Jazz

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Image Se nel precedente (felice) di “Back to east”, il rimando al trio senza pianoforte di Rollins era pressoché obbligato, con “Compass” il sassofonista californiano decide di andare oltre e raddoppia la sfida arruolando i contrabbassisti Larry Grenadier e Reuben Rogers e i batteristi Brian Blade e Greg Hutchinson. Anche nella musica proposta i confini si dilatano, oltrepassando i limiti cui Redman ci aveva abituato ed entrando in un territorio sempre più libero, post - Colemaniano più che ‘free’ (ma in “Round reuben” l’intro è brillantemente bop), con il coinvolgimento ora di alcuni, ora di tutti gli altri membri. Come in “Little Ditty” che inizia con un soprano prima sinuoso, poi violento e infine nuovamente placato. A quindici anni dal suo esordio discografico un’opera straordinaria. (Danilo Di Termini)

{mos_sb_discuss:11}

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Image“Drop This Thing” è l’esordio per il trio di Andrea Pozza. Spaziando tra i vari generi del club jazz, pur rimanendo completamente un disco acustico, il nuovo lavoro di Pozza ha la non comune capacità di avvicinare gli ascoltatori del Jazz più classico a quelli del contemporaneo nu-jazz. 10 brani che vedono la partecipazione del cantante Alan Farrington e che galleggiano tra parti strumentali in stile Hard/Bop e trame Spiritual/Jazz. L’album include la cover del brano ‘Nebulosa’ del brasiliano Tenorio Jr. (scelta anche dal nostro Nicola Conte per la sua compilation su Far Out) e di ‘You can get what you want ‘ di Joe Jackson, qui magistralmente reinterpretata in chiave Bossa-Jazz dalla voce di Farrington.

CD in vendita da Disco Club a partire da giovedì 29/01/09 al prezzo di € 15,90.

 

{mos_sb_discuss:11}

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Image Uscito originariamente solo in Polonia e ora disponibile anche per il mercato occidentale (ma si dirà ancora così?), “Upojenie” unisce reinterpretazioni di brani di Metheny (“Follow me” da “Imaginary day”), originali della Jopek (una cantante piuttosto famosa da quelle parti) e di suo marito Marcin Kydrynski. Ma con tutta la buona volontà, se il disco fosse rimasto al di là del corridoio di Danzica, nessuno avrebbe avuto da ridire. I fan più estremi lo avrebbero comprato d’importazione e ora avrebbero evitato di rimettere mano al portafoglio per tre bonus tracks (?), una in studio e due dal vivo, in cui il divino tira fuori anche la temibile synth guitar. Difficile catalogarlo alla voce jazz o fusion: più giusto metterlo vicino ai dischi di Enya, se ne avete. Altrimenti lasciate stare. (Danilo Di Termini)

{mos_sb_discuss:11}

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Image Registrato tra il 2005 e il 2008, parte dal vivo e parte in studio, il quarto album solista del trombettista dei Supersilent, primo per l’Ecm dopo tre per la Rune, conferma l’interesse del musicista norvegese per nuovi territori musicali, difficilmente riconducibili o confinabili al solo ambito jazz. Proprio il titolo rimanda in qualche modo a quei “Mondi possibili” esplorati in passato (ormai quasi trent’anni fa) da Brian Eno e Jon Hassel, nel cui solco si colloca il suono di Henriksen. Una mappatura a più voci, con contributi di Jan Bang (che co-firma la maggioranza dei brani) e Erik Honoré, ai sampling ed elettronica varia, del chitarrista Eivind Aarset, della cantante Anna Maria Friman e di David Sylvian in due titoli (solo parlati). Paesaggi sonori, senza limiti e orizzonti. (Danilo Di Termini)

{mos_sb_discuss:11}

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Image Un viaggio attraverso il melodramma con il clarinetto e i sassofoni di Gianluigi Trovesi in vece del canto; e ad accompagnarlo il violoncello e l’elettronica di Marco Remondini, le percussioni di Stefano Bertoli e la Filarmonica Mousiké, ensemble di cinquantacinque elementi diretto da Savino Acquaviva. Un vero e proprio vagabondaggio attraverso l'Opera, diviso in capitoli, con ventitrè brani (alcuni originali, altri presi in prestiti da Monteverdi, Verdi, Puccini) che dalla tradizione bandistica delle feste in piazza (dove la lirica arrivava al popolo, senza tante sovrastrutture) conducono l'ascoltatore attraverso Monk, Coltrane, l’amato Dolphy, a una felice sintesi che annulla le oziose conversazioni su colto e popolare.  (Danilo Di Termini)

{mos_sb_discuss:11}

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Image Narrano le cronache che negli anni ’80 il sassofonista scozzese Tommy Smith si esibisse a Parigi sponsorizzato da Giorgio Armani, con cambio d’abito tra un set e l’altro. Oggi, più attento alla musica che al look, ha raggiunto il contrabbassista norvegese Arild Andersen (che aveva già sperimentato la formula basso, sax, batteria con Rivers e Altschul in “Hues” e con Garbarek e Vesala in “Triptykon”) e il batterista italiano, residente da tempo in Scandinavia, Paolo Vinaccia. Il trio è colto dal vivo nell’esecuzione di una suite in quattro parti per i cento anni dell’indipendenza della Norvegia, due brani originali e “Prelude to a kiss” di Ellington. Musica in continua tensione fra lirismo e improvvisazione, tra Ayler, Shepp e Coltrane. Abbastanza per farne uno dei migliori dischi del 2008. (Danilo Di Termini)

{mos_sb_discuss:11}

Login