Dopo gli esordi fulminanti che ne avevano fatto giovanissimo una stella del jazz, Joshua Redman ha faticato a dare una direzione personale alla sua musica. Con l’Elastic band (qui al secondo disco) formata da Sam Yahel al bass synth e tastiere, Jeff Ballard o Brian Blade alla batteria, dimostra di essere sulla buona strada per riuscirci.
Formazione decisamente elettrica, anche negli episodici innesti (Flea dei Red Hot al basso in “The crunge” dei Led Zeppelin, Meshell Ndegocello in “Greasy G”, le chitarre di Jeff Parker, Kurt Rosenwinkel e Peter Bernstein) per un disco che in alcuni momenti soffre di una certa mancanza di lucidità. Ma gli assoli di Redman (sempre più erede di Sonny Rolins) sono sempre straordinari e “Lonely woman” di Ornette Coleman è un omaggio giustamente infedele ad un grande maestro. (Danilo Di Termini)





