Jazz
Nel 1973 Charles Mingus sembra essersi messo alle spalle il periodo peggiore della sua vita: la drammatica scomparsa di Eric Dolphy nel 1964 lo aveva colpito così profondamente da tenerlo lontano dalla musica praticamente fino alla fine del decennio. Alcuni concerti in Francia hanno preceduto il ritorno all’attività discografica (avvenuto con la pubblicazione di “Let My Children Hear Music” per la Columbia nel 1971); poi ancora un tour europeo nel 1972 e infine nel 1973 l’allestimento di un quintetto che avrà vita breve (mai documentata fino ad oggi) con Roy Brooks alla batteria, John Stubblefield al sax, Joe Gardner alla tromba e Don Pullen al pianoforte (’unico che ritroveremo negli ultimi lavori del contrabbassista che, dopo la diagnosi del morbo di Lou Gehrig nel 1977, scomparirà il 5 gennaio del 1979). È questa la formazione che si esibisce dal 13 al 18 febbraio a Detroit alla Strata gallery; la prima serata viene trasmessa da una radio locale e i nastri della registrazione finiscono in casa della moglie del batterista, da dove riappaiono solo l’anno scorso. Ora vedono la luce in un triplo cd che contiene anche una lunga intervista con Roy Brooks, oltre ad alcuni titoli classici della discografia di Mingus quali “Pithecanthropus Erectus” e “Orange Was The Color Of Her Dress”. Siamo lontani dai capolavori degli anni ‘50-’60 (anche per il livello non eccelso dei comprimari), pur con la consueta peculiarità di un musicista in grado di far suonare una band come un unico strumento; anche la registrazione, appena sopra la soglia dell’accettabilità, induce a consigliare l’acquisto solo a chi possiede almeno i titoli più importanti della discografia di uno dei protagonisti del jazz contemporaneo. (Danilo Di Termini)
Non suoni irriverente la citazione montaliana, ma di fronte a questo ‘nuovo’ box di tre cd di John Coltrane è corso spontaneo il pensiero alla poesia che apre “Ossi di Seppia”, Non chiederci la parola che squadri da ogni lato. All’immaginaria domanda del lettore, che poi si presume anche essere il destinatario finale del prodotto, sul significato di un’operazione del genere – raccogliere in un elegante cofanettino tutte le registrazioni di Coltane dell’anno domini 1963 – non sappiamo rispondere se non con una ridda di ipotesi: dalla ricerca del fatturato alla volontà di riclassificare tutta l’opera di Trane in ordine cronologico, ogni congettura potrebbe essere quella giusta. Meglio non farsi domande e scorrere i titoli che provengono, per il primo cd, da "Both Directions at Once" (l’inedito pubblicato a giugno 2018, seduta del 6 marzo dell’anno in questione), sei in tutto, ma si arriva a tredici brani con le take alternate, ovviamente consecutive per incoraggiare l’ascolto comparato. Il secondo cd si apre con “Slow Blues” sempre dal 6 marzo e prosegue con la seduta del 7 in cui al quartetto storico - McCoy Tyner, Jimmy Garrison, Elvin Jones – si aggiunge la voce di Johnny Hartman (il disco è “John Coltrane & Johnny Hartman”, uno dei più grandi successi commerciali del sassofonista); chiudono il secondo cd “After the Rain” e “Dear Old Stockholm” (registrate il 29 aprile 1963 con Roy Haynes alla batteria e pubblicate rispettivamente in “Impressions” e nella raccolta omonima ) e “I Want to Talk About You” (live at Newport Jazz Festival del 7 luglio 1963). Il terzo cd riprende da quel festival con “My Favorite Things” e “Impressions” (tutti editi: se non le volete sparpagliate esisteva già un “Newport ‘63” che le includeva tutte) per poi spostarsi al Birdland l’otto ottobre e nello studio di Rudy Van Gelder il 18 novembre per complessive cinque tracce che trovate comodamente nel celeberrimo “Live at Birdland”.
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