Il Diario di Disco Club

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Diario del 18 novembre

Diario del 18 novembre (- 31 giorni dai 55 anni di Disco Club)

Spieghiamo cosa è successo l'altro ieri col mio profilo facebook. Stavamo lavorando per fare un sito di vendita online, io e, soprattutto, il nostro socio occulto, Maurizio. Doveva aggiungere il nostro gruppo facebook sul nuovo sito e, per fare questo, è dovuto entrare con la mia password. Apriti cielo, blocco immediato perché lo stesso profilo risultava aperto in due diversi computer. Hanno chiesto il cambio della mia password, poi mi hanno fatto un po' di domande e infine ho dovuto mandare la mia carta d'identità con foto. Dopo tutto questo lo sblocco non è stato istantaneo, ho dovuto aspettare 30 ore per poter essere di nuovo attivo. In questo periodo ho visto clienti preoccuparsi per me, "Gli è successo qualcosa? Avrà mica preso il covid?", tentativi di contatto con messenger (falliti, io non c'ero più), email, whatsapp, e infine telefonate in negozio: Alessandro di Pontecurone si è rilassato quando, chiamando, ha sentito il mio "discooocluuuub".
I nesci in questo periodo non sono mancati. A mezzogiorno, mentre spostavamo dentro la postazione esterna di Dario, era rimasta fuori solo la scrivania col cumputer. Un signore si fa avanti e chiede a Dario "Il computer che ha fuori è a disposizione di tutti?".
Altro, anche questo non più giovane, mi chiede "Vorrei Don't Worry Baby dei Beach Boys", "Il disco dove c'è quella canzone?", "No proprio Don't Worry Baby", "Sì, ma non esiste un album intitolato così", "Ma io voglio solo la canzone", "Un 45giri?", "Sì, lo avevo, anche nella versione italiana dell'Equipe 84 'Sei già di un altro'. Ma ormai si è rovinato". Beh, immagino dopo 56 anni di ascolto, magari con un mangiadischi. A proposito è arrivato in negozio un Penny autentico per la vetrina del 19 dicembre!

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Diario del 13 novembre (- 36 giorni dai 55 anni di Disco Club)
Una decina di giorni fa si presenta un anziano, boh, non so se definirlo tale, ultimamente la soglia dell'anzianità è stata spostata a 75 anni (quindi io ho ancora due anni di buono!). Si definisce un buon cliente, "Sono fedele, compro solo da te, anche se adesso è tanto che non passo", il "tanto" si quantifica in 10 mesi (pre lockdown), "Senti vorrei un disco di Gei Cole", "Gei Cole? Mai sentito", "Ma sì, suona la chitarra, ha fatto delle canzoni anche per quello che mi hai venduto l'ultima volta (appunto dieci mesi fa), come si si chiama? Eric...", "Clapton?", "Ecco quello!", "Allora vuoi dire JJ Cale", "Bravo, sì, mi hai già venduto qualcosa la penultima volta" (quindi 2 anni fa). Gli faccio vedere la casella di Cale e ne sceglie uno. "Quanto costa?", "Dammi 10€". Ci pensa un po', infine lo prende "Ma sì, intanto è Natale alla faccia del covid. Viva la musica, anche se la mia vicina si lamenta, le ho detto che può chiamare anche i marines!".
Oggi riappare (è un buon cliente), "Mi dai un cd di Gei Cole?". C'è un altro cliente che mi guarda perplesso, io (stordito che non sono altro) gli dico "Non lo conosco". Si ripete la scenetta dell'altro giorno ed eccoci davanti alla casella di JJ Cale. Ne prende uno, ma, siccome è un buon cliente, non si accontenta; vuole anche un disco di ghost. Lo chiede a Dario, che vorrebbe dargli un cd dei Ghost, ma visto il tipo, lascia perdere. Allora si rivolge a me, "Ma sì quella musica che cantano i negri a Natale", "Gospel", "Ecco quello!". Rientra in scena Dario che gli trova un cd di "ghost". E' contento, "Quando vivevo in Georgia (ma che lingua parlava lì?), mi commuovevo a vedere in chiesa quelle negre, tutte grasse, che cantavano il ghost". Questa volta spende 19€, sale un po' la china per diventare un buon cliente, ma, prima di andarsene, mi chiede "Qui vicino dove posso trovare una buona torta pasqualina? (va bene anche a Natale)", "Certo a trenta metri da noi, l' Ostaja San Vincenzo", "Bene, vado a comprarmela. Metto su la musica ghost, la pasqualina e una bottiglia di barbera, cosa c'è di meglio?" e va via felice.
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Diario del 26 ottobre

Diario del 26 ottobre
-54 ai 55 anni di Disco Club
Signora, "Cerco un cantante, però non so come si chiama", e figurati; continua, "Canta adesso è un tipo strano", l'unico; conclude "Ha un nome che sembra di un animale"; "Mahmood?", lei euforica "Sì, quello!". Come ho fatto a indovinare? Ormai ho il traduttore istantaneo per le belinate chi mi chiedono.
Un pensionato è innamorato di Federica dell'Orchestra Bagutti, "Come canta e che testi fa! Con lei c'è anche uno dei Volo". Poco credibile, ma non mi dispiacerebbe che non solo uno, ma tutti e tre i Volo entrassero nell'Orchestra Bagutti, almeno la smetterebbero di cantare simil-lirica e non li troveremmo come ospiti in tutte le manifestazioni televisive.
A proposito di lirica, una ragazza chiede a Dario. "Vorrei un cd di una cantante lirica algerina", già la richiesta ci sorprende, ma Dario fa una ricerca e la trova "Possiamo ordinartela", ma lei "No, io sono di Quinto". Questa ci mancava; "Sa io abito lontano, sono di Utri" è un classico che ci accompagna da prima del 1 luglio 1926, quando Voltri entrò a far parte della Grande Genova, ma "No, io sono di Quinto" è una new entry.
Continuiamo a scorrere gli anni successivi alla nascita di Disco Club. Il quinto "ab negotium conditum", il 1970, è il centrale di tre anni nei quali ci hanno lasciato parecchi idoli degli amanti del rock di allora (e anche di adesso): nel 1969 Brian Jones, nel 1971 Jim Morrison e, appunto nel 1970, Janis Joplin e, soprattutto, il genio assoluto della chitarra, Jimi Hendrix. All'epoca ho fotografato mio nipote neonato, Daniele, in braccio a Jimi, ma lui (come si vede dalla foto) non gradì molto...

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Diario del 23 ottobre

Diario del 23 ottobre
-57 ai 55 anni di Disco Club
Oggi ho scoperto una nuova particolarità genovese di cui non ero a conoscenza. Un cliente spende 16€, me ne dà 20 e gli chiedo se ha un euro; lui tira fuori il borsellino e incomincia una lotta per estrarre la moneta, non ci riesce, allora mi dice, "Non preoccuparti, è un borsellino genovese, si stenta a fargli tirare fuori i soldi", alla fine ci riesce.
L'Ufficio informazioni Dario viene interpellato anche oggi più di una volta, in un caso almeno l'informazione è musicale. Un cinquantenne gli chiede, "Cerco un cd dei Grand Funk, che non si trova, mi sa dire com'è?". Sì, questa volta la risposta è davvero difficile.
Sempre a lui si rivolge al telefono una signora (lo uso da filtro), cerca una raccolta di Minghi. Dario, come al solito s'impegna e le trova un box di sei cd a solo 15€, ma lei "No, sono troppi", Dario, sorpreso, "I 15€?", lei "No, i 6 dischi". Ora dico, nessuno la obbliga a sentirli tutti e sei, visto che un best singolo costa più o meno uguale. Forse ha ragione, un Greatest Hits di Minghi di sei cd è troppo, anche se a dire il vero per me è troppo anche uno da uno....
Veniamo a me, sono alle prese con l'organizzazione della festa dei 55 anni. Non potendo far suonare nessuno, penso fi fare qualcosa di rievocativo di quel giorno, riviste non solo musicali, mangiadischi, Gelosino e altre cose. Ho recuperato anche una rivista inglese della settimana natalizia 1965: il numero 43 di Music Echo. Eccovela nella foto in un'atmosfera natalizia con le Supremes di Diana Ross. Notate una cosa nella prima pagina del giornale tra i consigli per i regali, in basso a sinistra c' un lp di Benny Hill, col titolo degno della sua comicità: "Benny Hill sings?".
Questa sera, tornato a casa, sento i numeri odierni del covid. Mi prende una certa tristezza, paura. Il 19 dicembre il negozio sarà aperto?

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Diario del 21 ottobre
- 59 ai 55 anni di Disco Club
Ve l'ho detto già ieri che hanno preso Dario per l'ufficio informazioni. Oggi però uno si supera, si avvicina alla sua postazione e gli chiede, "Sa come si cancellano i messaggi dal telefonino?". E' un po' troppo, persino Dario rifiuta l'aiuto!
Oggi sono tutti alla ricerca di qualcosa di lieve, forse da contrapporre alla tensione da covid.
Prima un cliente mi dice, "In questo momento ho bisogno di spazio di luce" e mi porta un vinile usato dei Dik Dik, io "No, questi non vanno bene, si sa che sono senza luce...". Va be' dai, era una battuta.
Il secondo, cliente (manco troppo) da vecchia data un po' stundaio, vuole musica pop, di quella facile, "Il rock è triste e polveroso, compro questo cd degli Orb, questo è da clubbing (parole sue), almeno, se ci chiudono di nuovo in casa ho qualcosa da ballare", conclude con una sentenza, "Ecco, i Genesis avrebbero dovuto fare questa svolta quando è entrato Wilson" e se ne va soddisfatto.
Triste è sicuramente il ricordo che vi propongo stasera, andando avanti di un altro anno dalla fondazione di Disco Club. Siamo nel 1967.

L'amaro addio di Luigi Tenco
"Il pubblico non mi ha capito"
Dalida presagiva una disgrazia: fu la prima a scoprire il cadavere (da uno dei nostri inviati) – Sanremo, 27 gennaio
Gli uomini delle pulizie cominciavano a vuotare i posacenere e a spiumacciare i cuscini dei divani, da un finestrone usciva una nuvola di fumo trasparente. Erano le sette, e ancora c'era gente in piedi, nei saloni dell'hotel Savoy, gente che continuava a parlare e fumare, facce stanche e pallide, voci sommesse, arrochite dal sonno e qualcuno dal pianto.
Il dottor Molinari, commissario di Sanremo, aveva completato gli accertamenti e neppure lui riusciva ad andarsene. Uno degli agenti che gli stavano alle spalle, teneva in mano il pacco contenente la pistola Walther calibro 7,65; una scatola verde avvolta alla meglio in un pezzo di giornale. Tenco se l'era portata da Roma.
...
"Prendete quel biglietto", balbetta Dalida mentre la portano su: "Attenti c'è un biglietto". E' la lettera d'addio del suicida, la sua protesta contro il mondo; sono quattro, cinque righe scritte con la biro, con una calligrafia veloce, ma chiara: Ho speso gli ultimi cinque anni della mia vita per il pubblico italiano, il quale mi ripaga preferendo alla mia canzone "Io tu e le rose" e "La rivoluzione". (Giancarlo Del Re, 28 gennaio)

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Diario del 20 ottobre

Diario del 20 ottobre (prima parte)
All'inizio è il telefono a farla da padrone.
"Discooocluuub", "Scusa, sono quel ragazzo che passa spesso da te". Effettivamente è l'unico ragazzo, gli altri sono vecchietti.
"Discoooocluuuub", "Voi ritirate pianoforti?", "???".
Passiamo alla postazione esterna di Dario. Ormai è diventato l'Ufficio informazioni ufficiale di via S.Vincenzo, penso che chiederò al Civ il rimborso di una parte dello stipendio di Dario. Le domande variano "Dov'è la banca Etica?" (c'è un cartello, ma è più semplice chiederlo a lui), poi "Il ferramenta?", "Fotocopie?", "Puntine per il giradischi?". Ovviamente la più gettonata è "Dove è il numero 2?". Al numero 2 si trova l'istituto di analisi Iro. Oggi una coppia si supera, sono fuori con Dario e il marito, indicando il negozio, chiede "E' questo l'Iro?"; mi sa che effettivamente ha bisogno di qualche controllo medico.
Nel pomeriggio mi aspetta una sorpresa. Vado al piano di sopra per fare una ricerca e mi capitano in mano quattro lp delle commedie di Govi. Su una c'è l'etichetta col titolo del disco. Lo guardo bene, quella calligrafia la conosco, stasera ho chiesto conferma a mia moglie, sì l'ha scritta lei 46 anni fa!

Diario del 20 ottobre (seconda parte)
-60 ai 55 anni di Disco Club (passiamo al 1966)
Govi appunto, un nome indimenticabile per i genovesi e lo ricordiamo, come per il concerto del 1965 dei Beatles, con un articolo del Secolo del 29 aprile 1966. Questa la triste notizia:

"Quanto ci vuole a morire "
Mormora Govi spegnendosi
Ha dato volto e voce esemplari alla ruvida schiettezza genovese
Gilberto Govi è morto ieri pomeriggio verso le diciotto e trenta, nella sua abitazione di piazza della Vittoria 10; la scorsa settimana l'attore quasi ottantunenne si era messo a letto per una indisposizione che pareva dovuta alla recrudescenza influenzale di questi ultimi tempi; invece, sono subentrate complicazioni bronco-polmonari alle quali il cuore (già provato due anni addietro da un attacco che aveva costretto Govi a sospendere una ripresa televisiva) non ha resistito. Il popolarissimo creatore di tanti personaggi genovesi pareva presentire prossimo il trapasso. Soltanto pochi giorni prima aveva finito do disporre nello studio, tutti i premi e i ricordi d'una carriera teatrale fulgidissima, durata quasi sessant'anni.
Sino all'ultimo, Govi, assistito amorosamente dalla moglie Rina e da alcuni intimi, non ha perduto la lucidità della mente; poche ore avanti il decesso, ieri pomeriggio, con una delle sue caratteristiche battute, intrise di umana ironia, aveva esclamato: "Quanto ghe voe pe'moi!" Quanto ci vuole a morire. (29 aprile 1966)
p.s. La gag che vedete sotto, "gassetta e pomello", è stata un'improvvisazione del comico alla quale non ha potuto resistere nemmeno la moglie che è scoppiata a ridere in scena.

http://www.youtube.om/watch?v=tDr4ThOAVVI

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