguin Cafe Orchestra).

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ImageA volte è proprio il “piccolo” negozio che riesce a fare tendenza. Accadde, ad esempio, all’epoca dell’uscita di “Maplewood” (2000) l’ep d’esordio di Ed Harcourt. Quelle sei canzoni piene di grazia melodica  e amore per Tom Waits e Jimmy Webb stregarono l’intera clientela di Discoclub, dal post-rocker più accanito al cultore di ristampe d’epoca.

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ImageSe non fosse per l’indiscutibile onestà artistica di Ry Cooder, si potrebbe avanzare il sospetto che Mambo Sinuendo sia un’operazione discografica sgradevolmente furbesca, volta a sfruttare senza alcuna fatica il successo di Buena Vista Social Club. Ma Ry Cooder ha una credibilità da difendere e Manuel Galban è un maestro della musica cubana; questo attenua il peso di certe maligne considerazioni.

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ImageI Massive Attack si ripresentano con questo disco monchi di 2/3 dei componenti. A tenere le redini dell’impresa rimane, infatti, solo Robert “3D” Del Naja, vista la defezione, o temporanea pausa dall’attività, dei due restanti membri. A dargli man forte, troviamo il solito Horace Andy, già voce di molte canzoni del gruppo, e Sinéad O Connor.

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ImageOgni anno, nell'anniversario della nascita di Edgard Allan Poe, una misteriosa figura si addentra nel cimitero di Baltimora, si scalda con un po’ di whiskey, poi lascia la bottiglia e tre rose dietro di se. Per quest'anno abbiamo scoperto chi fosse. Lou e Poe sono sempre stati spiritualmente vicini, artisti popolari con un debole per la decadenza e il desiderio di auto-mortificazione.

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ImagePalace Music, Palace Brothers, Palace, Bonnie ‘Prince’ Billy. Questi sono solo alcuni dei nomi sotto cui Will Oldham ha inciso i suoi dischi. Dopo un tentativo di carriera come attore, questo strano americano ha imboccato la via della musica. Musica che formalmente, a grandi linee, si appoggia sulla solida base dei suoni acustici e introversi del country e del blues ma al suo interno nasconde le soluzioni più diverse.

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