Il Diario di Disco Club

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Diario del 4 novembre
Dario è un grande fan di Sherlock Holmes e oggi ha avuto il modo di esibirsi col sottoscritto nella parte di Watson. Eccovi il misfatto. Nel primo pomeriggio col negozio abbastanza pieno di gente un olezzo non troppo piacevole ha colpito le nostre narici. Io guardo a uno a uno i presenti, Marco, Francesco, l'Elettrico mi sento di escluderli, poi c'è un giovane altissimo con una palandrana, che potrebbe anche essere la causa della puzza. Facendo l'indifferente, mi avvicino, no, non è lui. Poi mi accorgo che un po' tutti i presenti guardano i vicini con diffidenza, annusandoli, ma il colpevole non esce fuori. Dopo una decina di minuti il negozio si svuota, una cosa rimane: il tanfo. Siamo rimasti io e Dario, "La senti questa puzza?", Dario "Verrà da fuori", mi avvicino a lui ed ecco lì per terra il "colpevole": una cacchina di cane calpestata e spiccicata sul nostro pavimento. Dario si lascia andare a una quasi bestemmia, "Porco...., sono stato io?" Si toglie la scarpa, sì è stato lui. "Dove l'hai presa?", "Forse quando sono andato dall'usato". Adesso gli tocca il lavoro sporco, pulire e disinfettare. A me viene un dubbio, ci sono solo due impronte e, soprattutto, all'ingresso e sul tappeto non ci sono segni. Faccio la strada tra noi e l'usato, niente di pericoloso. Come è possibile che ci siano solo due residuati a metà del negozio? Dario va con Francesco a prendersi un caffè, quando torna si trasforma in Sherlock, "Ho capito, c'era un signore con un cagnetto, è stato questo figliol d'un can a fare i suoi bisogni e io li ho calpestati: elementare Watson!".

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Diario del 3 novembre
Telefono. "Discooocluuub", "Pronto, siete quel negozio che vende dvd di film?", io, sintetico, "No", "Ah, pensavo che foste quel negozietto alla fine di via San Vincenzo", lo lascio nella sua ignoranza tra quale sia la fine e quale l'inizio di via San Vincenzo, "Di tre, ne ha azzeccata una sola: siamo un negozietto, ma non vendiamo dvd di film e siamo all'inizio di San Vincenzo".
Ancora telefono. "Discooocluuuub", "Cerco qualche disco di brutal death metal, rock cattivo", "Cattivissimo, di che gruppo?", "Dei brasiliani Krisiun".
Eccolo dopo mesi il cliente sordo. "Ha qualcosa di piano", già la domanda mi sembra in contrasto col suo stato, gli propongo Jarrett, "Come scusi? Parli più forte, non sento", "Questo cd di Jarrett", "Di chi?", "JARRETT", "Va bene, quanto costa?", "Sette euro", "Quanto?", "SETTE". Paga e se ne va, mentre un altro cliente mi chiede a sua volta il prezzo di un vinile, "Quanto costa?", "VENTICINQUE", "Non urlare, non sono mica sordo".
Vecchietto alla ricerca di musica messicana, "Mi dispiace non ne abbiamo", "Come mai? E' così bella. Avete solo rock? Questi inglesi sun cumme a gragneua" (come la grandine).
Altro vecchietto, "Cerco un disco che piace a mia moglie, ma non ricordo il nome del cantante, è una parola che sembra genovese, tipo Pigia", "Non mi dice niente", "Non posso telefonare a mia moglie per chiederglielo, perché sta giocando a tennis". Moglie arzilla o più giovane? Non lo sapremo mai, ma invece dopo una mezzora scopriamo chi era il suo cantane prediletto, il cui cognome sembrava una parola genovese: Mika!
Ore 18:59. Telefono. Rispondo o non rispondo? Magari vuol sapere se ho il cofanetto di Dylan uscito oggi, "Discooocluuub", "Avete 45 giri di Raf?". Poso e chiudo.

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Diario del 2 novembre
Ho una crisi d'identità. Andrea, il fan dei Duran Duran che all'improvviso anni fa ha incominciato a chiamarmi Marcello, viene oggi in negozio; prima sorpresa, non chiede i suoi beniamini, ma compra un cd di Madonna; seconda, dopo, aver pagato mi dice, "Ah, Marcello, mi ha detto Anna, che è anche lei in manicomio con me, che non ti chiami Marcello, ma Gianfranco". Cerco di fargli tornare in mente che anni fa mi chiamava, giustamente, Giancarlo, ma ho paura che adesso per un po' mi toccherà sentirmi dire "ciao Gianfranco".
Subito dopo ecco un altro cliente, beh, chiamarlo cliente è esagerato, non avendo mai comprato niente, ma ultimamente è assiduo e ogni volta mi chiede di cercargli su internet dove si trova una strada, non sempre la stessa, ogni volta cambia e la cosa straordinaria è che si trovano in posti tra loro non molto vicini, da Nervi a Molassana, al centro storico. Anche oggi lo accontento e lui per ringraziamento mi offre un caffè, "Paolo, hai un caffè pagato al bar Verdi".
Mi sorge un dubbio, ma come mi chiamo? Marcello, Gianfranco, Paolo o Giancarlo?

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Diario del 30 ottobre
Ormai abbiamo ospiti fissi notturni davanti alle nostre vetrine, due da noi e due dalla vicina Outsider. Quelli precedenti se ne andavano appena apriva il bar Verdi, quindi verso le 6:30; questi ultimi sono più dormiglioni. Anche oggi quando arrivo alle 8:25 sono ancora lì coricati, prendo a calci (tranquilli, non sono così cattivo, non loro, ma) la serranda. Il clangore risveglia l'uomo, che con un solo occhio aperto mi guarda come a dire "cosa vuole questo?", la ragazza di fianco a lui non ne vuole proprio sapere. Altri calci e finalmente lui si alza, lei si sveglia. "Dovrei aprire il negozio", dico, "Adesso vi regalo una sveglia così alle sette vi svegliate". Sorpresa, l'uomo mi dice "Ti ghe raxón" (hai ragione), lui e la moglie sono genovesi. Quelli della vetrina di fianco invece sono rumeni e un po' più sfacciati. Il più vecchio di permanenza sotto i nostri portici mi dice "Come va capo?", burberamente gli rispondo "Potrebbe andare meglio", sottintendendo che il peggio è dovuto alla loro presenza a quest'ora, ma non lo scoraggio, "Ci vorrebbe un caffè", ma io sono altrettanto pronto "No grazie, l'ho già preso a casa". Lo spiazzo, borbotta qualcosa in rumeno, forse qualche insulto, ma raccatta i suoi cartoni/materasso e li va a deporre dietro la siepe, conservandoli per la prossima notte e lasciando il portico pulito.

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Diario del 18 ottobre
La storia del record della t-shirt indossata dal Pluriespulso ha prosciugato le mie risorse "letterarie" e vi ho lasciato senza Diario per un mese. Riprendiamo da dove eravamo rimasti, solo con un breve cenno. Il Pluriespulso ha cambiato abbigliamento, maglietta della salute, camicia jeans e giacchetta ventennale (nel senso che la indossa da almeno ventanni); con oggi anche questa combinazione ha compiuto un mese, la maglietta della salute non è più bianca, ma giallina, la camicia jeans non è più blu, ma grigia, l'unica a reggere e la giacchetta, ma questa era già grigia di partenza.
Altro protagonista del Diario alla ribalta: Scussssi. Dopo la fase gothic-metal (che gli è costata una lunga espulsione per il mancato ritiro di una serie di cd da lui ordinati), è passato al reggae, sempre con preferenza per gli artisti britttttanici. Ora va più indietro negli anni '60/'70 e sempre nella terra di Albione. "Gian, gli Hollies fanno beat", cosa c'è di strano nella domanda direte voi; beh, lui dice proprio beat, non bit. Poi passa al prog (sempre brittttanico), "Gian, ma i 10cc fanno prog?", "No", "Non fanno prog?" sorpreso, ribadisco "No"; non è convinto, anzi cerca lui di convincere Dario che i 10cc fanno prog per poterli comprare. Alla fine vorrebbe prendere un loro cd, grave errore, non si ricorda che ha ancora da parte un disco della precedente fase, il reggae britttanico. Mal gliene incolse, "NON FARE COME L'ALTRA VOLTA, HAI ANCORA DA PARTE UN CD, PRIMA PRENDI QUELLOOOOOOOOOOOOOOOOOO!", lui raddoppia le "s" e le "t", io le vocali. Lo spavento del mio urlo lo fa sudare ancora di più di quello che già fa normalmente e lo fa "navigare" fuori dal negozio.
Ora un po' di new entry. Anziano, "Cerco una canzone di Springsteen il cui testo ha ispirato il titolo di un film, so solo che il regista è straniero", io "Straniero in che senso per noi o per Springsteen?", lui "Non è italiano", "Che strano, eh?".
Altro anziano, "Ha la canzone Tanta voglia di lei?", "No", "Sa perché lo cerco?", "Le piacciono i Pooh?", "No, io avevo un gatto e a lui piaceva tanto questa canzone".
Più veloci le richieste di due ragazze; la prima "Vorrei qualcosa di salsa portoricana"; la seconda "Cerco un cd di una rapper cilena".
Concludiamo con una telefonata, "Discooocluuuub", "Disco Club? Quello di via San Vincenzo?", "Non ce ne sono altri", "Ho pensato a voi perché magari nel vostro negozietto (grazie per il complimento) potrei trovare dei dvd masterizzabili".
Faccio le chiusure, ma ecco un ultimo rompi. Non ha un grande aspetto e sembra un po' nescio, "Dica", "Ha mica un cd da 5€?", lo rifilo al reparto usato e scappo prima che me lo respingano indietro.

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Diario del 18 settembre
Il primo cliente è un anziano (e smettetela di pensare ogni volta che io scrivo questa parola "parla lui"). Cerca da anni una canzone, "Non so come s'intitola, ma so le parole. Ho già provato da tante parti, ma nessuno la conosce", io "Proviamo", lui "Forse svanirà la tua immagine ma non scorderò le tue mani", mi dice qualcosa, ma non riesco a ricordare cosa e chi la canta, "Di che anni è?", "Degli anni '50, è cantata da una donna". Donna, anni 50, mani, eureka! Trovata, metto su youtube "Le tue mani" di Jula De Palma, "E' questa" esulta l'anziano, "Ha il cd?", "Pretende troppo, va già bene che le ho trovato il titolo", lui "E' vero, non lo conosceva nessuno", io "Forse ha chiesto a ragazzi troppo giovani". "Senta, se per caso mi trova il cd, io prima o poi passo a prenderlo, non vengo spesso, sa abito lontano", non faccio in tempo a pensare "a Utri", che lui conclude "A Utri".
A proposito di Voltri, oggi entra una coppia di tedeschi a comprare dei cd, mi sembra di averli già visti, glielo dico, "Ja, veniamo da anni. Abbiamo già parlato con lei della nostra città, Heidelberg", "E' vero, vi avevo detto che c'ero stato e che è una città bellissima", "Ja, ma noi siamo innamorati di Genova, è la città più bella d'Italia". Quando un foresto parla bene della mia città, mi emoziono, ma lui va oltre, esagera "Non d'Italia, del mondo. Adesso noi abbiamo comprato casa a Genova", "Dove?", "A Voltri". Non dice ancora Utri e non dice che è lontano, forse perché loro vengono da Heidelberg, che è un po' più lontano.
Veniamo al nostro recordman. I giorni scorsi non vi ho voluto tediare con la sua maglietta pluri indossata, vi dico solo che fino a sabato è stata presente, fissando il primato a 29 giorni + 6. Giovedì ho mandato un messaggio al suo amico il Geometra in vacanza in Grecia, "Vieni a salvarci, porta una maglia nuova", lui risponde al volo, "Resistete, arrivo domani con una nuova t-shirt musicale". Anche Umberto, cliente abituale della sera, cerca di aiutarci, si rivolge al Pluriespulso, "Ma cambiati quella maglia, è un mese che ce l'hai!", l'altro non si scompone, "Cosa sei come Giancarlo anche tu?". A salvarci però ci ha pensato il tempo, i sedici gradi di temperatura hanno sconsigliato al Pluriespulso di presentarsi con maglietta e calzoni corti (a proposito di questi, forse hanno stabilito anche loro un record, da metà luglio a metà settembre sempre presenti): jeans lunghi, camicia e giacchetta! Non è che siano nuovi, hanno già passato parecchi inverni nel nostro negozio, ma, per ora, sono puliti. Oggi si respira tutta un'altra aria da noi, anche se la porta è chiusa.

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