Jazz

Valutazione Autore
 
73 Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
CHRISTIAN SCOTT - Yesterday You Said Tomorrow

Christian Scott da New Orleans è l’ennesimo trombettista ad essere insignito dell'etichetta di nuovo Miles Davis. Penalizzante e riduttivo al contempo:in realtà qui siamo più dalle parti di Freddie Hubbard, perlomeno dal punto di vista strumentale. Musicalmente invece, con i primi quattro brani, molto riusciti (anche la non facile cover di “Eraser” di Thom Yorke), il riferimento più immediato è un post-jazz contemporaneo che affonda le sue radici nella musica di Jon Hassell. A partire da "Angola, LA & The 13th Amendment", con l'arrivo al proscenio del chitarrista Matthew Stevens, chiaramente influenzato da Pat Metheny, le atmosfere virano verso una musica sempre impeccabile e piacevole all’ascolto, decisamente meno interessante. Disco controverso, ma stimolante. (Danilo Di Termini)

vedi sotto video

Valutazione Autore
 
80 Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
PIERLUIGI VILLANI - Tempus Transit

L’avvento del digitale ha reso semplicissimo registrare un disco; i problemi cominciano con la distribuzione e la visibilità necessaria a far conoscere la musica. Onore quindi all’Universal, che ha deciso di dare spazio a musicisti italiani, fornendo loro un notevole supporto e lasciando ampia autonomia nelle scelte artistiche. Dopo Maria Pia De Vito e Fabrizio Sferra, ora tocca al batterista campano Pierluigi Villani, in tandem con il fratello Francesco, pianista ‘hancockiano’ (“Dolphin dance”), capace di rendere jazzisticamente una gemma introspettiva come “Things behind the sun” di Nick Drake. Sempre puntuali i sax di Gaetano Partipilo e Vincenzo Presta, la tromba di Luca Aquino e per una volta l’irrinunciabile cover - “29 settembre” – non suona del tutto pretestuosa. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
80 Valutazione Utenti
 
90 (1)
MYCALE - The Book Of Angels Volume 13

Mycale è il nome di quattro cantanti (Ayelet Rose Gottlieb, Sofia Rei Koutsovitis, Basya Schecter, Malika Zarra), tutte attive da qualche anno, con origini (Israele, Argentina, Stati Uniti, Marocco) ed esperienze molto diverse. Si sono ritrovate insieme per merito di John Zorn, nel tredicesimo capitolo della serie del Secondo Libro di Masada, il Libro degli Angeli, in un disco interamente inciso a cappella, cioè senza alcun accompagnamento musicale, Ma la varietà (e la nitida bellezza) delle composizioni, (testi in Ebraico, Yiddish, Latino, Arabo, da scritti del poeta persiano Gialal al-Din Rumi, da Fernando Pessoa, dalla Bibbia) e l’eclettico e funambolico virtuosismo delle protagoniste, non fanno rimpiangere per un attimo l’assenza degli strumenti. Il vocalese del terzo millennio. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
81 (2) Valutazione Utenti
 
91 (2)
GIL SCOTT-HERON - I'm New Here (XL 2010)

Il fulminante esordio giusto quarant’anni fa, con “Small Talk At 125th and Lenox” e la prima versione della profetica “The revolution will not be televised”. Dopo anni di silenzio per drammatici problemi di droga, Gil Scott-Heron, il poeta del ‘Black nationalism’, annuncia: “I’m new here”. La voce è invecchiata, ma ha guadagnato in spessore e profondità (la versione urbana di Teddy Pendergrass). Le quindici canzoni, in parte interludi in forma di poetry speaking, sono attraversate da una tensione palpabile, mai risolta; ma sono tutte piccoli gioielli, da “Me and the devil” a “I'll Take Care Of You”, dal brano che dà titolo al disco a “Coming from a Broken Home”, in cui cita “Flashing Lights” di Kanye West e chiude il cerchio con le nuove generazioni di rapper che gli devono tanto. Capolavoro. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
66 Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
DAVID SANBORN - Only Everything

 

Virtuosistico erede della tradizione del sax alto alla Cannonball Adderley, David Sanborn non smentisce le sue radici, con il ventiduesimo album inciso da solista.

Un repertorio equamente diviso tra blues (“Baby Won't You Please Come Home”, delizioso duetto con l’organo di Joey DeFrancesco) e le atmosfere più soul alla Ray Charles (non a caso il sassofono di Hank Crafword, direttore musicale del “Genius” è l’altro suo grande riferimento), omaggiato in “Let The Good Times Roll”, con Joss Stone in grave difficoltà, e in “Hallelujah, I Love Her So” con un sorprendente James Taylor. Insomma, fatta salva qualche lungaggine di troppo e nonostante non vi sia una nota che non risuoni da almeno quarant’anni, è difficile parlar male di un disco così piacevole all’ascolto. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
64 Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
PAT METHENY - Orchestrion (Nonesuch 2010)

L'Orchestrion è un aggeggio concepito negli anni '20 sostanzialmente per far suonare un uomo come un'orchestra. Ovviamente qui siamo di fronte al suo pronipote informatico, una sorta di Orchestrion 2.0, di cui al sito del chitarrista si può vedere un esaustivo video; e che ammirare dal vivo (tournée italiana tra febbraio e marzo) potrebbe rappresentare un’esperienza suggestiva. Ma limitandosi alla musica, i cinque brani proposti, tutti inediti, sembrano usciti da un qualunque disco del Pat Metheny group, a tratti più prog, a tratti più decisamente jazz (“Soul Search”). E se il desiderio di solitudine per Metheny non è certo indisponibilità al confronto, ma irrefrenabile brama di sperimentare, al termine dell’ascolto, piacevole e di gran livello, si fatica a capire il senso dell’operazione. (Danilo Di Termini)

Top ten del mese

1.
Valutazione Autore
 
87 (2)
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
2.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
3.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
4.
Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
5.
Valutazione Autore
 
81 (2)
Valutazione Utenti
 
91 (2)
6.
Valutazione Autore
 
81 (2)
Valutazione Utenti
 
76 (1)
7.
Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
90 (1)
9.
Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
10.
Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)