Jazz

Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
FOREBRACE  - Steeped

Dieci anni fa, il pirotecnico chitarrista savonese Roberto Sassi, che molti ricorderanno sul palco con la sua pedaliera di effetti a mezz'aria manovrata direttamente a colpi di anfibio, quando i Cardosanto incendiavano le serate dell'underground ligure, ha fatto una scelta motivata e radicale: se n'è andato in Inghilterra a cercare miglior fortuna. Ha fatto bene, perché la sua chitarra mutante ed imprendibile è stata accolta bene, e oggi Roberto suona con i grandi dell'improvvisazione radicale senza etichette, in quel mondo dove sfumano i sconfini tra i generi. Tra i molti progetti nei quali è coinvolto, ci sono i Forebrace, creatura sonora ideata dal clarinettista Alex Ward. Questo è il loro secondo disco, ed è una bomba sonora contemporaneamente spietata ed accessibile, come certe cose degli Zu, come il furor incendiario dei Last Exit. Riff spietati, torsioni dei ritmi fino a cavarne disseccati scheletri minimali, il clarinetto che sembra implorare e commentare beffardo il tutto assieme, la chitarra di Sassi che cresce, incorpora rumori parassiti, satura ogni spazio lasciato libero dal flusso, inventa piste cromatiche e dissemina schegge puntute che fanno girare la testa. Se siete in deficit di energia, questa è la perfetta miscela sonora energizzante. (Guido Festinese)

 

 

Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0 (0)
RALPH TOWNER - My Foolish Heart

“Non suonare quello che c'è. Suona quello che non c'è” è uno degli aforismi più celebri attribuiti a Miles Davis; suona solo e sempre le “Note Necessarie”, ripete ossessivamente ad ogni intervista Enrico Rava (tanto che il film biografico a lui dedicato di prossima uscita nelle sale si intitola proprio così); senso della misura potremmo chiamarlo più prosaicamente, quello che spesso manca a molti chitarristi, incapaci di fermare il profluvio di note espresso dal loro strumento con disarmante semplicità. A Ralph Towner, che torna dopo i progetti in duo con Paolo Fresu (“Chiaroscuro”) e in trio con i colleghi Wolfgang Muthspiel e Slava Grigoryan (“Travel Guide”), questa fondamentale dote per fortuna non è mai mancata. Lo dimostra ancora una volta in un disco in completa solitudine, di soli quaranta minuti, ma tutti intensi e ineccepibili.

Valutazione Autore
 
78
Valutazione Utenti
 
0 (0)
JULIAN & ROMAN WASSERFUHR - Landed In Brooklyn

Se vi è piaciuto l’ultimo album di David Bowie e volete cominciare ad addentrarvi nel rutilante mondo del jazz, insieme ad un classico che qualunque negoziante anche oggi sarebbe capace di consigliarvi, questo potrebbe essere il disco per voi. Intanto da “Blackstar” ritrovereste il basso di Tim Lefebvre e il torrenziale, ma puntuale sassofono di Donny McCaslin (ineccepibile i suoi soli in “Tinderly” e in “S.N.C.F.”). A completare il gruppo, la batteria di Nate Wood (un session man di lusso, non troppo aggrovigliato nelle sue scelte ritmiche) e i titolari, i fratelli Julian e Roman Wasserfuhr, rispettivamente trombettista e pianista, da sempre attenti a quello che accade in mondi musicali limitrofi; tanto da inserire nell’album una cover dei loro connazionali Tokyo Hotel, “Durch den Monsun” ed una di Sting, “Seven Days”. Con l’ex Police la frequentazione è antica, in “Gravity” del 2011 si erano cimentati con "Englishman in New York"; mentre in “Running” del 2013 alla voce rock avevano scelto sicuramente meglio con “Behind Blue Eyes” da “Who’s Next” e “Nowhere man” della premiata ditta Lennon-McCartney. A volte le atmosfere sembrano tangenti a quelle del Pat Metheny Group e di certo gli intenti non sono né rivoluzionari, né innovativi; ma ci sono giorni in cui anche un piacevole ascolto (anche in vinile per i più fortunati) può bastare. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0 (0)

Non incide spesso, Mirko Signorile, ma quando lo fa lascia il segno. “Clessidra” era del 2009, “Magnolia” del 2012. Il primo consiglio da fornire ad appassionati (non necessariamente di estrazione jazzofila) è di abbandonare qualsiasi tentazione di snobistica alzata di sopracciglio. Se il pianismo diretto, intenso ed emotivo di Esbjörn Svensson con il suo E.S.T. Trio vi ha lasciato un segno nell'anima, se oggi siete alla ricerca di un qualche erede di quella miscela incantata che metteva d'accordo indie e alt rock rock e jazz della contemporaneità, come per certi versi va facendo Tingvall, allora ascoltatevi questo lavoro del pianista pugliese, in quartetto: ce l'abbiamo in casa, l'erede di Svensson. Open Your Sky ( “apri il tuo cielo”: una bella citazione da Nelson Mandela) offre temi belli, memorabili, quasi sempre di delicata malinconia, che acchiappano al primo ascolto, per via di linee melodiche semplici e spumeggianti, un'accattivante segno ritmico, spesso a base di note ribattute, una grinta tutta “rock” nel suono, un po' come quando Emerson poteva contare sul controllato volume di fuoco isoritmico di Lake e Palmer, ma senza orpelli decorativi. Mica poco, dunque. (Guido Festinese)

Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)

Se esistessero ancora i gloriosi Aktuala di qualche decennio fa, probabilmente sarebbero approdati a una musica simile a quella contenuta nelle diciannove splendide tracce che tutte assieme compongono Ossigeno. Gianluca Alesini con il suo parterre di sassofoni usati come se fossero ance popolari, alla Jan Garbarek, o anche un po' sulla scia di Charles Lloyd non incide spesso: quando lo fa aspettatevi meraviglie, e vedrete vacillare la supponenza di chi crede sia già stato detto tutto e il contrario di tutto nelle musiche di estrazione jazz con ampi riferimenti mediterranei ed etnici in genere. Qui il soffio fatato di Alesini, a volte impegnato anche sulle telluriche timbriche di un clarinetto basso, dialoga incessantemente con le percussioni arcane e un po' magiche di Massimiliano Di Loreto, che porta in dote anche il piano a pollice africano, la mbira, tocchi ben dosati di elettronica, una chitarra. Brani nati all'impronta, costruiti su affascinanti percorsi modali inventati estemporaneamente, in cui immergersi come in un amnios rassicurante e sorprendente assieme. (Guido Festinese)

 

 

Valutazione Autore
 
94
Valutazione Utenti
 
0 (0)
MOSTLY OTHER PEOPLE DO THE KILLING – Loafer’s Hollow

Nel centenario della prima incisione discografica jazz (Original Dixieland Jass Band, 26 febbraio 1917) il dibattito tra contemporaneità e tradizione, tra cos’era il jazz e in cosa si sia trasformato, è quanto mai vivo (magari non interessante, ma questo è un altro discorso). A gettare un sasso nello stagno delle placide acque di chi pensa che si debba ripensare formalmente al passato (un nome per tutti, Wynton Marsalis) o in quelle ribollenti di chi invece continua a spingere verso l’innovazione radicale (e a volte poco ‘comprensibile’) arriva l’ensemble del bassista e compositore Matthew "Moppa" Elliott. Originariamente un quartetto (senza pianoforte), MOPDtK nel corso del tempo si è trasformato fino ad assumere le sembianze mingusiane di un settetto in cui ai membri originari (oltre a “Moppa” il sassofonista Jon Irabagon e il batterista Kevin Shea) si sono via via aggiunti il pianista Ron Stabinsky il trombettista Steven Bernstein, Brandon Seabrook al banjo e Dave Taylor al trombone basso. E per entrare nel dibattito (dopo aver ri-suonato letteralmente nota per nota “Kind of Blue” in un disco del 2014) sceglie otto composizioni originali (i cui titoli sono toponimi di misconosciute città o celebri romanzi americani), eseguite apparentemente in un impeccabile stile ‘traditional’; ma in ognuna, quasi impercettibilmente, si annidano embrioni di follia free pronti a deflagrare fragorosamente, per poi ritornare disciplinatamente nei ranghi dello swing più canonico. Disco che non si smetterebbe mai di ascoltare tanta è la gioia di aver trovato un’altra soluzione per innovare nel segno della continuità. (Danilo Di Termini)

Top ten del mese

1.
Valutazione Autore
 
99
Valutazione Utenti
 
0 (0)
2.
Valutazione Autore
 
94
Valutazione Utenti
 
0 (0)
3.
Valutazione Autore
 
90
Valutazione Utenti
 
0 (0)
4.
Valutazione Autore
 
88
Valutazione Utenti
 
0 (0)
5.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
6.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
7.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
8.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
9.
Valutazione Autore
 
84
Valutazione Utenti
 
0 (0)
10.
Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0 (0)