Jazz
Prodotto e realizzato dal filmmaker John Scheinfeld (“USA contro John Lennon”, “Who Is Harry Nilsson…?”) con la partecipazione della famiglia di John Coltrane, questo documentario sul più influente sassofonista della storia del jazz in Italia si può vedere su Netflix. Se non siete abbonati al servizio e, soprattutto, se non avete nemmeno un disco in casa di John Coltrane, allora potrebbe interessarvi la colonna sonora del documentario. Si tratta di undici brani, scelti tra tutti i periodi musicali (che in genere si fanno corrispondere alle etichette per le quali incideva in quel momento: in ordine cronologico Prestige, Atlantic e Impulse). C’è “A Love Supreme” (solo la prima parte) e “Giant Steps”, “My Favorite Things” (in una bizzarra ‘single version’ di due minuti e quarantaquattro) e “Russian Lullaby”, il Trane più frenetico e irruento e quello più soave e malinconico. In chiusura anche due brani ‘live’, “I Want to Talk About You” e “Chasin' the Trane” da “At Newport” e dal “Live At The Village Vanguard”. Una buona antologia, con tutti i (macroscopici) limiti del caso; e considerando quanto costa l’abbonamento mensile a Netflix, forse vale la pena di spendere quei soldi per vedersi il documentario. (Danilo Di Termini)
Sì lo sappiamo che molti, solo che a sentir nominare la parola “rap” vengono presi da attacchi di cistite fulminante, da lombo sciatalgie, orchite e malinconia acuta. C’è una generazione che viene dal rock e dal jazz, con qualche spruzzata pop, e che delle chiacchiere in rima e assonanza non vuol proprio sapere, con buona pace dello scrittore David Foster Wallace, che si prodigò, in un bel libro intitolato “Il rap spiegato ai bianchi” di avviarli a sanare la ferita. Però se il rap è di classe, non quella robaccia “gangsta”, e magari avvolto anche in sontuose panni rhythm and blues, in morbide casacche soul, in atmosfere che fanno pensare agli anni ’60 e ’70, e il tutto ve lo propongono a sua volta ben sistemato negli interstizi di una vera e ruggente orchestra jazz, con tanto di sezioni di fiati, un ascolto potete ben darcelo. E magari scoprire che tutte quelle voci che intarsiano un tessuto strumentale febbrile e magnificamente arrangiato funzionano: non è rap, non è soul music, non è jazz. E’ tutto assieme. Arrivano da Los Angeles, li guida un direttore sveglio come R. W. Enoch, Jr. Provate a sintonizzarvi. (Guido Festinese)
Altri articoli...
- ELLA FITZGERALD WITH THE LONDON SYMPHONY ORCHESTRA - Someone To Watch Over Me
- DIMITRI GRECHI ESPINOZA - ReCreatio
- POLLOCK PROJECT - Speak Slowly, Please!
- ANOUAR BRAHEM - Blue Maqams
- WADADA LEO SMITH - Solo: Reflections And Meditations On Monk
- THELONIOUS MONK - Les Laisons Dangereuses 1960
- MILES DAVIS - Tokyo 1973
- GIORGIO ALBANESE - Vento di maestrale
- DAVE LIEBMAN / JOE LOVANO - Compassion: The Music of John Coltrane
- JACO PASTORIUS - Truth, Liberty & Soul
- CHANO DOMÍNGUEZ & WDR BIG - Soleando
- THE MUH TRIO - Prague After Dark
I più letti
- 23 aprile 2022 - 15 anni di Record Store Day
- Il 19 dicembre 1965 nasce a Genova il negozio di dischi più vecchio della città: Disco Club.
- THE BEATLES
- DISCO DELL'ANNO DI DISCO CLUB 2009 - Le Playlist
- DISCO DELL'ANNO 2012
- DESIERTOS - La Spagna e i luoghi del western
- CLOCK DVA - Post Sign
- MARK-ALMOND - Una band leggendaria e misteriosa
- DISCO DELL'ANNO 2013 - Classifica provvisoria e liste
- BLUR - All The People Blur Live At Hyde Park







