Il Diario di Disco Club
È sabato, in genere è la giornata migliore per i negozi, oggi la cosa è impossibile. Una campagna d'informazione volta solo a creare ansia e paura sulle persone ha fatto sì che molti nostri colleghi negozianti si facessero karakiri tenendo chiusi i loro locali e convincendo i loro clienti s stare in casa o andare al mare, danneggiando anche i molti che invece erano aperti. In queste cose è sempre in primafila Primocanale (lo dice il nome stesso), che ha manda sul campo di battaglia un coraggioso inviato, tipo come fece nel 2001 per il G8 dove una loro giornalista riuscì a fare una telecronaca invertita degli scontri avvenuti alla Foce. Questa volta missione fallita.
La partenza del mattino era stata molto promettente, subito uno dietro l'altro tre personaggi del Diario, questi non li ferma mai nessuno. Il primo è Quasimodo, uno in lotta da anni per riuscire a migliorare la sua posizione nella classifica dei rompipalle. Entra e guarda dei video usati sul banco, ne sceglie uno, me lo passa, costa 6€ e lui "me lo lascia a 5€?", è la solita solfa, lui spera sempre che gli faccia ancora meno e infatti io confermo i 5 e lui "Mi manca un euro", "Costa 5", "glieli porto, si fida?". Accetto sperando che se ne vada, ma lui mi chiede "Ha il nuovo di Hendrix?", "Ti manca un euro per prendere il dvd e vuoi un vinile?", lo scoraggio, ma non troppo, prende il cd di Hendrix dalla scatola delle novità "Me lo tiene?", gli ribadisco il concetto già espresso per il lp e gli mostro un cartellino rosso virtuale. Si avvia verso l'uscita, ma la cosa è lunga, si esibisce nel suo solito balletto, tre passi avanti, stop, si gira guarda per terra forse per la paura di aver perso l'euro che mi deve, altri tre passi avanti ed è vicino all'uscita, stop nuova perlustrazione del pavimento, non trova niente e a fatica va fuori, dove continua il balletto con passi avanti, stop, altri, poi un breve ritorno e infine la partenza definitiva.
Finalmente se n'è andato, il momento di tregua è breve, perché subito vedo transitare davanti alla vetrina Andrea/Marcello (per chi non se lo ricorda quello che dopo avermi chiamato giustamente per anni Giancarlo, all'improvviso mi ha ribattezzato Marcello, ho provato a farglielo presente qualche volta poi ho rinunciato. Un giorno entra esultante "Mi ha detto una mia compagna del manicomio che ti chiami Giancarlo e non Marcello!"). Adesso si è fidanzato con un'altra amica del manicomio, che qualche risultato lo ha ottenuto, come quasi tutte le mogli del negozio ci boicotta, non gradiscono che si spendano soldi per dei dischi (per fortuna le ragazze giovani hanno invertito la tendenza, sono loro che comprano i vinili più dei ragazzi) e così Andrea/Marcello ha incominciato a vendere i dischi più che a comprarli. Clamoroso, entra dopo anni il plurivincitore della classifica dei rompipalle, quello che può vantarsi della stella avendola vinta per dieci anni. Non lo saluto, non mi parla, guarda un po' di jazz e se ne va, non ha trovato nessuno con cui parlare, ero solo, Dario era nell'usato.
Ovviamente il telefono non poteva non suonare. Prima "Discoocluuub", "Scusi voi comprate 78giri?", "No", "Sa chi li compra?", "Nessuno". Seconda "Discoocluuub", "Mi serve una valutazione per un disco originale dell'epoca", "Dica", "Ho Dark Side of the Moon proprio del 1973", "Come lei lo hanno milioni di persone".
Conclusione in bellezza, "Discooocluuuub", "Avete liquidi per la macchina del fumo", "Vendo dischi" e poso.
Mentre sto servendo il primo cliente della settimana ne entra un altro, si posiziona vicino al banco lateralmente e mi guarda, quando il primo se ne va, lui continua a guardarmi con aria interrogativa e mi rivolge una domanda "E quindi?". "Quindi, cosa?", ribatto piuttosto duramente. È appena incominciata la settimana, il primo cliente non ha comprato, il secondo mi apostrofa con un "e quindi?", la risposta dura è inevitabile e lo spiazza, cerca di rimediare, "Il negozio dell'usato non apre?", gli indico l'orologio "Che ore sono?", "Le 9.10", "Appunto, di là aprono alle 9.30", non desiste "E io cosa ne so, sei tu che devi dirmelo", "No, c'è scritto sulla porta". Lui è un mimo e probabilmente quel "e quindi?" con tutta la messinscena (ingresso, posizionamento, sguardo) fa parte della sua arte e io non l'ho capito.
Messo in fuga lui, entra il terzo cliente, sono le 9.19 e lui mi saluta con "Buona sera". Bell'inizio...
La chiusura è più triste. Non poteva mancare lo Springsteen's Fan, "Dove eri? In biblioteca a scrivere il tuo libro?", "No, non lo faccio più", "Come mai?", "Me lo hanno rubato, è la terza volta, ma questa volta smetto, non mi è rimasto niente. Avevo deciso di cambiare stazione per dormire, ho lasciato Brignole e sono passato a Principe, ho sbagliato, nella notte mi hanno rubato la borsa dove c'era quello che avevo scritto". Se ne va molto abbattuto, ma rassegnato, rattristando anche me.
p.s. Oggi è giovedì, non è più passato.
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