Il più indie-internazionale dei nostri cantautori incide un disco ancora una volta molto bello. Alcuni momenti sono davvero straordinari. Ad esempio, Canto dell’osso potrebbe far pensare a un tributo deandreaiano (versante La domenica delle salme) non fosse che i suoni portano verso Nick Cave, Blixa e un gran crescendo. Splendido anche il brano che titola la raccolta, allo stesso livello delle cose migliori dei 16 Horsepower. La terza perla è la più sommessa What Else Have I To Spur Me Into Love, con la voce di Robert Fischer dei Willard Grant Conspiracy. Ma anche altrove il lavoro propone tagli di luce a volte spettrale a volte scabra (Il fiato corto di Milano) e sempre con una loro ragion d’essere. Per lucidità e onestà d’intenti uno dei migliori dischi italiani ascoltati in tempi recenti. (Antonio Vivaldi)
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