Il Diario di Disco Club

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Diario del 11 agosto
Un amico cliente mi confessa "Sono in crisi di astinenza", io, sorpreso, "Perché, ti droghi?", "Sì, del tuo Diario, sono più di due mesi che non scrivi niente!".
Effettivamente ha ragione, sono 77 giorni, l'ultimo è datato 25 maggio.
Oggi mi sento obbligato ad aiutarlo e gli dedico il Diario del "quasi" trimestre sperando che sia sufficiente per farlo uscire dalla crisi.
Incominciamo dai soliti noti.
Il Pluriespulso ormai è a un livello di record stratosferico, la sua camicia jeans, come già detto ormai di un colore indefinibile, ha superato i nove mesi d'indossamento, non sempre da sola, in autunno sotto l'altro indumento da record, la giacchetta grigia; in inverno sotto un maglione e poi con aggiunta di una giacca a vento; in primavera rispunta la giacchetta grigia, che resiste per buona parte dell'estate, fino a una decina di giorni fa, per poi lasciare libera in tutto il suo splendore la camicia primatista mondiale. Peccato che alle Olimpiadi non sia prevista questa disciplina (il plurindossamento), avremmo vinto una medaglia d'oro in più e così saremmo rimasti davanti a Olanda, Francia e Germania, al settimo posto!
U Megu, anche lui non scherza con l'abbigliamento, a luglio per parecchi giorni si è presentato col completo da sala operatoria, casacca a V verde e calzoni, entrambi con la scritta ASL3. Gli chiediamo il perché e lui prontamente, "Così poi li lascio alla ASL e me li lavano gli inservienti", furbo! Il problema è che alla fine viene beccato in via XX e inevitabilmente gli viene proibito di girare per la città in divisa. Lui la prende male, "Quegli stronzi, perché non si fanno i fatti loro? Sono andati a fare la spia".
Il Maratoneta, sempre in gran forma, anzi in questo momento nemmeno tanto, a furia di macinare chilometri gli è venuto male a una gamba, è ai box, più che altro è sul vaso, no, non il cesso!, sta seduto quasi tutto il pomeriggio sul vaso privo di fiori della nostra vicina di Outsider. Smanetta a tempo pieno sul telefonino e negli ultimi giorni riceve anche visite; ieri lo abbiamo sentito lamentarsi con un suo amico (non so se fan di treni, autobus o ragazze), questo gli dice, "Non devi pensarci, le cose passano", il Maratoneta borbotta qualcosa di incomprensibile e l'amico "Ti sei innamorato, ma non devi pensarci", altri borbottamenti e l'amico "Ma non è una questione sentimentale?", Maratoneta "No", l'amico, perplesso, "E allora?", Maratoneta, stizzito, "Quella stronza mi ha tolto l'amicizia su facebook!". Un vero dramma.
Ecco un po' di richieste varie.
"Avete Dark Straits of Pink Floyd?".
"Comprate Dischi usati da 35 giri?".
"Avete ancora questi qui antichi? E indica i lp.
"Vorrei la monografia sull'ultimo disco di Bob Dylan".
"Basta col rockaccio pachidermico, è l'ora di finirla, sentiamo Sade, musica da aperitivi con l'abat-jour".
Un cliente mi chiede "Vorrei sapere se avete venduto qualcosa dei dischi che vi ho portato in conto vendita". Cerco il suo nome, ma non trovo niente, "Quando li hai portati", lui "A fine anni '90"...
Un anziano, "Ho tante cassette, secondo lei le trovo già in cd?". Gli cambio l'avverbio, al posto di "già", "ancora".
Ragazza giovane con un mini vestito (peccato che U Megu non fosse ancora arrivato...). "E' la prima volta che vengo qui, come tenete i dischi, in ordine di artista o di titolo di canzone? Cerco Paul Anka"
Concludiamo con l'episodio più recente. Oggi entra un tipo strano, completamente coperto, nonostante il caldo giacca e guanti di lana sdruciti e maleodoranti, capelli e barba lunghi, mascherina che lascia liberi solo gli occhi, "Cerco un vinile di Irene Grandi", io "Non ne abbiamo", lui "E di Annalisa?", io "Nemmeno". Qui commetto un errore, "Forse si possono ordinare", i suoi occhi, l'unica cosa di lui che vedo, brillano, "Sì, allora li ordiniamo!", poi si blocca "Ma devo darvi un nome?", "Certo", "E quale? Uno qualunque?", "No, il tuo", "Basta il nome?", "No, cognome e numero di telefono", lui si imbizzarrisce, "Se le dico che passo, a cosa serve il nome?", "Nel caso che non passi", lui, sempre più furioso, "Allora lei non si fida di me!?", io, drastico e secco, "No". Lo convinco, se ne va.

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Diario del 25 maggio


Una signora in cerca di lp ci racconta le sue avventure in giro per il mondo al seguito di un gruppo di musicisti, ha visto concerti degli Eagles e di Echo & the Bunnymen, ha conosciuto di persona Freddie Mercury (tranquilli, niente di scabroso) e ci spiazza con una domanda finale: "Ma a voi piacciono i Maneskin?".
Eccoci al punto, la settimana scorsa al centro dei discorsi e delle richieste Franco Battiato, questa al centro dei discorsi, ma non delle richieste, i Maneskin. Questa è una sorpresa, non i Maneskin, ma che tanta gente abbia guardato l'Eurovision. Fino a pochi giorni fa nessuno ne parlava, dal 1956, anno della prima edizione, al 2019, l'ultima prima di quella di sabato scorso, difficilmente qualcuno mi ha chiesto un disco sentito al Contest, forse qualche 45giri negli anni 60/70 e il lp degli Abba, vincitori nel 1974, unico nome in tanti anni di un vincitore che è entrato per anni nelle hit parade mondiali insieme a Celine Dion, che nel 1988 vinse per la Svizzera. In partenza i partecipanti erano pochi, solo 7 nel 1956, poi sempre di più, tanto che ormai tutti gli stati europei hanno partecipato meno Città del Vaticano (peccato, potevano far partecipare i Barritas con la messa beat...) e il Liechtenstein, si è arrivati a 43! Nulla da dire sullo spettacolo, è tanto kitsch che diventa divertente, più che sentire le canzoni si è attirati dalla scenografia e dai balletti, a volte assurdi. Vincono un po' tutti, negli anni 2000 nazioni assolutamente insignificanti nella storia del rock, quasi tutti gli ex URSS (Estonia, Lettonia, Ucraina, Russia, Azerbaigian), ma anche Turchia, Grecia, Serbia e addirittura Israele (extra europei) e mai nessuno ha commentato queste vittorie. Ogni anno vendo due copie della compilation, una a Nicola, che, comprando l'ultima, ha confessato che manco le sente, le colleziona, e l'altra a Marino, l'Uomo Arancione, che però deve ancora ritirare le ultime due. Dunque si può tranquillamente dire che agli italiani dell'Eurovision non gliene frega proprio niente. Quest'anno tutto cambia, hanno vinto gli italiani! Ecco quindi che tutti diventano fans della manifestazione, come con Tomba tutti erano appassionati di sci, con Panatta di tennis, con Luna Rossa di regate. Mi ricordo ancora quanti miei clienti stavano svegli di notte per vedere le regate nei primi anni 2000, all'improvviso usavano termini mai sentiti prima, strambare era sulla bocca di tutti. Si paragona la vittoria dei Maneskin a quella di mondiali di calcio del 2006 e "Li abbiamo fregati quegli stronzi di francesi, hanno provato di nuovo a darci una testata, tirando fuori la sniffata di Damiano, ma anche questa volta, in zona Cesarini, quando ormai sembrava che avessero vinto loro, li abbiamo fregati. Che poi questi famosi cantautori francesi, quanti sono francesi? Aznavour è armeno, Gainsbourg ucraino, Brell belga, Montand italiano (Ivo Livi), Nino Ferrer era genovese (Agostino Ferrari), hanno solo quella lagna di Becaud e Brassens", provo a intervenire "Beh, De Andrè lo ha un po' copiato Brassens", niente da fare "Ma dai! Può darsi da giovane, ma poi ha fatto ben di meglio".
Insomma basta poco a far emergere il nazionalismo negli italiani, anche la vittoria in una manifestazione che per 65 anni non ha interessato quasi nessuno (a parte Nicola e Marino). Alcune curiosità sul festival, nel 1986 vinse la belga Sandra Kim aveva 13 anni, probabilmente si era qualificata vincendo lo Zecchino d'oro del suo paese; nel 2001 il vincitore, Dave Benton, ha stabilito due record, il più vecchio vincitore, 50 anni, e il primo di colore, ma partecipava per l'Estonia. Ed ecco un altro record tutto nostro, la canzone più lunga mai cantata alla manifestazione, "Corde della mia chitarra" di Nunzio Gallo nel 1957, durata 5 minuti e 9 secondi, i gorgheggi del cantante napoletano hanno allungato oltre le aspettative la sua permanenza sul palco, si racconta di gente che si è addormentata davanti alle prime televisioni in bianco e nero. Dobbiamo però dargli un merito, per evitare le lungaggini si è messo un limite di 3 minuti e 30 secondi, ve la immaginate la serata di sabato scorso senza limiti? Già è finita verso l'una di notte, probabilmente sarebbe andata avanti fino all'alba!

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Diario del 22 maggio
L'evento della settimana è stato sicuramente la morte di Franco Battiato. Già avrete visto l'omaggio propostoci dal Maratoneta, ma la cosa principale sono state le richieste di dischi. Sorprendente è che la maggior parte sono arrivate da clienti più o meno della mia età. Ma, dico, avete avuto 50 anni per comprare qualcosa di Battiato, aspettavate che morisse per prendere un suo disco? A qualcuno l'ho fatto presente e lui mi ha risposto "A me è sempre piaciuto, era già un po' che ci pensavo a comprarlo", io "Sì 50 anni". Passiamo alla richiesta, io "Quale vuole?", lui "Uno degli ultimi", glielo mostro e lui "Non ne conosco nemmeno una", io "Allora di quelli più vecchi?" e, dispettoso, gli mostro i primi, lui, in difficoltà, "Non ne conosco nemmeno una", io "Allora una raccolta", lui, spaventato, "No, no, mi basta un disco", sob. Ci riprovo, "Con raccolta non intendo tanti dischi, ma uno solo un Best, un Greatest Hits, un Il meglio" (forse è meglio parlare in italiano), lui, risollevato, "Sì, quello!", glielo faccio vedere e lui, di nuovo in crisi, "Conosco solo Centro di gravità permanente, Cuccurucucù e La cura". Beh certo a lui Battiato è sempre piaciuto...
Poi tocca a un cliente abituale, dopo averci detto che lui i dischi di Battiato li ha già quasi tutti (è il quasi che fa la differenza), sono due giorni che cerca solo suoi lp. Oggi si supera, "Senti, ho letto che negli anni 70 Battiato ha incontrato i Kraftwerk. C'è mica un disco?", io "Di che cosa?", lui "Di questo incontro", io "Ri-sob".
Non facciamo in tempo a riprenderci che si presenta Mea (è il suo intercalare abituale). "Ciao Gian, mea è arrivato il cd delle Rubettes?", "No", "Mea, cerca di fare pressioni", "Con chi?", "Col rappresentante", "Non ci sono più rappresentanti", "Mea, allora telefona", "Te l'ho ordinato in Olanda", "Allora telefona in Olanda", "Usiamo solo il loro sito, niente telefono", "Allora chiama in Lombardia, mea a Varese alla signora Teresa", "Chi è la signora Teresa?", "Tanti anni fa la chiamavo, mea, mi faceva arrivare dei dischi!", "La signora Teresa ha chiuso". Lui ci prova anche con Dario nella sua postazione dalla parte opposta, ma viene respinto e, quando lo lascia, lo saluta "Ciao Gian", io "Quello è Dario" e lui "Mea, allora a te dico ciao Dario", ma, prima di lasciarci, mi chiede "Lo hai più visto quel ragazzo che veniva tutti i sabati a comprare metal, massiccio con i capelli lunghi" (negli anni 80 era l'unico con i capelli lunghi...), poi mi dice il nome e io me lo ricordo (ricordatevi che vi ho schedati tutti!), poi prosegue "Ha avuto dei seri problemi di salute, insieme abbiamo fatto un record sulla spiaggia, più di 500 palleggi con la testa!". Non so quali siano le conseguenze fisiche che questo prolungato palleggio abbia avuto sul suo amico su di lui qualche idea ce l'ho. Penso che lunedì scriverò ad Astrid di Bertus, "Mea, mandaci il disco delle Rubettes, altrimenti Mea ci massacra". Per fortuna non può venire spesso, abita lontano (lo ha detto lui), a Utri!
Ecco quindi un'altra pagina del Diario che potrete, magari, ritrovare nel rinnovato libro che uscirà a settembre con l'ausilio di Danilo Di Termini, sempre che voi partecipiate al crowfunding lanciato in settimana, come da link.

http://discoclub65.myshopify.com/products/il-diario-di-disco-club?variant=39352943083654

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Diario del 10 maggio
Vi ricorderete sicuramente dell'ultimo exploit del Pluriespulso, quando, rispondendo a me che lo avevo ripreso perché era entrato con la mascherina sotto il mento, mi aveva risposto, "Stai tranquillo, ho fatto il tampone questa mattina, perfetto!". Bene, da quel giorno "perfetto" è diventato la parola d'ordine del negozio, di qualsiasi argomento io, Dario e Andrea si stia parlando la conclusione è sempre la stessa: perfetto!
Non solo noi, anche i clienti sembrano ormai contagiati da "perfetto". Uno mi ordina un disco e io glielo trovo in Olanda, lui risponde "perfetto", mi chiede a che ora apro al pomeriggio "alle 15" e lui "perfetto", vogliono lo sconto e io tolgo i soliti 90 centessssimi (alla maniera di Scusssi) e loro "perfetto!". La cosa deve essere contagiosa, pensate che mentre io sto scrivendo queste note, sento alla televisione nell'altra stanza un'intervista che si conclude con "perfetto".
A proposito di tv, potrei paragonare il nostro "perfetto" a un tormentone televisivo, una parola che viene ripetuta continuamente e spesso fuori luogo: "assolutamente". La differenza è che assolutamente da solo non ha un significato preciso, deve essere accompagnato da un'affermazione o da una negazione (assolutamente sì o assolutamente no). "Perfetto" non ha bisogno di aggiunte, è perfetto. Dico giusto? Perfetto!
p.s. In questo momento, sempre alla tv, sapete come ha concluso un suo discorso Amadeus? Ovviamente con "perfetto"!

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Diario del 9 maggio
Diario domenicale? "Ma allora sei aperto", no siamo chiusi, è che mi sono preso l'influenza, non ho febbre, è un'influenza di altro genere, me l'ha attaccata il Matematico. Lui, come ormai sapete, trasforma tutto quello che fa in numeri: sapeva con precisione quanti dischi doveva comprare al mese per raggiungere il giorno della pensione al numero prestabilito (diviso in cd, lp, 45gg, dvd, libri), adesso si è fatto, ve l'ho già detto, un percorso casalingo da percorrere un certo numero di volte per bruciare le calorie che cumula nel suo unico pasto giornaliero alle 4.30 del mattino; una volta alla settimana (esce poco per paura del covid) va a comprare alla Ipercoop e anche lì ha il suo piano di battaglia, esce sempre alla stessa ora, prende lo stesso autobus, sta dentro la Coop lo stesso numero di minuti e riprende sempre lo stesso autobus e rientra a casa alla stessa ora.
Questa mattina mi sono reso conto che mi ha influenzato. Mi sono svegliato e ho incominciato a dare i numeri, del resto la matematica mi è sempre piaciuta (a scuola mi chiamavano il tisico nucleare, ero molto magro). Allora, mi sono ricordato che oggi è il compleanno del nostro Dario Gaggero. Compie 47 anni, girando i numeri si arriva alla sua data di nascita, il 74. Tra poco più di un mese io compio 74 anni, giriamo i numeri ed ecco la mia data di nascita 47. Sempre 4 e 7. Adesso si è aggiunto a noi il giovane ragazzo di bottega, Andrea Rainero. Lui ha solo 27 anni (che si potrebbe scrivere 4:2 e 7), Dario ha 27 (4:2 e 7) meno di me, e Andrea? 47 anni meno di me.
Il ciclo è completo!

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Diario di aprile

Diario di aprile


C'è una categoria che è diventata nostra concorrente, non tanto per quello che vende, ma ci porta via lo stesso dei clienti o meglio riduce le loro capacità di acquisto: i dentisti.
Probabilmente qui intorno ci sono parecchi studi dentistici, perché è quasi quotidiana la presenza di clienti che vengono da noi dopo essere stati a farsi torturare dai dentisti e la solfa è sempre la stessa, "Non posso spendere troppo, mi ha già spennato il mio dentista". Scusate, ma quello vi fa del male e vi spenna, perché allora non invertite il giro, prima passate da noi, io non vi maltratto, almeno fisicamente, e ho tariffe più basse!
Lunedì è passato Giangillan, cercava il solito disco dei Deep Purple col suo amato Giangillan, ma non è ancora arrivato. Se ne va e ci saluta, "Buona Pasqua" e per sicurezza (magari noi non abbiamo capito) aggiunge "Auguri". Dunque, Pasqua è passata da una settimana, quindi se si riferisce a quella del 2022, non ha calcolato che prima c'è Natale e quindi avrebbe dovuto augurarci Buon Natale!
Veniamo agli ospiti quotidiani. Il Pluriespulso stenta sempre a tenere la mascherina in posizione corretta, tra l'altro, per avere la scusa di tenerla abbassata, fuma una sigaretta dietro l'altra. Dopo l'ennesima fumata, rientra in negozio e si dimentica di tirare su la mascherina, lo accolgo con un urlo "Mascherina!!!"; la solleva, ma si giustifica, "Stai tranquillo, ho fatto il tampone questa mattina". Lo dice tutti i giorni, fa più tamponi lui dei giocatori di calcio, ma questa volta aggiunge un particolare: "Perfetto!". Porca miseria, non sapevo che esistessero diverse categorie di tamponi.
CiaoGianCiaoCarlo (è come mi saluta) ormai sta salendo la classifica dei migliori clienti. Si presenta, prende dagli scaffali un raccoglitore da 4 cd, me lo porta e "dammeli tutti". Oggi mentre gli stavo facendo il conto, è entrato Ivano, che ha incominciato a imperversare con le sue storie; CiaoGianCiaoCarlo lo stoppa, "Scusi (dandogli del lei), sta facendo (io) una cosa importante (il conto)" e praticamente caccia via il povero Ivano e, rivolgendosi a me, fa un cenno come a dire questo è matto.
Uguale la filosofia del Maratoneta. Ci racconta che nel suo consueto giro in stazione per vedere se qualcuno si è dimenticato di ritirare i soldi dalle macchinette, lo ha anticipato uno che continuava a colpirle con tanti pugni (e non uno solo secco, la sua tecnica), mi dice "E' davvero un sciachello (lo so che non si scrive così, ma lui ha detto così)". Poi rimane con noi e ci tiene a farci vedere come concludeva i concerti in America Freddie Mercury (suo idolo assoluto) e si fa immortalare da Dario, come potete vedere. Conclude la sua visita con un apprezzamento, "Gian, devo dirti una cosa, quel ferroviere con la faccia da tontolone ne sa di musica". Adesso ci sarà qualche ferroviere preoccupato che, leggendo queste righe, si chiederà, "Si riferiva mica a me?".
Eccoci al Matematico. Esce il meno possibile, ha paura del covid, e quindi cammina poco. Per mantenersi in esercizio ha allora inventato un sistema: ha creato un percorso in casa di 400 passi che ripete per 8 volte, per un totale di 32 minuti. Beh, non per niente è il Matematico.
Concludiamo con Alessandro, il cliente più pittoresco, oggi ci delude, non ha colori (vedi foto).
Scusate, questa sera l'ho fatta lunga, ma ho visto che erano 45 giorni che non raccontavo niente...

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