Venerdì 22 marzo 1963 esce nei negozi di dischi inglesi l’album di debutto dei Beatles “Please Please Me”, quattordici canzoni che hanno cambiato la storia della musica pop. Sono passati quindi quasi quarant’anni da quel giorno e ci piacerebbe fare un riepilogo di quello che è successo musicalmente in questi quattro decenni. Potremmo prendere i soliti cento dischi e portarli sulla solita isola deserta, che poi ormai deve essere popolatissima e piena di vinili o cd di tutti i generi, a meno che i suoi abitanti stufi di sentire musica e mangiare poco non si siano divorati tutti i dischi; vorremmo fare invece qualcosa di diverso: una piccola storia del rock a partire da quel 1963.
E’ forse necessario parlare dell’antefatto: cosa c’era prima di quel fatidico giorno? Essendo io nato nel 1947 è un po’ come parlare della mia infanzia. Partiamo quindi dall’inizio; i miei primi vagiti erano accompagnati dal suono di canzoni che sentite adesso sembrano uscite fuori da ben più del mezzo secolo che è passato; alcuni esempi? Sono di quell’anno Serenata Celeste e Amore Baciami tipiche canzoni italiane melodiche che angustieranno le mie orecchie (chiedo scusa agli appassionati del genere) per anni.
Dall’America l’anteguerra ci aveva portato una nuova febbre quella dello swing (figlio più o meno degenere del jazz) con gli alfieri italiani Natalino Otto, il Quartetto Cetra ed Ernesto Bonino, ma finito il conflitto il ritorno alla melodia tipica del nostro paese accantona ogni modernità almeno fino all’esplosione del rock’n’roll: avevo undici anni quando in una puntata del Musichiere di Mario Riva sbucano da dietro un juke-box dei cantanti che urlavano le loro canzoni alla maniera dei rockers americani, ultimo della serie un vero scalmanato, con delle movenze alla Jerry Lewis, che cantava Il tuo bacio è come un rock: Adriano Celentano. E’ sicuramente una svolta nel panorama della canzone giovanile italiana (e anche nel mio). Ancora una volta il modello originale è venuto da oltreoceano, Elvis Presley in primis, ma anche Buddy Holly, Bill Haley, Fats Domino, Jerry Lee Lewis, Gene Vincent, Ritchie Valens, Chuck Berry. E proprio in questo è rivoluzionario quello che succede nel 1963: per la prima volta gli Stati Uniti perdono il controllo del mercato discografico, che nel frattempo era diventato un grosso affare economico, perché, se fino all’avvento degli urlatori, la diffusione delle canzoni era affidata quasi esclusivamente alle onde radiofoniche, dalla metà degli anni cinquanta l’esplosione delle vendite del mai troppo rimpianto vinile ha fatto sì che la musica abbia fatto smuovere sempre più capitali e sia diventato quindi un businnes da non perdere.
Eccoci finalmente al 1963: l’anno dell’uscita del primo album dei Beatles. Inquadriamo questo avvenimento storicamente vedendo cosa succedeva contemporaneamente in Liguria, in Italia, nel mondo. Per la prima volta uno scienziato italiano vince il Nobel per la chimica: l’imperiese Giulio Natta. Questa è una delle poche note positive di quest’anno, per il resto veramente nefasto: muoiono il maestro Margutti, autore di “Ma seghe penso”, Edoardo Garrone, fondatore delle raffinerie di San Quirico, Papa Giovanni, al quale succede Montini col nome di Paolo VI, viene assassinato J.F.Kennedy, tenta il suicidio Gino Paoli, crolla la diga sul Vajont. Per fortuna succede anche qualcosa di più leggero: Mike Buongiorno presenta per la prima volta il Festival di Sanremo, che vede la vittoria di Tony Renis ed Emilio Pericoli con “Uno per tutte”, canzone tanto nuova che nei giorni successivi alla fine della manifestazione si crea una vera e propria gara per scoprire da quale altra canzone, italiana o americana, è stata copiata. Nascono le prime riviste specializzate di musica giovanile “Ciao Amici” e “Giovani”. Alla tv trionfa il teleromanzo”Il mulino del Po”, Mike Bongiorno (ancora lui) lancia “La fiera dei sogni”, Marcello Marchesi “Il signore di mezza età” e il “Dottor Kildare” anticipa di quarant’anni i serial a sfondo ospedaliero. Nonostante i Beatles, gli americani riescono a dare il Grammy Awards come miglior album alla prima incisione di Barbra Streisand, come miglior singolo a “The days of wine and roses” di Henry Mancini e come miglior gruppo a Peter, Paul & Mary (tutti americani); almeno miglior artista emergente i Beatles? No, certi Ward Swingle mai più sentiti dopo. Quante volte invece abbiamo sentito “Please Please Me”, “Love Me Do”, “P.S. I Love You” e “Twist And Shout”, contenute in quel leggendario primo album. Non dimentichiamoci poi che quello stesso anno, il 22 novembre (lo stesso giorno dell’omicidio di Kennedy), esce il secondo lp “With The Beatles”, con altre 14 gemme: tra le altre, due cover “Please Mr Postman” e “Roll Over Beethoven” e la loro “I Wanna Be Your Man”. Ormai siamo in piena Beatlesmania. La musica pop era destinata a mutare completamente da quel giorno e nel varco aperto dai quattro di Liverpool l’anno successivo si avventureranno Rolling Stones, Animals, Kinks, Zombies per citare solo i più famosi. Dall’altra parte dell’oceano, la bandiera dei giovani è tenuta alta dai cantori dell’insofferenza giovanile crescente in tutto il mondo: Joan Baez e soprattutto Bob Dylan col suo secondo stupendo album “Freewheelin’”; e in contrapposizione dagli alfieri di una filosofia di vita spensierata e basata sul divertimento: i profeti del surf, i Beach Boys, che in quello stesso anno pubblicano la bellezza di tre lp, che inondano (è proprio il caso di dirlo) il mercato discografico statunitense. (Giancarlo Balduzzi)





