discoclub65

Valutazione Autore
 
88
Valutazione Utenti
 
0 (0)
THE JESUS AND MARY CHAIN – Damage And Joy

Pensate di comprare, dopo 19 anni di attesa, un nuovo libro di racconti del vostro autore preferito per poi scoprire, dai titoli e leggendolo, che cinque su quattordici già li conoscete. Con il nuovo disco dei fratelli Reid mi è capitato lo stesso; ci sono infatti alcuni brani, per fortuna i migliori, della loro attività post 1998 - svolta da soli, con nuovi gruppi o con la sorellina - che qui ricompaiono; l'iniziale "Amputation" altro non è che "Dead End Kids" dall'omonimo EP di Jim Reid del 2006; gli altri quattro mantengono almeno il titolo originale: "The Two of Us" (dall'album "Retox" dei Freeheat, 2001), "Can't stop The Rock" (da "Little Pop Rock" dei Sister Vanilla, 2007), "All Thing (must) Pass" (bellissimo singolo di TJAMC del 2008, inserito nella soundtrack della serie tv "Heroes") e "Song For A Single Secret" (singolo di Jim Reid & Sister Vanilla del 2005). Spiace che sulle note di copertina non se ne sfaccia alcun cenno; quel che è più sorprendente è che mi sembra, finora, non se ne sia quasi accorto nessuno. Ciò non toglie che "Damage and Joy" sia un gran bel disco (alle voci compaiono, tra le altre, Isobel Campbell e Sky Ferreira) che non deluderà i vecchi fans della band scozzese; non ci sono svolte stilistiche e forse è meglio così; ogni riascolto porta qualcosa in più e tocca corde che da tempo, troppo, non aspettavano altro. Can't stop the rock! (Marco Bonini)

Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0 (0)
RALPH TOWNER - My Foolish Heart

“Non suonare quello che c'è. Suona quello che non c'è” è uno degli aforismi più celebri attribuiti a Miles Davis; suona solo e sempre le “Note Necessarie”, ripete ossessivamente ad ogni intervista Enrico Rava (tanto che il film biografico a lui dedicato di prossima uscita nelle sale si intitola proprio così); senso della misura potremmo chiamarlo più prosaicamente, quello che spesso manca a molti chitarristi, incapaci di fermare il profluvio di note espresso dal loro strumento con disarmante semplicità. A Ralph Towner, che torna dopo i progetti in duo con Paolo Fresu (“Chiaroscuro”) e in trio con i colleghi Wolfgang Muthspiel e Slava Grigoryan (“Travel Guide”), questa fondamentale dote per fortuna non è mai mancata. Lo dimostra ancora una volta in un disco in completa solitudine, di soli quaranta minuti, ma tutti intensi e ineccepibili.

Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0 (0)
CONOR OBERST - Salutations

Le preoccupazioni per la salute sembrano passate, quindi Oberst ci può persino scherzare su, e nel retro della copertina sembra stia subendo una rianimazione a bordo piscina, con  Jim Keltner impegnato a chiamare  il 118… Salutations è la versione full-band di Ruminations, il disco un po’ oscuro, uscito da pochi mesi,  che ha seguito il ricovero ospedaliero del poliedrico e versatile  cantautore di Omaha; lì c’era solo lui, qui c’è Jim Keltner alla batteria e i Felice Brothers come backing band (più Jonathan Wilson, M.Ward e Gillian Welch). Il tutto, oltre a rendere più piacevole l’ascolto della decina di brani già sentiti in Ruminations, ci consegna altri sette brani, forse un po’ meno densi, ma sicuramente dotati di un buon impatto sonoro, con i fratelli Felice a fare il verso alle band di Dylan, ma soprattutto a ‘quella’ Band…Che dire, infine, di questi dischi quasi gemelli? Se Ruminations vi è piaciuto, siate certi che il fratellone vi farà anche saltellare nella stanza grazie a fisarmonica e violino! (Fausto Meirana)

Valutazione Autore
 
75
Valutazione Utenti
 
0 (0)
GANG - Calibro 77

Come Sangue e Cenere, anche il nuovo disco dei Gang esce con l’ausilio del  crowdfunding. Si tratta di una raccolta di versioni di brani più o meno 'politici’ scritti da cantautori italiani. Ci sono Guccini, Lolli, Finardi, Bennato, De Andrè, Gaber, Pietrangeli e altri  in un cocktail non del tutto 'impegnato politicamente’ ma quasi. La  produzione  è ancora nelle mani di Jono Manson, che sembra avere in mano la chiave per valorizzare  il suono dei fratelli Severini. Naturalmente , come succede in questi casi, ci sono brani più riusciti di altri; meglio Io ti racconto che Un altro giorno è andato, meglio Cercando un altro Egitto che I reduci e, sicuramente, meglio Sulla strada che Venderò. Sempre superiori,  comunque,  i Gang commoventi e militanti di Sangue e Cenere, anche  se  Calibro 77  è un disco ampiamente godibile e nostalgico, ma, almeno per chi scrive, dovrebbe comprendere almeno un brano del grande Pierangelo Bertoli. (Fausto Meirana)

Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
GRANDADDY - Last Place

C’è in libreria, da qualche tempo, la ristampa di uno splendido romanzo di Kurt Vonnegut che si intitola Cronosisma.Il sarcastico scrittore americano immagina che un giorno il tempo cominci ad avvitarsi su se stesso, né futuro né passato, dunque, e una continua coazione a ripetersi degli ultimi eventi, avvitati in un loop temporale. Questo fa venire in mente un disco bello, importante e incredibilmente fuori tempo massimo come Last Place. Spieghiamoci: Jason Lytle aveva sciolto la band una decina d’anni fa, addio formalizzato con il notevole Just Like the Fambly Cat. Poi s’era rintanato a vivere tra i monti, facendo uscire un paio di dischi a suo nome che erano esattamente quanto ci si poteva aspettare: ottimo artigianato autoriale, senza il guizzo Grandaddy che spiazza e lascia qualche bella unghiata sull’anima. Adesso tornano, come se i dieci anni fossero archiviati in un filmino di dieci minuti. E riprendono le fila esattamente da dove avevano lasciato cadere la matassa:  dunque la consueta, geniale sintesi tra Neil Young, i Genesis laccati di tastiere perverse e minimali, il punk come fiammata improvvisa da consumarsi in briciole di secondi, le chitarre che sussurrano e volte si lascano scappare un ruggito su nervature pop ‘n’ roll.  E su tutto l’agrodolce siderale e tellurico assieme di quella vocina che racconta storie terribili come se ti stesse fornendo la ricetta della torta di mele, pessimismo cosmico avvolto nel miele degli armonici. A Lost Machine ruba il cuore, la conclusiva Songbird Son è la dimostrazione che si possono scrivere ancora brani spezza cuore, l’iniziale Way We Won’t, servita da un video che lascia una boccata d’amarezza è classico Grandaddy Sound. Benvenuti nel loop. (Guido Festinese) 

Top ten del mese

1.
Valutazione Autore
 
99
Valutazione Utenti
 
0 (0)
2.
Valutazione Autore
 
94
Valutazione Utenti
 
0 (0)
3.
Valutazione Autore
 
90
Valutazione Utenti
 
0 (0)
4.
Valutazione Autore
 
88
Valutazione Utenti
 
0 (0)
5.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
6.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
7.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
8.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
9.
Valutazione Autore
 
84
Valutazione Utenti
 
0 (0)
10.
Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0 (0)