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"I'm a record junkie and this is a record junkie place to go." "I'm a record junkie and this is a record junkie place to go." Hot

"I'm a record junkie and this is a record junkie place to go."

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Titolo
RECORD STORE DAY 2010
Anno
Casa discografica
"I'm a record junkie and this is a record junkie place to go."
Anche quest'anno abbiamo dato. Per l'intera durata di quel doppio turno lavorativo sabatale, Disco Club è stato, ancora una volta, un nodo di una rete formata da tutti i piccoli negozi di dischi fieramente indipendenti che, meglio di chi ha un capitale basato su speculazioni economiche "altre", ha attutito e retto il colpo della crisi.
Un'americanata smascherata in maniera ovvia quando si snocciola l'elenco delle Special Edition introvabili, inordinabili, inascoltabili messe sul piatto per l'occasione: l'onnipresente Springsteen e i redivivi Blur per citare solo i primi della lista.
Eppure, in una giornata che dalle nuvole mattutine al sole pieno del pomeriggio, è stata, di nuovo, un'occasione per far festa, per mettersi alle spalle l'inverno e per ammettersi drogati di una passione che vogliamo dire sana: la socialità (soltanto offuscata dalla scusa di essere compratori/collezionisti compulsivi).
Se vi capiterà, come spero e vi consiglio di fare, di vedere "I Need That Record - The Death (Or Possible Survival) Of The Independent Record Store", documentario attualmente in anteprima su pitchfork.tv per una settimana e poi reperibile in DVD, vi troverete di fronte, nell'introduzione, a questo personaggio che, candidamente, ammette di essere un drogato di dischi e quello (il fu Trash American Style di Danbury nel Connecticut) è IL posto dove placare il proprio appetito. Una vera e proprie ode in cui ritroverete gli stessi motivi, e non citerò Hornby appositamente per infastidire Gian, per cui, a Genova, mensilmente, settimanalmente, giornalmente veniamo calamitati sotto il grattacielo della Sip. Un senso di comunità per cui, rispettosamente, puoi far notare quanto poco ti ispiri un disco che qualcuno che non hai mai visto sta comprando. Un senso di appartenenza per cui, beh dai, giacca e cravatta si, ma la t-shirt di Disco Club è meglio. Un senso di chiarezza mentale per cui non sei l'unico che è cascato nella truffa dell'ultimo Dylan.
Il primo anno ci fotografammo, il secondo ci raccontammo e quest'anno abbiamo provato a suonarci. Niente mattoni di polistirolo espanso in volo verso l'ignaro cliente ma una splendida uscita in vinile 7", a rigorosi 45 giri al minuto: uno split esclusivo con due inediti degli affermati poprocker En Roco e dei nuovi entusiasmanti Electric Fried Chicken! col loro garage blues, entrambi gruppi composti da assidui frequentatori del negozio. Nel pomeriggio ambo le band si sono esibite in intime quanto sentite performance, completamente acustiche, proprio davanti alla vetrina, suscitando la curiosità dei passanti e consumando i palmi degli astanti in applausi ed ovazioni. La giornata ha visto ancora una volta prendere possesso dello spazio fuori e dentro da parte di Fritz con i suoi rarissimi esemplari di vinile autografato (da Sid Vicious a Plastic Bertrand) e dei manifesti di Luca .
Insomma, ancora una volta dal 1965, come direbbero le mamme apprensive, Disco Club risulta un covo di drogati, ma di dischi, persone e chiacchiere.
Evviva Disco Club.
http://pitchfork.com/tv/#/episode/2144-i-need-that-record/1Anche quest'anno abbiamo dato: per l'intera durata del doppio turno lavorativo sabatale del 17 Aprile 2010, Disco Club è stato, ancora una volta, un nodo di una rete internazionale formata da tutti i piccoli negozi di dischi fieramente indipendenti che, meglio di chi ha un capitale basato su speculazioni economiche "altre", ha attutito e retto il colpo della crisi.

Anche quest'anno abbiamo dato: per l'intera durata del doppio turno lavorativo sabatale del 17 Aprile 2010, Disco Club è stato, ancora una volta, un nodo di una rete internazionale formata da tutti i piccoli negozi di dischi fieramente indipendenti che, meglio di chi ha un capitale basato su speculazioni economiche "altre", ha attutito e retto il colpo della crisi.
Un'americanata smascherata in maniera ovvia quando si snocciola l'elenco delle Special Edition messe sul piatto per l'occasione: introvabili, inordinabili e inascoltabili come l'onnipresente Springsteen e i redivivi Blur per citare solo i primi della lista.
Eppure, in una giornata che dalle nuvole mattutine al sole pieno del pomeriggio, è stata, di nuovo, un'occasione per far festa, per mettersi alle spalle l'inverno e per ammettersi drogati di una passione che vogliamo dire sana: la socialità (soltanto offuscata dalla scusa di essere compratori/collezionisti compulsivi).

Se vi capiterà, come spero e vi consiglio di fare, di vedere "I Need That Record - The Death (Or Possible Survival) Of The Independent Record Store", documentario attualmente in anteprima su pitchfork per una settimana e poi reperibile in DVD, vi troverete di fronte, nell'introduzione, a questo personaggio che, candidamente, ammette di essere un drogato di dischi e quello (il fu Trash American Style di Danbury nel Connecticut) è IL posto dove placare il proprio appetito. Una vera e propria ode in cui ritroverete gli stessi motivi, e non citerò Hornby appositamente per infastidire Gian, per cui, a Genova, mensilmente, settimanalmente, giornalmente veniamo calamitati sotto il grattacielo della Sip. Un senso di comunità per cui, rispettosamente, puoi far notare quanto poco ti ispiri un disco che qualcuno che non hai mai visto sta comprando. Un senso di appartenenza per cui, beh dai, giacca e cravatta si, ma la t-shirt di Disco Club è meglio. Un senso di chiarezza mentale per cui non sei l'unico che è cascato nella truffa dell'ultimo Dylan.
Il primo anno ci fotografammo, il secondo ci raccontammo e quest'anno abbiamo provato a suonarci. Niente mattoni di polistirolo espanso in volo verso l'ignaro cliente ma una splendida uscita in vinile 7", a rigorosi 45 giri al minuto: uno split esclusivo con due inediti degli affermati poprocker En Roco e dei nuovi entusiasmanti Electric Fried Chicken! col loro garage blues, entrambi composti da assidui frequentatori del negozio. Nel pomeriggio ambo le band si sono esibite in intime quanto sentite performance, completamente acustiche, proprio davanti alla vetrina, suscitando la curiosità dei passanti e consumando i palmi degli astanti in applausi ed ovazioni. Parallelamente la giornata ha visto, ancora una volta, prendere possesso dello spazio fuori e dentro da parte di Fritz con i suoi rarissimi esemplari di vinile autografato (da Sid Vicious a Plastic Bertrand) e dei manifesti di Luca Malagò.

Insomma, per l'ennesima volta dal 1965, come direbbero le mamme apprensive, Disco Club risulta un covo di drogati:di dischi, persone e chiacchiere.

Evviva Disco Club.

"I'm a record junkie and this is a record junkie place to go."

(Matteo Casari)

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opinioni autore

 
"I'm a record junkie and this is a record junkie place to go." 2010-04-27 13:24:25 Marco Bonini
Giudizio complessivo 
 
90
Marco Bonini Opinione inserita da Marco Bonini    27 Aprile, 2010
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Tutto vero e tutto bello (a cominciare dal titolo!)...

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