Il Diario di Disco Club
Diario del 15 febbraio
Nel mondo moderno direi che non c'è più spazio per una rivoluzione tipo quella francese del 1789 o quella russa del 1917, quelle erano dovute allo scontro di classe, alla ribellione dei poveri contro i ricchi e i potenti. Ora gli scontri sono tra poveri, in qualche caso relativamente poveri (in rapporto ai veri ricchi), in altri veramente poveri. Vi ricordate del ragazzo di colore migrante che il 20 gennaio 2018 ho trovato a dormire davanti alla mia vetrina? Lo avevo svegliato con un colpo alla serranda e lui era balzato spaventato, probabilmente temeva che fosse la polizia. Davanti alla vetrina del negozio di fianco (Outsider) dormiva un rumeno, quindi lui non era un extra comunitario e, indicandomi il migrante che si allontanava, mi disse "Mi ha fregato il posto (quello davanti alla mia vetrina) quel negro di merda". Il rumeno è sparito da anni, Mohammed invece non ha più migrato o meglio sì, si è spostato davanti alla vetrina di Outsider. Ogni mattina quando arrivo dorme ancora e mi tocca svegliarlo perché occupa un po' del nostro spazio. Questa mattina ci si è bloccata la serranda e mentre il tecnico la stava aggiustando, Mohammed si è avvicinato e mi ha detto, "Questa notte un ubriaco dava dei colpi alla tua serranda, era un marocchino di merda". Insomma la famiglia dei Di Merda è in continua evoluzione ed espansione, a seconda della latitudine o della longitudine, siamo passati dai Terroni di Merda, ai Bauscia di Merda, ai Crucchi di Merda con anche differenziazioni dovute alla fede calcistica, più che a quella politica, che ha perso importanza.
In negozio poi c'è un'altra categoria: la musica Di Merda. Oggi una ragazza cerca un disco da regalare a un lui, "La musica è la sua passione, ma ascolta solo Sanremo". Appunto...
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Diario del 23 gennaio
Per l'anniversario di Disco Club, un cliente/amico, Maurizio Pisani, mi ha regalato il libro di Rachel Joyce, "il negozio di musica". Oggi l'ho finito.
Parla, ovviamente, di un "dischivendolo", Frank, che negli anni ottanta ha aperto un negozio di dischi (nello stesso periodo io ho rilevato Disco Club). Frank non sapeva suonare, non era capace di leggere uno spartito (idem io), la caratteristica principale che lo contraddistingue è la sua testardaggine e la caparbietà con cui continua imperterrito a difendere il vinile rifiutando di mischiare i suoi preziosi dischi con CD di plastica e cassette: "Come faceva la gente a entusiasmarsi per un pezzo di plastica luccicante? I cd non sarebbero durati, erano solo una trovata del momento, e anche le cassette. Non mi interessa quello che dicono gli altri, Il futuro è il vinile", ripeteva Frank.
Ed eccomi al punto. A fine anni ottanta il problema si è posto anche a me, lp o cd? All'inizio l'ho risolto trasferendo cd e mc (queste ultime le avevo già bandite da anni) nel nostro locale dietro l'angolo (oggi negozio dell'usato), ma poi la produzione di cd è ancora aumentata, ci voleva qualcosa di più grosso. Mi guardo intorno, trovo un locale libero sempre in via S.Vincenzo, più avanti e sulla destra, e sposto gli "odiati" cd e mc là, scelgo il nome Camarillo Brillo (da Frank Zappa), ma mia sorella, che lo gestiva, lo accetta parzialmente, così nasce Kamarillo e io posso continuare con i miei amati ellepi!
Era il 1987, non avevo calcolato che dopo solo quattro anni le case discografiche avrebbero incominciato a stampare sempre meno lp. Cosa fare? Alzare bandiera bianca o arrendermi ai cd? Scelgo la seconda, non posso abbandonare il negozio dei miei sogni. Inevitabilmente ci separiamo da Kamarillo e cerco di trovare un modo per recuperare il tempo (e il denaro) perso. Dalle arcigne case discografiche mi faccio fare un cambio lp contro cd, in negozio faccio svendite continue e cedo il bancone centrale, dischi compresi, a un collega dei vicoli. Gli altri mobili decido di tenerli e di adattare, a malavoglia, gli espositori da cd allo spazio dei lp, stessa cosa per la vetrina. Alla fine mi avanza ancora un bel po' di dischi invenduti, quelli che nessuno ha voluto nemmeno in regalo sono ancora nel soppalco.
Cosa è successo a Frank non ve lo dico, altrimenti vi toglierei il gusto di leggere il libro, cosa è successo a me e al mio negozio lo sapete anche voi. Sono ancora qui dopo altri 30 anni e sapete cosa sto facendo adesso? Sto rimettendo gli ellepi al loro posto sia nei mobili sia in vetrina!
Nella galleria fotografica la solita foto del 1975; io sono alla cassa con la mia fidanzata, dopo (e tuttora) moglie, ero ancora bancario e si capisce da giacca e cravatta. I mobili, come si vede dalle foto odierne, sono gli stessi e anche la vterina; tra l'altro da oggi è stata ripristinata l'anta metal, quella a sinistra dove per anni ho esposto i lp di quel genere per i metallari che stazionavano davanti a noi. Poi la copertina del libro e la dedica di Maurizio.
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