Jazz
Avvertenza: se siete dei rockettari (come gusti e inclinazioni, si intende) capitati su questa segnalazione e avrete la pazienza e il tempo per arrivare in fondo, non ve ne pentirete. Altrimenti lasciate perdere, perché tanto questo disco non ve lo segnalerà nessuna testata "rock" di tendenza, né mainstream né indie. E voi vi sarete persi uno dei migliori e più creativi dischi "rock" dell'anno. Superata la perplessità di doverlo andare a cercare nel reparto jazz. Tonbruket è la creatura di Dan Berglund, strepitoso bassista degli E.S.T. che furono (a proposito: se non credete che i Radiohead di Amnesiac possano stare accanto a un trio "jazz", procuratevi l'intera discografia del gruppo nordico). Da quando Svensson se n'è andato, perso in fondo al mare, i due terzi del trio hanno faticato a trovare la strada. Ma quando l'hanno trovata era quella giusta. Come quella di Dig It To The End, secondo lavoro targato Tonbruket: che inizia con gli epocali otto minuti di Vinegar Heart, che sembrano resuscitare la malinconica tempesta elettrica che stava a metà di Echoes dei Pink Floyd. Altrove sembrano pregiate schegge Radiohead (Balloons), incredibili proiezioni di EL&P in un futuro orwelliano, siderali volute di slide guitar che all'imporvviso svelano artigli "maledetti" marca Area. Ed appare anche il fantasma delle gloriose ed "ottuse" iterazioni alla Can, e il triste, dolcissimo rivoltarsi su se stessi degli Elbow. Quando non si suona (e meglio) il math rock che altrove ha perso smalto e idee. Insomma, si sarà capito: questo disco "jazz" fa piazza pulita di tre quarti abbondanti del cosiddetto "neoprog", e di quasi quattro dell'indie rock. Ma non erano jazzisti? (Guido Festinese)
Da molti anni il pianista Roberto Magris ha concentrato i propri sforzi negli Stati Uniti, trovando partner eccellenti e una nicchia di visibilità che in Italia gli è spesso – a torto – negata. Questo è un progetto (il primo: ne seguirà un altro, con altra formazione) interamente rivolto all'opera di Lee Morgan, fiammeggiante trombettista hard bop scomparso troppo presto, e giustamente molto rimpianto. Tant'è che i suoi dischi sono a tutti gli effetti oggetti di culto. Magris ha al fianco in sala d'incisione il grande Albert "Tootie" Heath, che mise piatti e pelli al servizio di Lee Morgan agli inizi, a Philadelphia, innervando la già potente musica del trombettista di un surplus d'energia. Il posto di Morgan è "rilevato" dal bravo Brandon Lee, che non cerca certo di emulare Morgan, ma di suggerirne la presenza, sorretto dalla carica ritmica del pianista italiano. In coda un'intervista in tema a Heath. (Guido Festinese)
Altri articoli...
- MILES DAVIS - The Unissued Japanese Concerts
- GIORGIO LI CALZI - Organum
- MATHIAS EICK - Skala
- NGUYEN LE - Songs Of Freedom
- RAY CHARLES - Live In Concert
- OMAR SOSA - Calma
- WILLIE NELSON /WYNTON MARSALIS FEATURING NORAH JONES - Here We Go Again Celebrating The Genius Of Ray Charles
- VIJAY IYER - Tirtha
- BRAD MEHLDAU - Live In Marciac
- MUSICA NUDA - Complici
- PAOLO FRESU/A FILETTA CORSICAN VOICES/DANIELE DI BONAVENTURA - Mistico Mediterraneo
- JOHN COLTRANE - At Temple University 1966
I più letti
- 23 aprile 2022 - 15 anni di Record Store Day
- Il 19 dicembre 1965 nasce a Genova il negozio di dischi più vecchio della città: Disco Club.
- THE BEATLES
- DISCO DELL'ANNO DI DISCO CLUB 2009 - Le Playlist
- DISCO DELL'ANNO 2012
- DESIERTOS - La Spagna e i luoghi del western
- CLOCK DVA - Post Sign
- MARK-ALMOND - Una band leggendaria e misteriosa
- DISCO DELL'ANNO 2013 - Classifica provvisoria e liste
- BLUR - All The People Blur Live At Hyde Park






