Il Diario di Disco Club
Diario del 28 gennaio
La settimana scorsa, il giorno più freddo, al mattino, mentre stavo arrivando, ho pensato "Speriamo che non ci sia davanti alla vetrina qualche barbone, con questo freddo sarà ancora sotto le coperte, se non si è sentito male". Detto fatto, arrivo e vedo un fagotto dalla porta, mi avvicino e quel fagotto prende le forme di un uomo anziano coricato per terra sui cartoni. Come altre volte do qualche calcione... no, possibile che pensiate sempre male di me?, non a lui alla mia serranda. Niente, non si sveglia, provo a toccarlo, ancora niente. Effettivamente l'aspetto non è tanto bello, un po' cianotico. Si avvicina una signora "Ma è vivo?", lo guardiamo, respirare respira, ma con fatica, la mia aiutante "Chiamiamo l'ambulanza?". La chiama e dopo dieci minuti arriva. Ci provano anche i ragazzi della Croce senza successo. Lo caricano e lo portano via a sirena spiegata. In tutto questo tempo si è accalcata un po' di gente, la maggioranza peoccupata per le condizioni del clochard, altri hanno continuato a far colazione e a scherzare nei tavolini vicini del bar, qualcuno è andato oltre "Non si può andare avanti così. Bisogna impedire a questa gente di venire in Italia, chissà da dove viene questo, tutti qui capitano i disgraziati!".
Passano i giorni e controllo sempre il Secolo, per fortuna nessuna notizia negativa. Finalmente l'altro giorno un altro barbone ospite dei nostri portici, ci porta notizie: è vivo!
Al momento delle elezioni l'attuale sindaco di Genova aveva proclamato "Entro due mesi basta barboni per le strade". Sono passati non due mesi, ma quasi due anni e sotto i nostri portici (come tutti gli altri della città) i clochard si sono moltiplicati. Ah, ancora una cosa, abbiamo saputo il nome del nostro barbone, si chiama Angelo ed effettivamente è un extracomunitario: viene da Pra' (no, ho sbagliato, Pra' fa ancora parte del comune di Genova!).
Diario del 21 gennaio
Telefono, "Discooocluuuub", uomo "Avete dischi di musica ritmica?", io "In che senso?", "Musica che abbia ritmo", "Sì, ma che genere?", "Se veniamo, è possibile ascoltarli?", già me lo vedo in negozio a rompere per mezzora e poi non comprare niente, cerco di demoralizzarlo "Beh, non troppo", "Ah, va bene" e posa.
Con Dario spesso le nostre discussioni vertono sulla temperatura, lui d'estate ha più caldo di me, d'inverno più freddo. Anche oggi era sicuramente freddino, ma in fondo erano 7 gradi. Mentre discutiamo entra un cliente, mi giro e cosa vedo? Un sessantino, calzoncini corti inguinali e t-shirt, mi rivolgo a Dario "Allora chi aveva ragione?" e al cliente "Lui (Dario) sosteneva che era freddissimo", quello "Vengo dalle alture, lì era più fresco, qui si sta bene". Visto?
Signora elegantemente vestita tipo anni 50, "Voglio il vinile di Springsteen Nebraska", "Ne ho altri, ma quello è finito", "No, voglio proprio quello perché c'è una canzone che mi piace tanto, Born to Run", "No, guardi, quella è nel disco omonimo"; non la convinco, "A me hanno detto che è in Nebraska". Mi stressa per un quarto d'ora, alla fine la convinco a ordinare il vinile di Born to Run e lei conclude "Se però in Born to Run non c'è Born to Run, non glielo compro"...
Ecco una coppia di anziani, Dario li accoglie col suo solito "Posso esservi utile?", il marito "Sì, cerchiamo dischi di musica ritmica", evidentemente non li avevo demoralizzati. Hanno trovato quello giusto, Dario perde mezzora in tentativi di ascolto per convincerli a comprare un cd, inutilmente, come avevo previsto se ne vanno a mani vuote.
Un signore è alla ricerca di dischi di musica classica, lo deludo "Non ne abbiamo mai tenuti". Lui è sorpreso "Che roba, hanno chiuso tutti. Io sono anni che non compro un cd, ma non pensavo che fosse impossibile trovarne uno nel 2019!". Effettivamente ha ragione, è sorprendente che con clienti come lui abbiano chiuso tutti i negozi che vendevano classica.
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