Jazz

Valutazione Autore
 
73
Valutazione Utenti
 
0 (0)
ROBERT GLASPER - Black radio

Una radio black con un palinsesto come questo allestito dal tastierista canadese, ma texano di adozione, forse funzionerebbe anche in Italia. Sentire in FM, Bilal che vocalizza alla Prince in “Letter To Hermoine”, Erykah Badu che prende il testimone di Coltrane per “Afro blue” di Mongo Santamaria o il rap potente di Mos Def nel brano che dà titolo all'album, potrebbe essere una buona occasione per comprendere l'importanza di un genere da noi sempre negletto. Certo, non tutto funziona, come la cover di “Smells like teen spirit” dei Nirvana col vocoder alla Herbie Hancock anni '70 o “Cherish the day” di Sade alla quale Lalah Hathaway aggiunge solo un po' di eco (del tempo) e una ritmica elettronica. Ma tutto sommato questa sorta di antologia della black msuic contemporanea vale l'acquisto. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
92 (2)
Valutazione Utenti
 
0 (0)
GIANLUCA PETRELLA COSMIC BAND - Coming Tomorrow Part Two

 

Basterebbe il merito di insinuare il desiderio dell'ascolto di un disco di Sun Ra, a fare della Cosmic band, ideata per celebrarne l'opera, un obbligo per informarsi sullo stato dell'arte della musica afro-americana. Ci troverebbe le stesse atmosfere, lo stesso magma caotico di improvvisazione solitaria mischiato a parti scritte per le varie sezioni. A fianco di Petrella, Francesco Bigoni (tenore, clarinetto), Mirko Rubegni (tromba), Beppe Scardino (baritono), Gabrio Baldacci (chitarra), Alfonso Santimone (Fender), Giovanni Guidi (piano), Francesco Ponticelli (contrabbasso), Simone Padovani (percussioni), Federico Scettri (batteria), con un repertorio per metà originale: in più il soffio dell'elettronica e un gusto mingusiano per lo sberleffo che rende tutto ancora più entusiasmante. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Registrazione live a Mendrisio lo scorso 25 giugno, che immortala all'opera uno dei tanti interessanti progetti di Sandro Schneebeli, ottimo chitarrista svizzero, autore musicale e coagulatore di forze, capace di riarticolare e contaminare in vario modo lo stile manouche, che fa capo alla lezione del mitico Django Reinhardt. Un affiatato settetto quello guidato da Schneebeli, che si fregia della partecipazione straordinaria di Paul McCandless, celebre componente degli Oregon, grande signore dei fiati (clarinetto basso e sax soprano), e del talentuoso cantante Bruno Amstad, vocalist capace di far convivere diverse concezioni della vocalità: una più strettamente jazzistica, una più popular con anche l'intelligente utilizzo di apparecchiature elettroniche, ed una più sperimentale di matrice folklorica, grazie al suo notevole controllo del canto difonico. Ne risulta una musica ariosa, che si espande luminosa nello spazio, sostenuta dal coinvolgente supporto ritmico di Samuel Baur alla batteria e Stephan Rigert alle percussioni. Note che si allontanano dal jazz tout court, per abbracciare territori di confine senza perdere in profondità e complessità armonica. Piacevole. (Marco Maiocco)

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
RÊVERIE DUO - Stagioni

Un altro singolare esempio di musica che si muove tra generi differenti senza alcuna precisa polarizzazione. Registrato in un antica cappella del '600 presso la Masseria Santa Lucia di Alessano (Lecce), questo Stagioni vede protagonisti due musicisti davvero ispirati e preparati, dalla chiara formazione classica (ma non solo): il chitarrista acustico leccese Valerio Daniele e il violoncellista albanese Redi Hasa. Un incontro tra due culture, quella pugliese e quella albanese, che da secoli si confrontano, affacciate come sono sulle tormentate acque dello stretto canale d'Otranto. I due si destreggiano con facilità tra improvvisazione jazzistica, melodismo popolare, sfumature folkloriche e momenti decisamente più colti. Un lavoro d'atmosfera, quasi "romantico", a tratti impressionistico ed evocativo, alle volte più ruggente, attraverso il quale Daniele e Hasa cercano di suscitare - riuscendovi - le emozioni più profonde dell'ascoltatore, legate ad una percezione musicale più inconscia e irrazionale. Li aiuta, oltre al loro notevole controllo tecnico-espressivo, una splendida presa del suono, meravigliosamente accolto e restituito dalle mura dell'antica pievetta. Una risonante "fantasticheria". (Marco Maiocco)

Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0 (0)
TÈREZ MONTCALM – Here's To  You


Canadese, cinque dischi all'attivo, un buon seguito in Francia, prova a fare il salto di qualità internazionale con un tributo a Shirley Horn. Doppio salto perché la pianista e cantante scomparsa nel 2005, benché scoperta da Miles Davis nei lontani '60 (ci hanno lasciato una commovente “You won't forget me”) non riuscì mai a diventare un'autentica star. Eppure basta riascoltare le meravigliosi incisioni Steeplechase e Verve per rendersi conto di essere di fronte ad una vera “jazz-lady”. Consapevolmente la Montcalm ne ripercorre garbatamente le orme, facendosi affiancare dal fedele batterista della Horn - Steve Williams - e da Gil Goldstein al piano, Rufus Reid al contrabbasso, il sensuale Ernie Watts al sassofono e la tromba davisiana di Roy Hargrove. Risultato prevedibile, ma non scontato. (Danilo Di Termini)

vedi sotto video

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
FILIPPO COSENTINO FEAT. FABRIZIO BOSSO – Lanes

Registrazioni in studi liguri ed emiliani, per mettere assieme le ottime nove tracce di questo giovane chitarrista jazz. Se qualcuno già storce il naso, immaginando l'ennesimo epigono di emuli di cloni di classici ormai ampiamente sedimentati nella storia della sei corde jazz, e la noia sovrana, sappia che c'è da abbandonare il pregiudizio in fretta. Cosentino usa di frequente anche le corde acustiche e l'arpeggio, caratteristiche non proprio ascrivibili al "mainstream": ad esempio nella scintillante River Avon. Certo, spesso attinge a grandi nomi per il materiale di base: Monk, Davis, Golson, l'assai meno consueto Gil Evans di Las Vegas Tango. Ma quando scrive lo fa con una bella, baldanzosa sicurezza, e il suo fraseggio angolare e ficcante ci rammenta le lontane avventure di un grande della sei corde in Liguria, l'Enrico Pinna del Sogno del tarlo. Due i bassisti impegnati: Davide Beatino e Giovanni Sanguineti, Carlo Gaia alla batteria, e un gran bel colpo piazzato in due brani: la collaborazione in studio con Fabrizio Bosso. Che, da par suo, piazza due facondi, quasi inarrivabili assolo suonati con quella facilità di addentare l'impossibile che è frutto evidente di molto, molto studio. Per contatti: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (Guido Festinese)

Login