Rock

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ImageDavid Berman, che poi è Silver Jews, è uno scrittore. Non nel senso che incide dischi, suda e sputa sul palcoscenico, rilascia interviste provocatorie sugli spinelli a MTV e ha fatto uscire un’antologia con i suoi testi migliori: lui è scrittore sul serio. E i dischi altro non sono che un veicolo, sempre diverso, per le sue storie. Fino a oggi ha inciso tre album, in compagnia di personaggi noti e meno noti (su tutti i Pavement, per un certo periodo contitolari del progetto e spesso scioccamente indicati come “membri fissi”) e tutti e tre, diverse forme per un unico volto, sono splendidi e sempre meravigliosamente defilati.

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ImageIo ho tutti i dischi dei Beatles… Grandi aspettative gravitavano su questo disco, colonna sonora del film omonimo, tutti i brani sono firmati dalla storica accoppiata Lennon-McCartney e gli esecutori sono nomi importanti della scena pop-rock. Molti di loro hanno scelto un approccio decisamente filologico, quasi reverenziale verso le celebri melodie; tra questi emergono Ben Harper con Strawberry Fields Forever, Rufus Wainwright con Across The Universe e i fratelli Finn (Crowded House) con Two Of Us (di quest’ultima figura anche una versione ad opera di Aimee Mann e Michael Penn). Tra suoni d’epoca, tamburelli e cori appare persino un basso Hofner.

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ImageNon ho neanche un disco dei Bitols. Ecco, l’ ho detto: ora si va a incominciare. I Am Sam è una raccolta di pezzi scritti da un gruppo di Liverpool (i Beatles) ed interpretati dai famigerati “Artisti Vari”, commento musicale al poco riuscito film con Sean Penn e Michelle Pfeiffer. Gli “Artisti Vari”, questa volta, hanno la voce dei Grandaddy, di Ben Folds, Ben Harper, Nick Cave ed Eddie Vedder  tra gli altri. Io ho sempre comprato i dischi di questi signori e nell’ occasione ho deciso di continuare a farlo. La musica è bella, niente da dire; sarei volutamente ingenuo sostenendo di non aver già sentito (milioni di volte) gran parte delle canzoni qui riproposte o di ignorare tout court il canzoniere dei Fabfòr.

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ImageIL. CLUB. DIMOTOCICLISMO. NERO. (e). RIBELLE: Urka!… Un disco di sporco, tagliente e fottuto rock ’n’roll, finalmente!… Macché, i tre B.R.M.C. solo sporadicamente affilano le chitarre e colpiscono duro come suggerirebbe la ragione sociale (nel singolo Whatever Happened To My Rock ’n’Roll –Punk Song-, guarda caso), perlopiù abitano un mondo dove i riferimenti più immediati paiono essere Charlatans, Stone Roses, Jesus & Mary Chain e Spiritualized invece di Stooges, Ramones e Clash. Niente di male in questo, intendiamoci, solo un fraintendimento.

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ImageQuando si ha un nome che giganteggia nella storia della canzone contemporanea e un’indole schiva, imprevedibile, incurante della propria immagine, ci si può permettere di giocare. E questo è esattamente ciò che ha fatto Bob Dylan in un album spiazzante, colorato e ludico eppure terribilmente rigoroso come Love And Theft. Varcata la fatidica soglia dei sessant’anni, un artista può avere la tentazione di vivere di rendita, utilizzando tutte le strategie possibili per catturare la benevolenza del pubblico. Questo vale per molti, ma non per Mr Zimmerman.
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ImageCi sono mille motivi molto più che validi per non comprare, e probabilmente anche per evitare di ascoltare, il disco che questo quintetto newyorkese ci propone in un momento nel quale le tasche degli appassionati di musica vengono tassate continuamente dalle uscite di pletore di bei dischi. In primis l’incredibile messinscena creata dalla stampa inglese nei loro confronti, che li ha descritti come gli ultimi salvatori della musica rock, non quelle folk o punk che tanto successo hanno attualmente tra generazioni differenti, ma quella che parte dai Velvet Underground, passa attraverso la new wave e arriva non-si-sa-bene-a-chi.

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