Jazz

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LOUIS SCLAVIS ATLAS TRIO – Sources

Sources: fonti, oppure origini. Due parole chiave, quando si parla di jazz contemporaneo nella sua accezione più nobile. Perché il jazz mette in conto da sempre la riflessione sulle fonti, quella misteriosa flessuosità figlia dell'incontro tra Africa e Europa. Di questo pendolo creativo il clarinettista francese Louis Sclavis è artefice da sempre, da quando ha iniziato a lasciare tracce discografiche negli anni Ottanta e, dal decennio successivo, specificatamente per la label tedesca Ecm. Questo è il suo nuovo trio, con la chitarra di Gilles Coronado e le tastiere di Benjamin Moussay. Nuovo equilibrio timbrico, dunque, dove i legni del Nostro incontrano l'elettricità. Tutte nuove composizioni, in bilico tra molti mondi musicali: il folk africano, le puntate free, le atmosfere davisiane. Con un'eleganza indiscutibile. (Guido Festinese)

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CHRISTIAN SCOTT - Christian aTunde Adjuah

Benché ispirato dalle ritmiche degli indiani neri della Lousiana, fin dal primo brano il debito (o l'ispirazione) più evidente è quello verso i Radiohead (già nel precedente "Yesterday You Said Tomorrow"il trombettista di New Orleans si cimentava con una felice cover di “Eraser” di Thom Yorke). Nell'ambizioso progetto (doppio cd e centoventi minuti di musica), fondamentale è l'apporto del chitarrista Matthew Stevens, capace di sviluppare su ritmiche complesse, una raffinata tessitura su cui la tromba di Scott si staglia netta ed efficace. In alcuni brani meno riusciti l'effetto è di un eccessivo scollamento tra il solista e il resto del gruppo (un quintetto con aggiunte di fiati), ma se si ha la pazienza e il tempo di arrivare in fondo, lo strano fascino della commistione colpisce il bersaglio. (Danilo Di Termini)

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ENRICO RAVA & PM JAZZ LAB - On The Dance Floor
Registrato dal vivo con un ensemble di undici elementi (cinque fiati più la ritmica con il suo pianista stabile Giovanni Guidi), l'omaggio a Michael Jackson del quasi settantatreenne trombettista triestino (il venti agosto, auguri), è il frutto di una scoperta tardiva, addirittura post mortem.Folgorato, Rava ha prima acquistato l'opera completa e poi ha deciso di riproporla in concerto e quindi su disco. Il risultato si colloca nel solco della Brass Fantasy del compianto Lester Bowie, senza la potente e rodata compattezza di quella formazione e con il limite di alcuni arrangiamenti non sempre originalissimi. Ma quando la tromba di Rava riesce a sollevarsi dal prevedibile, riportando alla luce le splendide melodie del Re del Pop, restituendogli una nuova aura, l'esito è davvero felice. (Danilo Di Termini)
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KEITH JARRETT – Sleeper

Non ce ne vogliano i cultori del narcisistico, autoreferenziale Jarrett d'oggi, con le bizze da stella dell'opera e l'attitudine da rockstar. Jarrett suona benissimo anche ora, ma la torre d'avorio in cui s'è richiuso riuscendo a farsi accreditare come modello di perfezione (e la perfezione confina con il gelo glaciale, lo sappiamo) ha ben poco a che fare con il suo momento apicale di creatività, che è esattamente questo. Jarrett è colto dal vivo a Tokyo nell'aprile del 1979. Con Jan Garbarek ai sassofoni, flauto, percussioni, la ritmica stellare di Palle Danielsson e Jon Christensen. Lunghe cavalcate col profumo della musica dal mondo che sarebbe nata diversi anni dopo, come etichetta, pressanti ipnotiche divagazioni modali che strappano spesso esclamazioni di gioia e sorpresa allo stesso pianista, un lirismo virile che il nevrotico Jarrett mai più avrebbe raggiunto: al massimo, sarebbe stato eco di se stesso. (Guido Festinese)

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CASSANDRA WILSON - Another Country

Un altro country è possibile? Cassandra Wilson ne è convinta e ritrova il chitarrista e produttore Fabrizio Sotti - con il quale aveva lavorato per il deludente "Glamoured" - per un lavoro intimo e raccolto, registrato tra New Orleans e Firenze. Inciso con Mino Cinelu e Lekan Babalola alle percussioni, Julien Labro alla fisarmonica e Nicola Sorato al basso, il disco segna il (definitivo?) distacco dalle sonorità jazz degli esordi del M-Base Collective di Steve Coleman e anche, in parte, dei fortunati dischi Blue Note successivi. Ora il blues è dolente e malinconico, mai furente, le corde della chitarra sottendono con languore la voce densa e profonda della cantante. E se si riesce anche a sopportare due versioni di "O Sole mio", evidentemente per il mercato d'oltreoceano, un motivo ci sarà. (Danilo Di Termini)

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RENAUD GARCIA-FONS - Solo The Marcevol Concert

Nuova pubblicazione per questo contrabbassista francese dalle origini spagnole, sempre capace di segnalarsi per una tecnica trascendentale e per la straordinaria cantabilità delle sue melodie e la piacevolezza riconciliante della sua musica. Musicista totale, dall'ampia formazione culturale e soprattutto musicale, che dall'accademia (medioevale, barocca soprattutto) comprende il jazz, la storia delle musiche afroamericane e una svariata molteplicità di tradizioni etniche sparse in giro per il mondo (qui si faccia per esempio attenzione al contrabbasso di Fons trasformato in una sorta di piano a pollice africano - la kalimba - nella sorprendente e divertente "Kalimbass"), in questo "Solo - The Marcevol Concert" lo si ascolta in un concerto in solitaria registrato nel Priorato di Marcevol, sui Pirenei Orientali, il 24 e 25 Settembre 2011. Incredibile la mole di suono orchestrale che Garcia-Fons è in grado di produrre, anche grazie all'ausilio di loop elettronici registrati in tempo reale, straordinarie, come dicevamo, le sue abilità tecniche, grazie all'agio con il quale fraseggia sia con l'arco che con il pizzicato, e grazie al pieno utilizzo che fa del contrabbasso, sfruttandone al meglio tutte le potenzialità percussive e in particolare armoniche: molteplici le voci che sa riprodurre sulle cinque corde (nel suo caso) dello strumento, luminose le tessiture barocche che riesce a dispiegare, magniloquente la profondità degli intarsi melodici che costruisce, eccezionale il suo controllo degli armonici naturali e artificiali, dai magici sovracuti, stupefacente la sua velocità e facilità di esecuzione, mirabolanti gli intrecci poliritmici che a tratti decide di stratificare. Il suo è un vero e proprio compendio delle possibilità espressive del contrabbasso (in "Bajo De Guia" trattato addirittura come una chitarra flamenca) e soprattutto di quelle musiche afromediterranee, che tanto hanno contribuito alla nascita del jazz e che dal jazz sono state successivamente riplasmate in un continuo, incessante gioco di rimandi ed echi di andata e ritorno. Il cd è arricchito da un DVD del concerto, filmato con cinque telecamere in alta definizione e diretto da Nicolas Dattilesi, nel quale, come bonus aggiuntivo, viene proposta anche un'intervista a Garcia-Fons e altro materiale originale. Un esuberante momento di raccoglimento nella quiete monacale di un monastero pirenaico. (Marco Maiocco)

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