Il Diario di Disco Club

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Diario del...
Che giorno è, non mi ricordo, senza la vita di negozio ho perso la nozione del tempo. Col negozio la mia settimana ha i tempi ben scanditi: lunedì fare ordine a Egea, martedì arriva Egea e ordine a Self, mercoledì arriva Self e, qualche volta I.R.D., e bisogna fare gli ordini a tutti gli altri e avvisare BRT di andare a prendere le spedizioni, giovedì arriva di tutto e facciamo orario continuato entrambi (io e Dario), venerdì arriva Bertus, sabato arrivano i clienti che non sono passati durante la settimana, domenica non suona la sveglia.
Adesso da nove giorni niente di tutto questo e così perdo il controllo, devo guardare il calendario. Sì, è venerdì 20 marzo, tra l'altro quest'anno l'equinozio è arrivato un giorno prima, quindi, come dicevano i Dik Dik, è il primo giorno di primavera. Guardando la foto che ho postato sul sito della vetrina illuminata con la serranda tirata giù, mi accorgo che c'è qualcosa che non quadra, è un po' di giorni che la guarda e non capisco cosa. Mi disturba anche quando sono a letto. Questa mattina mi sveglio presto, ho un'illuminazione, ma mi serve la conferma, accendo il computer e oplà ecco cosa c'è: c'è un buco in vetrina. Un buco? Ma sì, non nel senso di buco vero, manca un cd nella terza fila dall'alto della parte sinistra! Non si può, devo riparare la cosa, scendiamo giù in macchina e mentre la moglie va a fare la spesa al Carrefour vicino, io entro e tappo il buco. Non solo avevo lasciato un buco, ma non avevo esposto il più bel disco uscito in questi disgraziati primi, quasi, tre mesi: quello dei Third Mind, supergruppo con l'ex Blaster Dave Alvin e i Camper Van Beethoven. Magari qualcuno è passato lì davanti e non l'ha visto esposto. Ma magari non è passato proprio nessuno...

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Diario nel tempo del coronavirus

Diario nel tempo del coronavirus
Questo è il quarto giorno di Disco Club chiuso. Da agosto 1972 non succedeva che il negozio chiudesse al di fuori dei giorni festivi. L'unico precedente è luglio 2001 ai tempi del G8; il venerdì avevamo aperto, ma la polizia ci (anzi mi, all'epoca ero solo in negozio) ha mandati via, due giorni di chiusura.
Non è che i giorni scorsi, quelli precedenti la chiusura i clienti si picchiassero per entrare in negozio, anzi potrei dire che il cartello obbligatoriamente esposto, che indicava di stare ad almeno un metro di distanza tra di loro, fosse inutile, perché poche volte c'erano due clienti in contemporanea. Però quei pochi hanno tenuto altissima la percentuale di svitati in negozio e dintorni o al telefono.
Telefono, "Buongiorno, Disco Club, posso esserle utile?". Cosa c'è? Non mi credete? Lo avevo detto che in tempo di coronavirus avrei risposto come Dario. Una signora anziana mi chiede, "Senta, cerco un cd di un gruppo vecchio, se li ricorda lei gli Abba?", va be' che ho risposto gentilmente, ma questa direi che mi prende in giro, però mantengo l'educazione, "Certo signora che li conosco. Cosa cerca?", "Le canzoni più belle", prendo il cd e le leggo i titoli; le vanno bene, ma "Sa adesso io non posso uscire; quando è finito tutto vengo. Voi siete nel palazzo di vetro? Nei fondi, vero". Adesso, ripeto, va bene che sono stato gentile, ma questa ne approfitta, ci ha sbattuti negli scantinati!
Un'altra anziana entra (non dovevano starsene a casa?), "Avete sempre il cd con Eclissi di cuore?", la guardo interdetto, allora lei precisa "Non in italiano, in inglese". Capisco vuole Bonnie Tyler. Lo compra e mi dice "Questa volta sono venuta direttamente da voi, da Feltrinelli qualche mese fa ho ordinato un disco di Loretta Goggi e non è ancora arrivato". Non ha proprio più niente Feltrinelli!
Quello dopo non è anziano, ma stordito sì. "E' possibile avere un canzoniere con le canzoni che mi piacciono?", "Canzoniere?", "Sì, una cassetta con la musica che va adesso". Mi viene un dubbio, con "adesso" intenderà proprio adesso o ai tempi delle cassette.
Vado sulla porta a prendere un po' d'aria. Sento urlare, "Pino, Pino, Pino"; a parte me non vedo nessuno, cerco chi urla, davanti al Baretto Gallese c'è una coppia, appena mi giro urlano ancora "Pino" e si sbracciano a salutarmi. Ce l'hanno con me? Mi guardo intorno, non c'è nessuno, sì, ce l'hanno con me. Cosa faccio? Rispondo, se no ci rimangono male? No rientro, così quando incontrano Pino non lo salutano più, brutto maleducato.
Giovedì abbiamo chiuso definitivamente (no, questo spero di no) e ovviamente arrivano due spedizioni. Le faccio consegnare a un amico che era aperto, domenica andiamo in negozio, mi porta i pacchi e, che bello!, li apro e prezzo i dischi. Succederà ancora?
p.s. Ho controllato il telefono del negozio, nei tre giorni di chiusura hanno chiamato in 19!

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Diario del 5 marzo
Diaro nel tempo di coronavirus.
Sì, il virus ha colpito anche noi. Non ci siamo ammalati, ma gli incassi del negozio sì. Ovviamente poi nei discorsi della clientela abituale (e no) ha superato ampiamente il campionato di calcio.
Telefono, "Discooocluuuub", "Scuuusa - non vuole imitarmi, è balbuziente – Aavete l'uultimo dei Jeethro Tuul?", "Sì", "Aallora veengo a preenderlo. Sieete aaperti?", "Perché dovremmo essere chiusi?" tra l'altro mica ho risposto da casa, ma lui "Peensavo che per il coorona viirus foste chiusi".,
Un altro cliente ha letto le disposizioni sulle distanze che bisogna tenere tra noi, "Un metro e ottantadue", io "Io sono 1,82", lui "Bene, se ti corichi per terra sappiamo con precisione a che distanza dobbiamo stare", io "Insomma sono l'unità di misura del coronavirus".
Ancora telefono, "Discoooocluuuub", lui "Pronto? Disco Club?", "Cosa ho detto io?", lui "Disco Club" (in realtà ho detto discoooocluuuub), io "E allora?", lui "Sei Disco Club", io "Bravo".
Hanno consigliato a chi supera i 65 anni di stare a casa, poi (per fortuna altrimenti non potevo venire in negozio...) hanno alzato l'età a 75. Infatti oggi è arrivata tutta una serie di ultra settantacinquenni.
Il primo, "Cerco il disco di Mika, con quella canzone famosa", Dario "Vecchio o nuovo?", lui "Vecchio", Dario "Quello con Grace Kelly", lui "No, cantava da solo".
Secondo, arriva a stento, armato di un bastone, non è l'immagine della salute, però ha buoni gusti, vuole Are You Experienced di Hendrix. Armeggia con tutte le innumerevoli tasche del suo abbigliamento, ma il portafoglio non esce fuori, lancia un urlo "Nooo, me lo hanno fregato sull'autobus", ci rimango male anch'io, ma lui si riprende "Me lo tenga, ritorno. Ulisse in confronto a me era nessuno (involontaria battuta?), sa vengo da Sampierdarena".
Terzo, "Voglio una raccolta a prezzo di costo di Avitabile", io "Niente", Dario, più gentile, "Se le fa piacere glielo ordino", lui "No, me lo ordino io per posta, anche se non so se hanno la tessera". Chi? E che tessera?
Quarto, più arzillo "Cerco un disco di Kizomba", lo guardo perplesso e confesso la mia ignoranza "Chi è?", lui mi guarda scandalizzato "Non è un cantante, è un ballo" e se ne va. Cerco su Wiki, "La kizomba è un genere musicale e uno stile di danza che ha cominciato ad essere composta tra la fine degli anni 1970 e i primi anni 1980 in Angola". Belin, ha ragione, sono proprio ignorante!
Disavventura coronavirusiana per un altro. Racconta, "Ero sul treno e all'improvviso mi è scappato uno starnuto. La signora che era seduta vicino a me si è alzata, mi ha guardato male e se ne è andata".

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Diario dal 1 al 10 febbraio
Di prima mattina entrano due signore, la più piccola, non saluta, avanza nel negozio, guardando verso l'alto, dove ci sono solo le nostre t-shirts, borbotta "Non ne hanno", la seconda, quella alta, guarda in basso verso l'amica e le chiede "Ma cosa cerchi?". Glielo chiedo anch'io "Dica pure". Lei "Vedo che non ne avete", io "Che cosa?", lei "Cd".
Dopo di lei scontento altre due anziane. La prima, "Cerco il disco di Iva Zanicchi con una canzone dedicata al padre", la seconda "Ha cd di Franca Lai?", doppio no e uguale commento delle signore "Eh sì, è roba di 40 anni fa".
Ecco un ragazzotto "Posso chiederle un'informazione?", "Dimmi", "Per caso riparate musicassette?".
Non è l'unica richiesta strana. Uno entra sparato con un foglio in mano "Vorrei fare una fotocopia", poi si guarda intorno "Mi sa che ho sbagliato negozio" e se ne va, senza che io abbia detto una parola. Un altro vuole corde di violino, ma batte tutti il signore che chiede "Cerco quell'apparecchio per cd da attaccare alla televisione per vedere le partite".
Concludiamo con un fuoriclasse, il Pluriespulso. Non ha mai portato copricapo, da un po' di tempo invece si presenta con un berrettone di lana, come mai? Me lo spiega, "Ho avuto anch'io la sciatalgia" (nel senso di "come te"), evidentemente il suo nervo sciatico parte dalla testa per arrivare sino al piede. Lascio perdere e metto su un disco di Drugdealer, lui prontamente "Brava questa ragazza", io "Veramente è un cantante", lui non si rassegna "Però nel coro c'è una ragazza", lo sfottiamo "Sì, anche tra il pubblico". Ma ecco la sorpresa, dopo un po' una canzone incomincia con una voce femminile, lui si risveglia dal letargo nel quale era caduto "Visto che era una ragazza!". Effettivamente c'era, ma ospite solo in un pezzo, una delle preferite dei nostri clienti: Weyes Blood.

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Diario del 18 gennaio

Diario del 18 gennaio

Ieri, frugando nel tanti cassetti dei ricordi del negozio, sono sbucate le targhette con gli indirizzi degli abbonati del nostro Pop Records. Il giornale è uscito dal maggio 1973 ad agosto 1975 e queste targhette servivano per stampare gli indirizzi degli abbonati. Me lo sono portate alla cassa, sono tante, ma mi viene voglia di sfogliarle ed ecco che scopro nomi di clienti ancora presenti. Tra i tanti quello di Alberto Diaspro. Glielo scrivo e lui oggi viene a ritirare la sua targhetta. E' quasi commosso per i ricordi che gli procura e mi promette uno scritto. Eccolo.

"Disco Club, la musica di tutta la vita.

A 14 anni andando in autobus al mare in corso Italia ai Bagni San Giuliano sono stato folgorato da Crocodile Rock che qualcuno ascoltava da una radiolina a tutto volume. Fino ad allora, con qualche piccola trasgressione sanremese dovuta all'inevitabile passione per Nada Malanima e al fascino del Vecchio frack di Domenico Modugno, avevo ascoltato solo musica classica tra Beethoven e Brahms, Vivaldi e Sibelius. Ecco inevitabilmente irrompere nella mia vita il Disco Club. La mia timida richiesta di informazioni musicali da un lato di un banco bianco con i dischi nuovi in prima linea era soddisfatta da Giancarlo Balduzzi in piedi dall'altro lato, sornione allora come oggi. The Dark Side of the Moon il disco consigliato. Preso! L'anno dopo chiesi alla zia Mariarosa Selling England by the Pound come regalo di compleanno o di Natale. Nel frattempo mi ero lanciato sui Nice che nella compagnia del mare piacevano a Mara, seguace teatrale di Pino Micol. Il Disco Club il luogo della musica a Genova, li ho comprato il Venditti di "Mio padre ha un buco in gola", il De Gregori di "Niente da capire", "Rimmel" e poi "Bufalo Bill" e di Francesco Guccini. Indimenticabile con Mauro Ivaldi l'acquisto di Desire di Bob Dylan che lui declamava con l'accento sull'ultima "e" mentre cercava l'ultima copertina di Fausto Papetti, anche io per la verità. L'Assemblea musicale teatrale e il tempo di Bertoli. L'esplosione con i Pink Floyd, i Jethro Tull e il memorabile acquisto di Trilogy di Emerson, Lake and Palmer. Che poi ai tempi del disco dei Nice avevo costruito un Moog senza tastiera per l'attacco di "I Know What I Like", perché costava troppo, con i tasti realizzati su un circuito stampato suonato con dei puntali. Difficile mettere nell'esatto ordine le date ma di sicuro il Disco Club era il luogo della musica. Ero giovanissimo e mi ero abbonato a Pop Records, bellissima pubblicazione musicale del Disco Club di cui ricordo una magnetica copertina con Peter Gabriel. Quanti ricordi, bei ricordi. Quanta vita è passata di li a spendere quelle cinquemila lire faticosamente messe da parte, salvate da altri possibili acquisti per essere investite in musica, in dischi mitici. L'altro giorno Giancarlo, sempre con il suo muoversi dinoccolato e lo sguardo sornione, mentre dava attenzione a più cose contemporaneamente protetto sempre dal bancone bianco, ha tirato fuori un regalo immenso che mi ha commosso e mi commuove. La matrice per stampare gli indirizzi di spedizione per Pop Records: Sig. Diaspro Alberto, via Marchini 3/35...
Via Marchini 3/35 non solo ho abitato li, sono nato li, in casa, nel pomeriggio avanzato del 7 aprile del 1959. Andando a scuola incontravo sui gradini un ragazzo con i capelli lunghi e la chitarra che si sedeva li o sui gradini, poco più in là, della pasticceria Filipas prima delle scalette di passo Olivette che portavano in Corso Sardegna e poi a scuola Papa Giovanni XXIII alle elementari e poi alle medie Parini, ma a quei tempi a volte facevo via G.B.d'Albertis passando per piazza Martinez, regno di Grillo. Quel ragazzo sulle scale era Ivano Fossati, almeno ricordo cosi.
Via Marchini, quinto piano, ascoltavo ancora solo musica classica, per poco. Avevo un giradischi della Selezione Readers Digest. Avrei poi comprato un Akai 001 C, con amplificatore Nikko TRM600 e casse AT su cuoi ancora oggi ascolto i dischi in vinile che acquisto al Disco Club. Grazie Gian.

Alberto Diaspro, Genova."

Ho estratto alcune tra le tante targhette perchè sono di clienti iscritti al gruppo Disco Club di facebook. Eccole: Mariano Maranini, Emilio Lugano, Liano Macanzoni, Francesco Pincione, Marco Cacciamani, Ugo Dighero, Gian Bertelli, Luigi Bellini. Se le volete come ricordo di quando avevate 45 anni in meno, venitevele a prendere in negozio.

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Diario del 17 gennaio
Nonostante che io non lo consideri o lo maltratti, Scusssi non si rassegna. Questa mattina sono entrato in negozio alle nove in punto e chi è il primo cliente (si fa per dire) ad entrare? Proprio lui, Scusssi. Si è dato al jazz e si lancia subito nella sezione apposita. Ritorna con l'espositore dei cd di Charles Lloyd, "Scusssi Giancarlo, cosa vuol dire feat (dice proprio feat) Keith Jarrett", mi sento buono, gli rispondo "Che c'è come ospite al piano Keith Jarrett", lui "Ah, costa 10€, io ne ho solo 6", un po' meno buono "Allora non prenderlo". Lo va a rimettere a posto. Dopo un po' ritorna con altri cd di Lloyd, "Giancarlo, in questo ci sono due cd in uno?", io "Ci sono due vinili in un cd", lui ci pensa un po', "Allora lo prendo, ma costa 6€ io ne ho solo 5, me lo mette 5?". I cinque minuti di bontà sono scaduti, lo investo "Nooo, poco fa ne avevi 6 e adesso 5, li hai persi nel tragitto da qui allo scaffale del jazz? Non ho tempo da perdere con te. Vattene!". Se ne va.
Telefono, "Discooocluuuub", ragazzo "Non so se ce l'avete ancora, ma questa notte in America è uscito il nuovo disco di Eminem". Mi immagino tutti i negozi di dischi americani aperti per vendere il nuovo disco di Eminem, ma devo deluderlo "No, non è nemmeno nelle prossime uscite in Italia e nemmeno dal nostro fornitore olandese", lui, deluso, "Ma poi uscirà?", io "Non so quando, ma magari te lo senti in rete, visto che è lì che è uscito". Tra l'altro essendo mattina presto quando me lo ha chiesto, magari in America non era ancora uscito nemmeno in rete.
Telefono, "Discooocluuub", signora "Vorrei il disco di Burioni", io "Burioni? Non lo conosco", lei "Impossibile, il Secolo ha detto che è appena uscito, aspetti il titolo è qualcosa tipo Cip", io "Questo è giusto, ma si chiama Brunori", lei "E io cosa vuole che ne sappia, Burioni, Brunori è lo stesso".

Top ten del mese

1.
Valutazione Autore
 
90
Valutazione Utenti
 
0 (0)
2.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)